I semprevivi (genere Sempervivum) italiani

Premessa:

la breve trattazione del genere Sempervivum che segue ha come riferimento tassonomico la Flora d’Italia di Sandro Pignatti, ma non e’ da essa tratta in maniera integrale. Essa infatti trae ispirazione anche da altre pubblicazioni, da siti Internet e, non ultimo, da considerazioni originali ed osservazioni dirette dell’autore.

Il genere Sempervivum in Italia e la sua posizione sistematica

Il genere Sempervivum e’ uno dei sette generi con cui la famiglia delle Crassulacee e’ presente in Italia. Le Crassulacee (dal latino “crassus”, grasso, riferito alla consistenza dei fusti e delle foglie) sono piante erbacee o arbustive, annuali o perenni, caratterizzate da un certo grado di succulenza o carnosita’ di fusti e foglie, che costituiscono una riserva d’acqua che aiuta le piante per la sopravvivenza nei luoghi tendenzialmente aridi da esse abitati. La conservazione della riserva idrica e’ di solito aiutata anche dalla presenza di una cuticola densa, provvista di stomi (specie di “valvole” che possono aprirsi o chiudersi per trattenere o disperdere l’umidita’).

La distribuzione delle crassulacee e’ più o meno cosmopolita, con tendenza ad occupare i margini delle zone desertiche, o anche a colonizzare le zone temperate o montane, occupando le stazioni piu’ siccitose (rocce, muri, prati aridi e sassosi). La presenza di acido malico nelle foglie delle Crassulacee ha dato una qualche reputazione alle rappresentanti di questa famiglia nella farmacopea popolare, e la loro spettacolarita’ ha anche guadagnato per molte di esse (o loro ibridi) un posto d’onore nei giardini rocciosi coltivati. Il genere Sempervivum e’ spesso utilizzato per questi scopi, per l’appariscenza delle rosette fogliari (vedi Fig.1), per la bellezza dei fiori e per la scarsa cura richiesta per la coltivazione.

In Italia la famiglia delle Crassulacee e’ presente con poco meno di cinquanta specie, per gran parte riunite nel genere Sedum. Il genere Sempervivum e’ il secondo rappresentante della famiglia con 8 specie (secondo Pignatti).

Caratteristiche generali

Il genere Sempervivum e’ caratterizzato da foglie basali numerose, carnose, di forma piu’ o meno obovata/allungata ed appuntita, riunite in decorative rosette regolari (Vedi fig. 1) o leggermente asimmetriche. I fiori (da poche unita’ ad alcune decine per ogni fusto) sono riuniti in corimbi, e sono attinomorfi (cioè a simmetria raggiata), caratterizzati da un numero elevato di petali (8-18) strettamente lanceolati e sempre patenti (= aperti stile girasole) nel fiore maturo. Queste caratteristiche servono a distinguere il genere Sempervivum da quello a lui piu’ simile, Jovibarba, che avendo rosette fogliari basali simili ha pero’ fiori con un numero minore di petali (5-7), che non sono patenti a fiore aperto ma eretti e raccolti a “campanula” rivolta verso l’alto. Dopo la fioritura la rosetta che ha dato origine al fusto muore, e viene rimpiazzata da rosette basali che si accresceranno rimanendo sterili per pochi anni, per poi fiorire a loro volta. Nei Sempervivum i petali sono in numero uguale ai sepali ed ai carpelli che contengono gli ovuli, mentre gli stami sono di regola in numero doppio dei petali.

In natura e in cattivita’

I Sempervivum vivono prevalentemente in ambienti aridi, in posizioni soleggiate. Nonostante amino la luce diretta del sole essi temono il caldo eccessivo, soprattutto se unito ad umidita’ ambientale, mentre le gelate non arrecano loro alcun danno. Per queste caratteristiche nel clima temperato italiano i semprevivi sono confinati prevalentemente nelle zone montane. Come accennato, essi sono spesso utilizzati anche come piante ornamentali da coltivare all’aperto in giardini rocciosi o in vaso. Se coltivati, prediligono terreni poveri e ben drenati, soffrono se le radici vengono mantenute a lungo bagnate, cosi’ come soffrono il clima caldo-umido di pianura, mentre resistono tranquillamente a temperature invernali anche molto rigide. La posizione deve essere in piena luce, in penombra riescono a sopravvivere ma le fioriture sono molto piu’ limitate. Le cure da riservare a queste piante sono estremamente limitate, la loro natura rustica anzi rende sconsigliabili le concimazioni frequenti e le innaffiature abbondanti. La riproduzione, sebbene possa avvenire per seme, e’ di solito effettuata trapiantando le singole rosette basali aggiuntive prodotte ogni anno.

Storia, curiosita’, usi alimentari e medicinali.

La pianta e’ gia’ citata nel quarto secolo avanti Cristo da Teofrasto e veniva all’epoca coltivata dai Greci. Il nome originale “Jovibarba” (in francese il nome popolare e’ tuttora di “Joubarbe”) deriva dalla credenza popolare che questa pianta fosse un dono diretto di Giove per proteggere le case dalla collera degli dei, che si manifesta soprattutto nel fulmine. Questo spiega il suo uso tradizionale sulla copertura dei tetti (il nome scientifico del rappresentante piu’ diffuso e’ non a caso Sempervivum tectorum), dove oltre ad avere un ruolo di consolidamento delle tegole si credeva che la pianta tenesse lontani i fulmini e proteggesse la casa. Quest’uso e’ documentato da un editto di Carlomagno che ordino’ la coltivazione del S. sui tetti delle case di campagna e di montagna. Da queste convinzioni poi deriva la credenza che iattura e malasorte colpiranno chi strappa il semprevivo dai muri e dai tetti.

Pare che nell’antichita’ venisse dato un po’ di succo di S. da bere ai neonati nel primo venerdi’ dopo la nascita, per proteggerli dalle convulsioni e assicurare una lunga vita. Nelle campagne francesi e’ viva la credenza che una mucca che mangia una pianta di semprevivo vada in amore.

La consistenza carnosetta delle foglie, il loro sapore non sgradevole e (probabilmente) la fame delle popolazioni rurali montane hanno in passato favorito l’uso culinario delle foglie piu’ giovani di semprevivo, fresche nelle insalate miste di erbe di campo, o conservate sottaceto. La pianta contiene un buon numero di principi attivi come alcaloidi e composti fenolici, che spiegano l’uso che di essa si fa(ceva) nella farmacopea tradizionale. Le proprieta’ emollienti, antiinfiammatorie e rinfrescanti del succo delle foglie fresche vengono sfruttate per uso esterno (su calli, bruciature, screpolature, punture di insetti) ed interno.

Determinazione delle specie:

La singole specie di Sempervivum sono distinguibili in base a tre elementi principali: la pelosita’ delle foglie basali, il colore dei fiori e le dimensioni generali della pianta (diametro delle rosette, altezza del fusto, numerosita’ dei fiori nei corimbi). Il genere non e’ tra i piu’ complessi della flora italiana, ma non e’ neppure semplice: il Pignatti cita la presenza di ibridi numerosi e piuttosto frequenti tra le specie presentate, altri autori (es. Lippert) descrivono numerose sottospecie o buone specie aggiuntive rispetto a quelle presentate dal Pignatti. Anche la limitatissima esperienza di chi scrive e’ quella di gruppi (es. Sempervivum arachnoidaeum) con notevole variabilita’ di dimensioni e di caratteristiche morfologiche e cromatiche.

In presenza di individui fioriti, la distinzione tra le varie specie e’ forse piu’ agevole basandosi sul colore dei petali e sull’aspetto generale della pianta (dimensioni dello scapo, numerosita’ dei fiori) piuttosto che basandosi sull’approccio rigoroso proposto da Pignatti, che parte dalla pelosita’ delle foglie basali. Una osservazione accurata delle foglie basali e’ comunque necessaria per la sicurezza della determinazione.

Chiave dicotomica:

1 Petali gialli (vedi Fig. 2)

2 Foglie glabre (=senza peli) sulle facce, cigliate al bordo:
      Sempervivum wulfenii Hoppe

2 Foglie densamente pubescenti (= con peluzzi corti) anche sulle facce (vedi Fig. 3):
      Sempervivum grandiflorum Haworth

1 Petali rosa, rossi o porpora (vedi Fig. 4)

3 Foglie basali dal cui apice si dipartono lunghi peli che costituiscono una specie di ragnatela piu’ o meno fitta che ricopre la parte centrale della rosetta (vedi Fig 5):
      Sempervivum arachnoideum Linneo

3 Rosette senza “ragnatela”

4 Foglie delle rosette senza o con pochi peli sulle facce, provviste di peli patenti sul bordo

5 Rosette grandi (diametro fino a 10 cm e oltre), foglie 1-1,5 X 2-5 cm, senza alcun pelo sulle facce (Vedi Fig. 6):
      Sempervivum tectorum Linneo

5 Rosette minori (diametro fino a 5 cm) foglie piu’ lineari, 3-4 X 15-25 mm, foglie con facce scarsamente pelose:
      Sempervivum dolomiticum Facchini

4 Foglie fortemente pelose per peli semplici e/o ghiandolari sulle facce come sul margine

6 Pianta di dimensioni relativamente piccole: foglie larghe 3-4 mm, fusto alto non piu’ di 15 cm, corimbo di pochi (3-8) fiori (vedi Fig.7):
      Sempervivum montanum Linneo

6 Pianta di dimensioni maggiori: foglie larghe 8-15 mm, fusto alto fino a 25-30 cm, corimbo con 10 e piu’ fiori:

7 Foglie basali ricoperte di peli semplici:
      Sempervivum calcareum Jordan

7 Foglie basali con peli ghiandolari:
      Sempervivum italicum Ricci

Commenti e note personali

Uno dei caratteri usati dal Pignatti per la distinzione di S. montanum dai suoi simili e’ la presenza di filamenti (gli “steli” che sorreggono le antere) biancastri o giallastri. Personalmente non ho mai notato una differenza netta di colore tra i filamenti di S. montanum e quelli degli altri Semprevivi che incontro regolarmente in montagna (S. grandiflorum, S. tectorum, S. arachnoideum), per cui ho omesso questa indicazione dalla chiave di determinazione. Nella mia esperienza carattere differenziale molto piu’ costante e’ il colore sempre solo verde dei carpelli (vedi Fig. 8) rispetto a quello di S. arachnoideum e S. tectorum che sono le due specie piu’ comuni vicine a S. montanum nelle zone in cui queste piante sono presenti. Lo scambio tra S. montanum e S. italicum sarebbe improbabile visto l’areale disgiunto delle due specie (Regioni alpine, Emilia, Liguria, Toscana e Corsica per S. montanum, Lazio e Abruzzo per S. italicum), mentre la estrema localizzazione di S. calcareum (in Italia solo sul Monte Toraggio e dintorni) rende improbabile anche lo scambio con quest’ultimo.

Il gruppo, come accennato, e’ piuttosto complesso per la frequenza di ibridi. Quello documentato nelle Fig. 9 e 10 e' S. arachnoideum X montanum = S. X barbulatum Schott

Figure:

Genere Sempervivum: Fig. 1:

rosetta

Fig. 1: La forma geometricamente perfetta e spettacolare di una rosetta di Sempervivum grandiflorum. La bellezza delle rosette fogliari di queste piante, forse ancora piu' attraenti dei loro fiori, hanno guadagnato ai Sempervivum una certa importanza come piante ornamentali.

Genere Sempervivum, Fig.2:

grandiflorum

Fig. 2: I fiori gialli sono caratteristici di due specie presenti nel territorio italiano, S. wulfenii e S. grandiflorum. Qui una foto di fiori di S. grandiflorum mostra i petali gialli che spesso, come in questo caso, hanno macchie rosse alla base.

Genere Sempervivum, Fig.3:

rosette

Fig. 3: Le foglie delle rosette basali di S. grandiflorum sono densamente pubescenti, senza differenza dei peli del bordo da queli delle facce. S. wulfenii al contrario presenta peli radi sulle facce e bordi regolarmente ciliati. La foto mostra rosette basali di S. grandiflorum

Genere Sempervivum, Fig.4:

rossi

Fig. 4: I piu' comuni Sempervivum a fiori rosa/rosso/porpora: N.1 Sempervivum tectorum, N.2 Sempervivum arachnoideum, N.3 Sempervivum montanum

Genere Sempervivum, Fig.5:

rosette

Fig. 5: Rosette basali del S. arachnoideum. La loro parte centrale e' coperta da una ragnatela di lunghissimi peli che danno un aspetto particolare alle rosette di questa pianta. Tre foto diverse che mostrano i vari aspetti che le rosette possono assumere.

Genere Sempervivum, Fig.6:

rosette

Fig. 6: Le foglie delle rosette di S. tectorum sono completamente glabre sulle facce, ma hanno una serie regolare di ciglia rigide sul bordo, che danno loro l'aspetto di una sega. Un'altra caratteristica delle foglie basali di questa pianta, non evidenziata in questa foto, e' quella di essere mucronate, pungenti all'apice.

Genere Sempervivum, Fig.7:

rosette

Fig. 7: Sempervivum montanum, una specie di media grandezza con un numero di fiori per ogni scapo che non supera la decina.

Genere Sempervivum, Fig.8:

rosette

Fig. 8: I tre S. a petali rosa/rossi piu' comuni a confronto: nonostante cio' che alcune trattazioni sostengono, non si notano differenze sostanziali di colore dei filamenti, che sono comunque rossastri, e' invece evidente come i carpelli del S. montanum (foto N. 3) siano nettamente verdi senza presentare le sfumature rossastre piu' o meno marcate di quelli dei suoi simili S. arachnoideum (foto 1) e S. tectorum (foto 2)

Genere Sempervivum, Fig.9:

rosette

Fig. 9: Un ibrido tra S. arachnoideum e S. montanum, chiamato S. X barbulatum Schott: le rosette basali si presentano nettamente diverse da quelle del S. arachnoideum pur presentando la caratteristica ragnatela che unisce le punte delle foglie, questa e' molto piu' rada, le foglie stesse non hanno tonalita' rossastre sulle punte, e sono di forma diversa, piu' lineare. La rosetta ha un aspetto globalmente molto diverso (cfr Fig. 5)

Genere Sempervivum, Fig.10:

rosette

Fig. 10: Un confronto tra i fiori di S. X barbulatum (foto 1) e quelli di S. arachnoideum (foto 2) mostra una netta differenza nella combinazione dei colori: mentre tutto il fusto, le foglie caulinari ed i calici di S. arachnoideum presentano tonalita' rossatre piu' o meno accentuate, S. X barbulatum ha un netto stacco tra il verde del fusto e dei calici ed il rosa carico dei fiori.

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