2 luglio - Bikaner --> Jaisalmer

Al mattino davanti all’albergo ci aspetta un tuc-tuc che Shankar ha prenotato per noi e per il quale Haveliha contrattato un prezzo di 200 rupie: ci portera’ a fare un giro della citta’ vecchia e a visitare alcuni templi.In effetti e’ stata un’ottima idea, col tuc-tuc ci infiliamo facilmente nei vicoletti, slalomando tra mucche e carretti. E’ presto, il paese sonnecchia ancora, noi ci godiamo le stradine ancora poco affollate, mentre i negozietti cominciano ad aprire.

Ammiriamo, ma solo dall’esterno, le facciate di alcune bellissime haveli, poi ne visitiamo una appartenente ancora oggi alla ricca famiglia Rampuja; conserva parte dell’arredo originale, ed e’ stata trasformata in lussuosissimo albergo (il nostro cicerone ci rivela compiaciuto che per una doppia ci vogliono 6000 rupie a notte! Meno di 100 euro, per la cronaca.). A pianterreno, in un grande cortile chiuso, fa bella mostra di se’ una splendida Buick bianca, con tanto di clackson a forma di serpente! Devo naturalmente avere una foto seduta al volante! BuickPasseggiamo un po’ a piedi per le vie, mentre la nostra guida (l’autista del tuc-tuc che fa doppio lavoro!) ci mostra le belle facciate di altre haveli.

Raggiungiamo poi un’altra meta contemplata nel nostro giro, due templi adiacienti, uno jainista e uno hindu. Nel primo, il Bhanda Shaha Temple, raro esempio di tempio jainista dipinto (normalmente i templi jainisti sono decorati da moltissime sculture ma sono privi di colore) ci accoglie un prete-guardiano con i capelli tinti di uno strano biondo. Il ragazzo ci spiega i fondamenti della sua religione, la quale non prevede dei ma venera 24 profeti, e ci mostra tutto fiero le statue di questi profeti che proliferano lungo tutto il perimetro interno del tempio. La cosa buffa e’ che le rappresentazioni di questi 24 profeti sono identiche tra loro (e cosi’ sara’ in tutti i templi jainisti che visiteremo!) salvo che per un simbolo associato a ciascuno che lo rende unico. TempioQuesto simbolo, un cavallo, una scimmia, la mezzaluna, un cobra ecc. (per un elenco completo vedi il foglio excel del Giainismo smile, e’ alla base della scultura, e identifica il profeta rappresentato. Per il resto, si tratta di statuine molto stilizzate e piuttosto brutte, con grosse teste in cui spiccano enormi occhi senza espressione, invariabilmente di pietra bianca o gialla o nera! Spesso le statuine sono addobbate con fiori e straccetti colorati, che danno un tocco di vivacita’ indiana al tutto. All’uscita ci fermiamo sulla terrazza antistante il tempio, e ammiriamo il panorama della citta’: bianche casette basse, alcune dipinte di azzurro, qualcuna di giallo. Su molte terrazze delle case sono stesi teli colorati dipinti a mano, ad asciugare: bel colpo d’occhio! A pochi metri, a sottolineare la sempre possibile civile coesistenza di religioni diverse, il tempio hindu Laxminath Ji che visiteremo subito dopo: fuori le solite donne sedute a terra, coi loro abiti coloratissimi, vendono fiori e dolci da offrire agli dei, all’interno i soliti idoli che rappresentano Ganesh, Shiva, Visnu e un sottoinsieme dei moltissimi dei hindu! Quando torniamo per strada ci aspetta il nostro autista di tuc-tuc, perfettamente rasato! In effetti e’ stato dal barbiere, e questo mi fa notare la barba incolta di Franco: e’ ormai di una settimana… Cosi’ ci facciamo accompagnare anche noi dal barbiere, ovviamente dopo aver appurato che il costo e’ accettabile: 7 rupie, altro che accettabile! L’avventura dal barbiere barbiere mi fa ancora adesso spanciare dal ridere, e fa arrabbiare Franco. In breve, il barbiere (tra l’altro un bellissimo ragazzo, cosa non frequente in India!: sembrava piu’ un attore che un barbiere), ha cercato di cogliere la sua occasione. Dopo aver rasato normalmente Franco, ha cominciato a spalmargli la faccia (proprio tutta la faccia, fronte e naso compresi!) piu’ e piu’ volte con saponi, creme, lozioni, balsami… e ogni volta strofinava, massaggiava, spruzzava, asciugava e… ricominciava! Non so piu’ quanto tempo siamo rimasti la’ in balia del barbiere… alla fine abbiamo dovuto ordinargli di smettere, e Franco sentiva gia’ montargli la carogna (Franco: carogna = incazzatura) al pensiero di quanto avrebbe preteso il tipo per il trattamento …globale! Invece lui, candido, ha detto solo “dammi quello che vuoi”… Franco decide comunque di non cedere al ricatto morale, (Franco: quello si aspettava almeno un paio di centinaia di rupie secondo me) e cosi’, previo esborso di 20 rupie (Franco: comunque la tariffa massima mostrata dal suo prezziario, cioè circa 30 centesimi di euro), siamo stati lasciati liberi di andare…

Finalmente, arricchiti da questa ulteriore esperienza, possiamo rientrare in hotel dove ci aspetta Shankar. Carichiamo rapidamente i bagagli e partiamo per Jaisalmer. Per strada ci fermiamo a visitare il tempio di Ramdeora. E' un famossissimo tempio induista (Ramdev Mandir Temple) dove viene adorato un santo, Ramdev, ed il suo cavallo. Costui era un eroe locale medievale che credeva nell'uguaglianza fra le persone e non condivideva la suddivisione in caste, che tutt'ora invece è praticata e scrupolosamente rispettata. La costruzione è relativamente recente, risale al 1931; è luogo di adorazione sia indù che musulmano. Da ogni parte del Rajastan viene qui gente in pellegrinaggio, molti arrivano a piedi, dopo giorni di cammino, reggendo un bastone a cui è attaccata una bandierina che verrà legata agli alberi del tempio. Il tempio in sè però non è granchè, e non ha ispirato fotografie al fotografo. Rang Mahal

Proseguiamo per Jaisalmer, e all’arrivo sostiamo brevemente in hotel per il check-in: l’hotel Rang Mahal e’una struttura un po' fuori dal centro abitato, molto bella, nuova, in stile tradizionale rajput con robusti bastioni e camere con soffitti affrescati, e of course ottima piscina e giardino! La nostra camera affaccia proprio sulla piscina, ha un bel divanetto sotto la finestra ed e’ come al solito spaziosa e bellissima!. Naturalmente in tre minuti netti ci cambiamo e siamo pronti per il solito bagnetto rigenerante…

Poi giro esplorativo al belvedere con la guida Mahendra (parla un buon italiano, almeno lui!) che ci accompagnera’ finche’ resteremo in Jaisalmer. JaisalmerCi godiamo il caratteristico panorama: la cittadellla fortificata si erge di fronte a noi bellissima, nella luce del sia pur pallido tramonto, e sembra un enorme castello di sabbia… Piu’ tardi Mahendra ci porta sulle rive del lago Gadisagar, che troviamo molto suggestivo, con i gath in pietra arenaria gialla. Siamo gli unici turisti, e c’e’ solo un piccolo gruppo di visitatori indiani: lanciano grossi pezzi di pane in acqua. La guida ci invita ad osservare la superficie del lago e lancia anche lui dei “bocconcini” di pane. In pochi secondi l’acqua sembra Portaribollire, e a decine vediamo affollarsi e contorcersi i famosi pescigatto, ovviamente sacri, che popolano questo lago. I disgustosi animali sono venerati (e percio’ mai mangiati!) dagli hinduperche’Visnu si e’ reincarnato proprio in un pescegatto, e questa è stata proprio la prima delle sue numerose reincarnazioni! Ci allontaniamo dal lago passando attraverso la Porta della Prostituta, grande arco in arenaria gialla, (la leggenda dice che l’arco fu fatto costruire da una ricca prostituta, che nelle camere sovrastanti riceveva i suoi clienti, i commercianti che passavano di la’). Mentre camminiamo per raggiungere Shankar che ci aspetta con l’auto, notiamo un gruppo di uomini che suonano tamburi e cantano. In mezzo Festaa loro il centro dell’attenzione sembra essere un omino di mezza eta’, tutto vestito di bianco, con al collo alcune corone di fiori arancioni. Il gruppo si avvia con in testa l’omino, e man mano gli si affiancano donne che aggiungono nuove ghirlande al collo del festeggiato, mentre tutti applaudono. Mahendra ci spiega che si tratta di una "festa per la pensione”,e che il gruppo e’ costituito dalla famiglia e dagli amici dell’omino. La nostra giornata di turisti ci porta ancora a visitare un tempio pochi chilometri fuori Jaisalmer: e’ il tempio jainista ad Amar Sagar,davvero molto bello anche se molto restaurato (si potrebbe dire ricostruito, in realtà). E’ monocromatico, in arenaria gialla, il santuario principale e’ avvolto in una filigrana di pietra dai finissimi motivi geometrici, tutto scolpito anche all’interno e con le solite statuine Amar Sagardei 24 profeti tutti uguali! Anche la sua posizione lo rende particolare, praticamente in mezzo al deserto, e ci offre una bella vista della piana sottostante, Bada Bagh: in questo luogo incantato, il cui nome significa Grande Giardino, sorgono i cenotafi -monumenti commemorativi di defunti, in pratica tombe senza il morto- costruiti in memoria dei regnanti rajput della città. Sono baldacchini in pietra o monumenti equestri, e tutto intorno un’oasi verde. Ceniamo senza lode ne’ infamia al ristorante Golden Fort (700 rp in due).

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