Punta Basei (m. 3338) dal Col del Nivolet

Il colle del Nivolet, a 2600 m di altezza sullo spartiacque tra la valle dell'Orco in Piemonte e la Valsavarenche in Val d'Aosta, e' un altro dei miei "luoghi del cuore" in montagna. Raggiungibile in macchina su strada asfaltata, se pur con una salita molto lunga partendo da Ceresole Reale nell'alta Valle dell'Orco, e' una localita' che vi sconsiglio nei week-end estivi, a meno che come me non arriviate su olto presto per andare a fare una passeggiata, evitando i picniccatori che stazionano a fianco dei loro SUV con tanto di cocomero immerso nelle acque gelate di uno dei mille laghetti che punteggiano il pianoro.

Essendo situato cosi' in alto (in Italia credo sia secondo solo allo Stelvio) e' un ottimo trampolino di lancio per poter effettuare salite in alta montagna in giornata, senza bisogno di pernottare in rifugio. E, guardacaso, le possibilita' non mancano. Tre sono le salite "classiche" che si effettuano di qui. tutte e tre le ho percorse piu' volte e le descrivero' nel sito. La prima e' la punta Basei, 3338 m, caratterizzata sul fianco Est da un bel ghiacciaio molto ripido, il ghiacciaio Basei per l'appunto, che vi consiglio di andare a vedere fin quando c'e', perche' potrebbe durare ancora per poco, secondo recenti rilievi glaciologici e' infatti in costante arretramento e riduzione.

Sono salito almeno quattro volte in cima alla Basei, piu' una volta siamo dovuti tornare indietro dal Col Basei perche' nevicava. La prima salita nell'86 con Roberto Pieraccini, con cui ero salito l'anno prima sul Gran Paradiso. L'ultima l'anno scorso, con Giuseppe Trombetti. E' una gita che mi piace molto, non la piu' faticosa, non la piu' difficile, ma di grande soddisfazione e con un panorama spettacolare dalla vetta.

Comunque, veniamo alla descrizione della salita, che si svolge su un percorso non difficile che ha solo un paio di punti in cui fare un po' di attenzione.

Dopo aver, con la macchina, scavalcato il Colle del Nivolet, si scende per un paio di tornanti, lasciando la macchina a lato della strada nel punto in cui parte un sentiero sul lato sinistro della stessa, diretto verso colli Rosset e Leynir, e verso la punta Basei appunto. La macchina va lasciata piu' o meno qui, alla partenza del sentiero, che si imbocca verso Nord.

Dopo poche centinaia di metri si attraversa un valloncello guadando una piccola cascata formata dalle acque che scendono dai due laghi del pianoro superiore, il Lago Leitaz e il lago Rosset. il sentiero prosegue molto evidente fino ad un bivio, che sulla destra lascia la traccia per i colli Leynir e Rosset, noi dobbiamo prendere a sinistra verso la Punta Basei (palina con segnali). Di qui con brevissima salita si passa sulla spalla sud del laghetto di Leytaz, e si prosegue verso Ovest.

Si inizia a salire piu' decisamente, e si arriva ad un punto che puo' ingannare, situato piu' o meno qui. bisogna fare attenzione perche' proseguendo dritti si arriva ad una bastionata rocciosa invalicabile, bisogna invece girare verso destra sulla costa della montagna, cercando la traccia a salire. Poco dopo un pirmo punto di piccolissima difficolta', nel superare uno spallone roccioso ripido il sentiero si sfarina e bisogna contare sulle mani per trovare appoggi sulla roccia e superarlo senza grosse difficolta'. Questo punto può essere insidioso in caso di terreno bagnato, Occhio!

Superato questo dosso, ci si trova di fronte all'ampia traversata in costa verso ovest, su sfasciumi di roccia. Il percorso qui e' abbastanza agevole e visibile, ma pian piano tende a confondersi (non essendo segnato da tacche colorate) in diverse tracce. Il problema e' che ogni traccia e' segnata da ometti di pietra, quindi in realta' si puo' salire per diversi percorsi, tutti piu' o meno equivalenti. Cercate di tenervi abbastanza in alto, puntando sempre al Col Basei che e' reso evidente da un grande ometto di pietre.

Su questo lungo traverso con un po' di attenzione di spossono individuare alcuni fiorellini interessanti, tra tutti la campanula del Moncenisio (Campanula cenisia) e la sassifraga rossa (Saxifraga biflora): Qui, a meta' strada, in una gita fatta con Andrea nel 2007, essendo passati probabilmente troppo vicini al suo nido, un'aquila si alzo' in volo sopra di noi, abbastanza minacciosa, probabilmente per farci allontanare, cosa che abbiamo fatto in fretta...

Chi scarica il tracciato GPS (click con tasto destro e "salva con nome") faccia attenzione: la via piu' corretta di salita e' quella che noi abbiamo percorso in discesa. In salita siamo infatti sbucati troppo a destra sullo spartiaque con la Val di Rhemes, il che ci ha costretto poi a ridiscendere qualche metro per superare un nevaio e dirigerci verso il Col Basei, che sta qui.

Dal colle si gode una vista spettacolare, che anticipa un po' quella magnifica che si ha dalla vetta: Verso Sud si vede la spalla del Ghiacciaio Basei, e la cresta si innalza a formare le ultime balze della vetta. Girando verso Ovest lo sguardo spazia sulla val di Rhemes e le sue cime (Punta Galisia, Tsanteleina, Granta Parei) che costituiscono la prima quinta dello scenario. Piu' in lontananza la Grande Sassiere, e poi le cime innevate del Delfinato francese, tra cui il massiccio della Barre des Ecrins con i suoi oltre 4100 metri. Girandosi ancora verso Nord ecco il Monte Bianco, poi il Grand Combin, poi il piu' vicino Monte Taou Blanc, Ancora verso Nord-Est si intravede la vetta del Cervino dietro le pendici dell'"Ardua Grivola Bella" come diceva il Carducci. Dietro la Grivola si intravede anche qui una seconda quinta di monti piu' lontani, e' il massicio del Rosa, e poi continua la catena del Gran Paradiso, dall'Herbetet alla Becca di Montandayne', al Piccolo e Gran Paradiso, Becca di Moncorve', e poi ancora Tresenta, Ciarforon, Becca di Monciair per finire con i Denti del Broglio e la punta Fourà, altra mia meta classica dal Col del Nivolet.

Sul col Basei si tira un po' il fiato, si ammirano sui detriti rocciosi i cuscinetti con tutte le sfumature pastello dal bianco al rosa acceso della Androsace alpina, si fanno le foto, si guarda se in vetta c'e' gia' arrivato qualcuno, e poi si riparte, in direzione Sud, seguendo il filo di cresta che ci separa dalla Val di Rhemes. Ormai e' quasi fatta, di qui alla vetta non ci si mette piu' di venti minuti (mezzoretta se siete proprio stanchi). Si costeggia lo scosceso ed attraente Ghiacciaio Basei che lasciamo a sinistra, tenendoci sulla roccia della cresta e senza cedere alla tentazione di fare due passi sulla neve, che potrebbero essere pericolosi. Le rocce sono facilmente camminabili a meno che non abbia nevicato da poco.

Poi la salita si fa piu' ripida, il sentiero, meglio, la traccia compie qualche risvolta sul versante Nord e poco sotto la vetta c'e' un passaggio leggermente delicato: ci si riporta sul versante Sud superando la cresta, e ci si trova alla caratteritica "finestrella" che buca la roccia guardando verso Nord. Qui solo l'ultimo muro ci separa dalla vetta. Se siete poco sicuri o soffrite di vertigini forse conviene fermarsi qui, anche se la salita di questo piccolo muro di pochi metri e' veramente elementare ed aiutata da corde fisse a cui aggrapparsi. L'unica volta che ho avuto qualche difficolta' e' stato nella salita del 2007. Il mio compagno di salita aveva rinunciato, fermandosi poco sopra il colle, era fine settembre ed aveva nevicato da poco. Nel salire il muro i problemini erano due: la presenza di neve fresca, in quantita' non abbondante ma che comunque rendeva scivolosa la roccia, ed il freddo intenso per cui aggrapparsi alla corda gelata, o alle rocce innevate, a mani nude non era una cosa piacevole.

Dalla vetta la vista e' veramente impagabile in una giornata chiara. In questa foto ne avete un'idea, che pero' non puo' naturalmente restituire l'emozione di essere lassu' in cima. Il pezzettino di roccia con le corde fisse, inltre, vi fara' sentire un po' scalatori, e la soddisfazione sara' corroborata da un piccolo stupido orgoglio. Di qui il pezzo supplementare di vista che si ha, rispetto a quella dal Col Basei, e' la parte Sud: sotto i piedi si hanno i laghi dell'Agnel, del Serru' e quello di Ceresole poco piu' in la'. Di fronte l'imponente parete delle Levanne e piu' in lontananza dal Monviso alla Ciamarella, Bessanese, Albaron di Savoia fino alla vicina Grande Aiguille Rousse.

Dal punto di vista botanico la gita non presenta interessi particolari, unica segnalazione che puo' essere interessante e' la presenza di belle sassifraghe proprio sulla vetta. Come curiosità, sulla stessa vetta ho fotografato una pianticella che ho visto di rado, forse anche perche' non vistosa come molte sue consorelle montane: Draba dubia, che anche nel nome si porta dietro una certa difficolta' di identificazione.

Dal punto di vista escursionistico, come ho gia' detto, la gita e' consigliabile, col bel tempo ed in stagione avanzata (agosto-settembre fino alle prime nevicate), a chiunque abbia un po' di allenamento ed esperienza e non soffra di vertigini. Il profilo altimetrico mostra un dislivello valutabile in circa 800 metri, e la lunghezza totale si mantiene intorno ai 10 Km, facendola classificare come una gita di media fatica.

Buona gita a tutti, e se volete vedere qualche foto cliccate qui:

Fotografie