1 luglio - Jaipur --> Bikaner Autobus

Oggi ci tocca il trasferimento Jaipur-Bikaner, 330 chilometri. Via Gajju, arriva Shankar. Gajju ce lo aveva preannunciato anche se non ne era certissimo: forse un lavoro urgente (cose di famiglia) lo avrebbe trattenuto in Jaipur per un paio di giorni. In tal caso un altro autista avrebbe preso il suo posto. Effettivamente al mattino ecco Gajju, contrito come non mai, che ci conferma, dispiaciuto, la sostituzione. Andiamo al luogo dell’incontro con Shankar –perderemo una mezzoretta- e avviene il cambio della guardia. Shankar e’ un po' più giovane, anche lui molto compito e con i soliti capelli lisci e nerissimi. Salutiamo Gajju che ci raggiungera’ a Jaisalmer, e partiamo alla volta di Bikaner.

AutobusPercorriamo lunghissimi tratti rettilinei di strada in mezzo alla campagna semideserta. Ogni tanto una carovana di cammelli, un carretto stracarico tirato da un asino, un indiano che cammina lungo la strada (chissa’ da dove arriva e dove andra’, visto che a perdita d’occhio non si vede nulla!), qualche camion o dei furgoni carichi di indiani ci ricordano che non siamo i soli. Gli indiani hanno un modo unico di concepire i mezzi di spostamento. Vedere una macchina piena all’inverosimile di persone non è assolutamente inusuale. Chissa’ se nei libretti di circolazione delle loro auto è indicato il numero massimo di passeggeri, come da noi... Penso di aver contato almeno dodici persone su un tuck tuck, addirittura ci dicono che esiste regolare biglietto ridotto per il posto-tetto sugli autobus…

Prima di arrivare a Bikaner facciamo sosta a Fatehpur, Autobusnella regione dello Shekawhati, un tempo importante crocevia sulle rotte delle vie carovaniere che collegavano l’Asia all’India. Fatehpur sorge in mezzo al deserto con i suoi affascinanti haveli, palazzi appartenuti un tempo a mercanti e ricchi signori, che testimoniano l’antico splendore di questa cittadina mercantile. Molte di queste ville sono abbandonate, altre appartengono ancora a ricchi mercanti che si sono stabiliti nelle grandi citta'. Le haveli rimangono pero' di loro proprieta', ed essi le lasciano in custodia a famiglie locali che abitano una parte della villa (solitamente nel cortile a piano terra).
Ciò nonostante le haveli sono spesso ancora ben conservate, e rivelano comunque tutte la loro incomparabile bellezza. Passeggiamo per le stradine di Fatehpur, guidati da Shankar, che ci porta a visitarne un paio all’interno dopo aver ottenuto il permesso dai custodi. Lasceremo una piccola mancia ogni volta (20 rp) ma questo ci consentira’ di scattare con tranquilllità foto a cose e persone. Riprendiamo il nostro percorso, consumiamo un veloce pranzo per strada nel solito simil-autogrill (190 rp) e proseguiamo per Bikaner.

A Bikaner visitiamo lo stupendo forte Junagarh (ingresso 100+100+30 per fotocamera) Autobusrisalente agli inizi del 1600, che contiene al suo interno bellissime strutture come il Sun Gate, il Palazzo Della Luna (Chandra Mahal); il Palazzo dei Fiori (Phool Mahal) e il Tempio Har Mandir. Il forte, nei secoli, non è mai stato conquistato dai nemici. Ma le regine, i cui mariti morivano in battaglia, si uccidevano come segno della loro appartenenza al marito e questo gesto veniva immortalato riproducendo, sulla parete antistante la porta principale del forte, l'impronta sanguinante delle loro mani. Questo significativo particolare noi ce lo siamo perso… Le numerose stanze interne sono finemente decorate, mentre una menzione particolare è indispensabile per la stanza da letto del Maharaja. Essa ha specchi inseriti dappertutto nel soffitto affinchè, Cammellida tutte le possibili angolazioni, potessero essere visti potenziali nemici che avessero tentato introdursi nel palazzo. Il letto poi era così basso da impedire, anche al più piccolo dei nemici, di potercisi nascondere sotto.

Dopo il Forte chiediamo a Shankar di portarci a visitare il Centro di ricerca e allevamento cammelli (in realtà sono dromedari, ma ormai li chiamiamo cammelli anche noi). L'ingresso ci costa 40rp in due, però il posto non è granchè e facciamo una visitina veloce.

A questo punto non si puo’ piu’ aspettare: e’ arrivato il momento di recarci a Desnoke, a una trentina di chilometri da Bikaner, per visitare il Karni Mata Temple (ingresso gratuito, ma 30 rp x la macchina fotografica), ossia il famoso Tempio dei Topi. Le porte del tempio sono d’argento e riccamente decorate, ma a parte questo non c’e’ nulla di particolare sotto Karni Matal'aspetto architettonico: il tempio e’ pero’ sconcertante per la presenza dei sacri kaba, tantissimi topolini grigi che corrono ovunque. C’e’ un'unico topolino bianco: per chi lo vede si prospetta un anno fortunato. Lasciamo le scarpe fuori (come in ogni luogo sacro), e al fine di evitare rischi di tifo, colera e leptospirosi fulminanti, oltre che per attutire la sensazione di schifo, indossiamo un paio di calzini, appositamente scelti tra i piu’ vecchi che abbiamo. Entriamo nel tempio affollatissimo di fedeli, noi preoccupati, loro scalzi e tranquilli, tutt’intorno circolano indisturbati centinaia di topi che vengono nutriti dai fedeli con latte, dolci e granaglie. La tradizione vuole che i brahmini morti si tramutino in topi che per questo sono accolti, venerati e nutriti dai monaci del tempio. La difficoltà della visita sta nel fatto che centinaia di questi “simpatici” animaletti circolano totalmente liberi all’interno del tempio!

Fortunatamente non si tratta delle nostre gigantesche pantegane cittadine, ma di topolini piuttosto piccoli, che non sarebbero neanche troppo schifosi se non fossero cosi’ tanti e spesso visibilmente malati! Il ribrezzo atavico per questi animali mi provoca un senso di disagio immediato appena messo piede all’interno del recinto sacro. I primi ‘ospiti’ che incontriamo sono riuniti a dissetarsi attorno a delle ciotole colme di latte. Sembrano indifferenti al nostro passaggio, così, un po’ rinfrancata, riesco ad avvicinarmi e mentre Franco si addentra nel “cuore” del tempio, uno stretto passaggio buio che gira tutto attorno, io avvisto il famoso topolino bianco. Anzi, a dire la verita’ ne vedo addirittura due… cosi’ scopro che i topi bianchi sono forse cinque o sei…, ma e’ piu’ bello dire ai turisti che ce n’e’ solo uno! Dal racconto di chi e’ stato nel “cunicolo”, cuore del tempio:

"…varcata la soglia, veniamo accolti da una preoccupante oscurità che ci impedisce di capire da quale direzione potrebbe giungere il pericolo. C’è una fortissima puzza di escrementi e urina e, procedendo in fila indiana, rischiariamo l’ambiente con continui colpi di flash. Questa specie di avanzamento ‘stroboscopico’ ci fa scoprire che gli animali sono ovunque, ma chissa’ perche’, sembrano semiaddormentati. Raccolti fra loro in ammassi informi di svariate decine di esemplari, non sembra abbiano intenzione di relazionarsi con i visitatori. Qualcuno compie tutto il percorso con gli occhi chiusi appoggiandosi alle spalle di chi ha davanti e chiede continuamente: “E’ finita? Siamo fuori?” Ogni tanto un topolino si stacca dallo stipite della porta sul quale era allocato e cade a terra,  causando fughe scomposte… Considerata la nausea che mi accompagna per tutta la visita e mi stringe lo stomaco, credo di aver fatto a sufficienza il mio dovere ed esco, non prima di aver posto fine alla gloriosa carriera delle mie calze in un bidone per la spazzatura.

Condivido alquanto lo sgomento: e’ insolito vedere questa venerazione per degli schifosissimi topi malati. Ancora non riesco a credere di esserci entrata seppure con le calze che poi ho anch’io prontamente buttato. Resta comunque un’esperienza interessante e andava fatta! Fuori dal tempio un gruppo di donne con i loro abiti coloratissimi che guarda il via vai dei pochi turisti è spettacolare. Insomma il posto merita una visita e i carretti colmi di merce trainati da cammelli non sono allucinazioni dovute al caldo.

HotelFinalmente arriviamo in hotel, al termine di una intensa giornata. Ovviamente alla vista della bellissima piscina non possiamo rinunciare ad un bagnetto purificatore: dieci minuti sono sufficienti per riconciliarci col mondo! Cena all’Harasar Havely, un ristorante dove ci ha portati Shankar. Siamo in terrazza, e c’e’ una piacevole arietta. Addirittura assistiamo senza capirne il motivo a dei fuochi d’artificio! (550 rp, ottimo a parte le birre un po’ calde…) All’uscita Shankar ci aspetta con la nostra Toyota, ci riporta in hotel, il Lallgarh Palace. Questo posto splendido, ex residenza del maharaja ora trasformato in albergo, e’ un palazzo dei primi del ‘900 in pietra rossa, con sale e corridoi lussuosamente arredati, alle pareti foto della famiglia reale e trofei di caccia dei tempi andati, ecc. Naturalmente non manca una piscina coperta,piscina grande come una nostra piscina comunale e in cui dopo cena decidiamo di coccolarci: ci sentiamo davvero come un maharaja e la sua maharani, soli in questa magica atmosfera! E mentre siamo li’ a godercela (sono gia’ passate le 23) arriva una famiglia di indiani, evidentemente amici di qualcuno che lavora in hotel, per visitare le sale del palazzo! Noi imperturbabili restiamo a mollo, dopotutto almeno per questa sera questa e’ casa nostra! Da un racconto di viaggio:

“…Facciamo subito tappa al LALGARH PALACE, una meraviglia architettonica, un tempo palazzo del Marhaja (ma pensa che novità!!!), ora hotel di lusso e museo. All'interno sale eleganti e "addobbate" con pelli di tigre e leoni appese ovunque; all'esterno una distesa di verde con fontane e bersot in stile indiano. Un "sandokan" fa da guardia all'ingresso, ed è davvero bello nella sua eleganza”.

Ieri... -- HOME PAGE -- Domani...