29 Giugno - Agra --> Fatehpur Sikri --> Jaipur

Sveglia alle 5.45, alle 6.00 viene a prenderci Gajju per andare a vedere il Taj Mahal Taj Mahalche, dicono tutti, all’alba e al tramonto offre il meglio di se’. Cosi’ senza batter ciglio paghiamo all’ingresso la ragguardevole cifra di 1500 rupie in due (gli indiani pagano la cifra simbolica di dieci rupie!), dopo aver contrattato un risciò(o rikshaw, come si dice là!) che per 100 rupie ci porta per 500 metri tra il parcheggio delle auto e l’ingresso pedonale, e ci aspetta al ritorno per riportarci all’auto. Piccola parentesi. I risciò e i tuc-tuc (locali piccoli taxi, furgoncini Ape opportunamente modificati allo scopo) sono sempre disposti ad aspettarti e a riportarti la’ dove ti hanno caricato, e questo indipendentemente dal tempo che dovranno aspettare e dalla cifra contrattata, che essendo legata al tragitto percorso puo’ a volte essere irrisoria! Loro ti scarrozzano fino a destinazione, quindi ti scaricano, poi stanno li’ a sonnecchiare o chiacchierare o …boh, riscio'e quando esci dal palazzo, dal museo o da qualunque altro posto tu abbia visitato,magari dopo due o tre ore, ti vedono da lontano e corrono ad accoglierti, mentre tu ti sei completamente dimenticato la loro fisionomia e non li riconosceresti mancoa morire.

Torniamo al Taj Mahal. Naturalmente confermiamo tutto quello che si puo’ trovare scritto su questo bellissimo palazzo, che niente ha da invidiare a gioielli come Palazzo Ducale a Venezia, ad esempio. Solo sull’effetto-alba non ci ritroviamo, perche’ in realta’ il cielo e’ piuttosto nuvoloso e non c’e’ nessun sole rosso che sorge e tinge di bagliori dorati ecc. ecc. Sara’ la stagione (siamo proprio all’inizio della stagione monsonica, raramente nei prossimi giorni vedremo il cielo terso e azzurro, e un paio di volte la pioggia improvvisa ci dara’ un’idea di cosa possono essere le piogge “vere” qui) ma anche i tramonti, come vedremo nei prossimi giorni, saranno caliginosi e pallidi, suggestivi comunque e particolari proprio per questo colore biancastro che non sospettavamo e che capiremo essere dovuto alla sabbia del deserto. tuctucMai pero’ assiisteremo ai tramonti infuocati che altri hanno potuto ammirare in periodi diversi dell’anno. In ogni caso lo spettacolo e’ sublime, e l’essere fuori stagione, se ci nega l’alba che tinge di rosa i marmi, ci regala la quasi assenza di turisti, cosa per noi impagabile. Cosi’ ci aggiriamo, scalzi come da regolamento, osservando non solo ogni centimetro di questo mausoleo e le alte torri ottagonali che lo delimitano agli angoli, ma anche i giardini tutto intorno e il meraviglioso panorama.Il luogo e’ in effetti stato scelto mica per caso dal sovrano Shah Jahan che ha voluto far costruire questa meraviglia in ricordo dell’amatissima moglie Mumtaz Mahal (=gioiello del palazzo); la tomba-giardino sorge iinfatti su un’altura, su un’ansa del fiume Yamuna. Non ce ne andremmo mai, e immortaliamo ogni angolo fotografando in lungo e in largo.

All’uscita il nostro riscio’-man ci recupera e per tutto il Taj subacqueotragitto fino all’auto siamo affiancati da bambiniche vogliono venderci cartoline e paccottiglia varia. Per sfinimento cedo e acquisto un’improbabile palla di simil-vetro con Taj Mahal sotto la neve! Per questa buona azione il ragazzo del riscio’ dira’ che sono una “good maharani”, una “signora buona”! Si torna in albergo, dove ci attende una colazione lussuosissima: in una sala gelida per l’aria condizionata, con al centro un’isola rotonda per il ricco buffet, attingiamo polpettine, patate alle spezie, naan ancora caldi e poi omelette, frutta fresca e succhi di frutta, caffe’ e dolcetti…

Alle 9.30 siamo pronti a lasciare l’albergo: partiremo alla volta di Jaipur ma prima ci aspetta l’Agra Fort o Forte Rosso. Agra FortIl Forte Rosso (ingresso 500 rupie in due) è veramente molto bello, davvero rosso all’esterno e con marmi lavorati all’interno. Grandiosi bastioni di arenaria rossa abbracciano il complesso degli edifici, mentre il forte è circondato da un profondo fossato. Entriamo dalla maestosa porta Amar Sigh Gate, e per prima cosa visitiamo il Jahngiri Mahal che e’ composto da sale, cortili, lunghe gallerie e l'harem. Poi si incontra il Khas Mahal, raffinato palazzo in marmo e i due padiglioni dorati con tetti ricurvi; all'uscita si incontra l’Anguri Bagh il giardino delle viti con le vasche a forma di giglio. Continuando il giro si visita il Musamman Burj, una torre ottagonale a due piani, vicino c'è il Diwan i Khas, la sala delle udienze pubbliche; sul terrazzo si trovano due troni di marmo bianco e ardesia nera da dove l'imperatore guardava i combattimenti degli elefanti. Poi segue il Diwan - I Am un edificio circondato da portici, all'interno la sala del trono in marmo dove c’è il Trono del Pavone. Dalle sue mura intravediamo il Taj Mahal: che splendore!

Lasciamo Agra per dirigerci verso la città fantasma di Fatehpur Sikri, Fatehpur Sikria circa 40 km, che tutto ci e’ sembrato fuorché fantasma, con la solita baraonda di gente, bambini, venditori, ovviamente sotto un caldo afoso e appiccicoso. Comunque ci e’ piaciuto molto: per un paio d’ore abbiamo girellato visitando la moschea, il tempio e la città rossa abbandonata. Partiamo per Jaipur e anche oggi Gajju ci fa fare sosta, verso le 14, nel solito “autogrill” per turisti. Siamo un po’ prevenuti dopo l’esperienza di ieri, ma i samosa di Franco sono accettabili e il mio riso Vegetable Biryani agrodolce e’ ottimo e abbondante. In piu’ scopriamo che bere the’ caldo nelle ore piu’ afose ci piace molto: placa la sete e non ci fa sudare troppo. Anche il conto ci piace: 320 rupie per due. Dopo 5 ore e mezza giungiamo a destinazione. Stanno costruendo l’autostrada nuova e mi fa un certo effetto vedere mucche, cani, cammelli che trainano carretti, trattori, biciclette, camion e varia’ umanita’, tutti affollare un’autostrada che in certi tratti sembra piu’ uno sterrato di campagna….

Il punto è che non è possibile superare gli 80 chilometri orari, in primo luogo perché le strade, spesso in pessime condizioni, sono intasate di camion. I sorpassi sono così frequenti ed azzardati (non è raro trovarsi, in fase di sorpasso, con altri mezzi pesanti che stanno effettuando la stessa operazione dal lato opposto), che in alcuni momenti si riesce con difficoltà a ricordare se si stia tenendo la destra o la sinistra. Ma questa non è la sola causa di rallentamento, anzi, quella di gran lunga più importante, e che esula dal nostro registro mentale di pericoli della guida, è la presenza di animali per stradasulle strade. Ce ne sono tanti, anche su autostrade a pagamento: e non solo vacche e bufali, ma anche asini, cammelli che attraversano con flemma all’improvviso… Aumentando la velocità, non si riuscirebbe ad evitarli. Un qualsiasi guidatore occidentale sarebbe colto da un esaurimento nervoso dopo appena mezz’ora su una strada indiana. In alcune situazioni, l’investimento sembra così inevitabile, che chiudiamo istintivamente gli occhi, salvo poi riaprirli sani e salvi stupiti ogni volta di essere riusciti ad evitare la disgrazia. In piu’, da quando siamo partiti da Delhi, continuiamo a percorrere autostrade lunghe e rettilinee, per lo più malandate e piene di buche, ma è quasi costante la presenza al loro fianco di cantieri che, a quanto pare, starebbero lavorando per l’allargamento della carreggiata. A tratti vediamo gruppetti di operai (Franco: in realtà quasi sempre operaie, poiche' in India, paese civilenana,lavori stradali i lavori di questo tipo vengono riservati alla manodopera femminile, i maschi quasi sempre si limitano a dirigere i lavori) che pero’ non danno l’impressione di affannarsi molto. Spesso scalze, ma sempre vestite dei loro sgargianti sari, senza nessun tipo di attrezzatura tecnica che non sia una zappetta ed un cestino di vimini, sembrano più contadine che lavoratrici edili. In piena sintonia con quanto abbiamo visto finora, tutto si svolge senza fretta e con quell’aria di rassegnazione tipica qui in India. Il perché, poi, si debbano lavorare contemporaneamente centinaia di chilometri di strada con tempi verosimilmente lunghissimi, invece di realizzarne un pezzo alla volta ed aprirli volta per volta al traffico, appare davvero incomprensibile.

In un modo o nell’altro, Shapura Housefinalmente arriviamo a Jaipur e prendiamo possesso del nostro bellissimo albergo, l’hotel Shapura House. Un po’ in periferia, e‘ un piccolo albergo costruito a imitazione di un vero palazzo di maharaja, con soffitti decorati minuziosamente e arredo in stile adeguato.La nostra camera e’ accogliente e fiabesca, ai limiti del kitsch: un letto a baldacchino, con tanti cuscini e vetrate colorate alle porte… C’e’ anche un ampio terrazzo e davanti alla camera un pianerottolo che sembra un salotto! Che bello, ci fermeremo qui per due notti, un evento! Ci prepariamo per un veloce bagnetto in piscina, ma Cena da Karnicon noi e’ arrivato il maltempo: nuvoloni neri e forte vento a cui segue improvviso uno scroscio di pioggia di soli dieci minuti ma molto violento. Ripieghiamo in camera per una doccia e ci rilassiamo con una bella Kingfisher fresca (200 rp) seduti nel patio coperto, godendoci il giardino e la pioggia, nell’attesa di Gajju. Viene a prenderci alle 19.30 per portarci a casa del boss Karni, che ci ha molto gentilmente invitato a cena, In questa occasione salderemo l’intera cifra pattuita per la vacanza.

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