30 Giugno - Jaipur

La giornata ci portera’ a visitare, oltre al famoso forte di Amber, la facciata del palazzo dei venti (Hawa Mahal) Amber Forte il City Palace, dove risiede il figlio dell’ultimo maharaja, con l’adiacente Jantar Mantar dove la passione per l’astronomia del maharaja Jai Singh fece costruire un osservatorio astronomico con architetture bizzarre e pretenziose nell’ottica dell’osservazione celeste e dello studio del movimento della Terra. Altro obiettivo sara’ perderci tra le vie e la gente della citta’ rosa, come viene soprannominata Jaipur per i suoi palazzi antichi e le sue abitazioni dipinte completamente di questo colore. Al mattino, dopo la ricca colazione in hotel, alle 8.00 Gajju e’ pronto per prelevarci. A bordo della nostra splendida Toyota, ripulita come sempre dopo ogni sosta alla perfezione da ogni granello di polvere, ci rechiamo ai piedi del forte di Amber (ingresso 200 rp in due).

Il palazzo fortezza di Amber ha una facciata solenne ed austera, mentre gli interni sono fastosi, eleganti e raffinati. Gajju ci affida a una guida –pagata da Karni- che in teoria dovrebbe parlare italiano, ma che ci spieghera’ quasi tutto in inglese. Ci “imbarchiamo” sull’elefante: una scaletta ci porta su un’alta pensilina e l’elefante, che nella stagione turistica ci dicono avrebbe la proboscide dipinta a colori sgargianti, si accosta ad essa facendoci salire su una specie di baldacchino assicurato al dorso, mentre il conducente e’ seduto direttamente sul collo dell’elefante. ElefantaxyTutto cio’ e’ molto turistico (il breve percorso potrebbe tranquillamente essere coperto a piedi, cosa che ad esempio fa la nostra guida), ma primo e’ compreso nei servizi gia’ pagati, secondo… quando ci ricapita più di fare una seppur breve passeggiata a dorso di pachiderma? Così, caracollando faticosamente arranchiamo per la ripida salita, bersagliati lungo il tragitto da strani fotografi che lasciano presagire il successivo assalto di venditori di foto. Continuano a fotografarci nonostante i nostri ripetuti avvertimenti: niente foto, siamo autonomi, non compreremo nessuna foto!

Entriamo al forte per la Suraj Pol, la Porta del Sole, rivolta verso il sole nascente, si entra quindi nella corte Jaleb Chowk dove ci riuniamo alla guida. Da qui, salendo una rampa di scale, raggiungiamo lo Shila Devi Temple con splendide porte d'argento; molto bella l'immagine in pietra della dea Kali. Purtroppo non ci lasciano fotografare questo bellissimo tempio, neanche da fuori! Ma all’interno ci mettono al collo una collana di fiori arancioni, ci dipingono il “terzo occhio” rosso e ci offrono un dolcino benedetto, al cardamomo. Passiamo poi alla Diwan I Am, la corte adibita ad udienze pubbliche e subito dopo ci troviamo al Sattais Katcheri, l’atrio con il colonnato (27 pilastri con i capitelli a forma di elefante) dove un tempo gli scriba annotavano le entrate del maharajà. Attraversando la splendida Ganesh Pole arriviamo ai tre palazzi ognuno costruito in tre diversi stili, indù, persiano e musulmano come le tre mogli del Maharajà: lo Shish Mahal (palazzo degli specchi), le cui pareti ed il soffitto sono finemente lavorati a specchio, mentre stupende finestre intarsiate si aprono sul lago sottostante, il Jas Mandir e il Sukh Mahal. Questi tre palazzi sono costruiti attorno al giardino in stile moghul, al cui centro, stupenda e scenografica, di marmo bianco accecante, la terrazza “principale”. Un labirinto di corridoi e scalette conduce allo Zanana, la parte riservata alle principesse e alle concubine. Dal palazzo si vede fino in fondo alla valle e si può ammirare il Delkesar Kyari Bagh, un grande giardino in mezzo al lago (oggi secco) che prende il nome dai fiori di zafferano che una volta erano coltivati nelle aiuole a forma di stella. Dal forte si vedono i massicci bastioni del Jaigart Fort, che ammiriamo solo da lontano.

Intorno alle 11.00 usciamo dalla fortezza, e Gajju ci aspetta per proseguire il nostro giro, ma veniamo bloccati dal fotografo che ci ha immortalati sull’elefante, e che vuole venderci alcune foto per 200 rupie. Jal MahalScappiamo sulla nostra auto urlando NO!, e qui succede una cosa incredibile: lui salta sulla moto di un …complice e ci affianca, sventolando le foto e riducendo il prezzo richiesto a ogni minuto. Noi, impassibili, gli diciamo di andare via, ma loro ci seguono per un bel po’, finalmente poi sembrano mollare. Ci fermiamo un momento lungo la strada per ammirare il palazzo Jal Mahal: questo affascinante edificio che sorge dalle acque di un lago mi ricorda un po’ Venezia. E’ prevista nei prossimi mesi la sua trasformazione in hotel (!).

Riprendiamo il percorso verso il Jantar Mantar, prezzo del biglietto appena dieci rupie per i locali, 100 a testa per noi. L’osservatorio Jantar Mantar è un grandioso complesso di strumenti astronomici monumentali di grande precisione, costruiti in pietra e cemento. Fu costruito da Sawai Jai Singh II nel 1700, e in pratica e’ il piu’ grande osservatorio astronomico senza strumenti ottici del mondo. Jantar MantarTra tutti gli strumenti svetta il Samrat Yantra, una gigantesca meridiana disegnata dallo stesso Jai Singh, sulla quale si può leggere l’ora solare con una precisione teorica di due secondi! Altri strumenti misurano la posizione della Luna, dei pianeti, delle costellazioni ecc. Il sito è di grande suggestione e ci aggiriamo affascinati in questa foresta di costruzioni dalle più svariate forme geometriche, sotto il sole caldo e accecante di mezzogiorno.

Andiamo ora al City Palace, 400 rupie in due compresa la macchina fotografica (i locali ne pagano 20 a testa): questo stupendo ed immenso palazzo finemente decorato, tuttora residenza del Maharaja di Jaipur, ha numerosi cortili ed una magnifica sala da ballo a pian terreno, aperta sui quattro lati, illuminata da giganteschi lampadari di cristallo e dove ammiriamo due enormi urne in argento alte quante un uomo. Passando attraverso la porta Riddhi Siddhai Pol, visitiamo il Pritam Niwas Chowk, City PalaceCortile del Pavone. Stupende sono le quattro porte, finemente lavorate, con rappresentazioni delle quattro stagioni. Sullo sfondo il palazzo dove vive oggi con la sua famiglia il figlio dell’ultimo maharaja. Visitiamo anche il museo, dove è esposta una ricca collezione di abiti donati dal maharaja, e il negozio annesso, dove alcuni ragazzi mostrano ai turisti come si realizzano i manufatti artigianali: dipinti su stoffa, gioielli ecc, tutto con colori naturali provenienti da vegetali e pietre.

Prima di rientrare in albergo, passiamo a vedere (solo dall’esterno) l’Hawa Mahal, Hawa Mahalil palazzo dei venti: in arenaria rosa, comprende quasi mille fra nicchie e finestre, tutte finemente lavorate a merletto. Serviva da osservatorio per le donne di corte, che non viste, potevano assistere alla vita della città. E’ bellissimo, come del resto l’intera citta’: Jaipur è detta la città rosa, perche’ qui le mura, le facciate delle case, le porte monumentali sono tutte di questo colore. Il colpo d’occhio e’ notevole, di grande suggestione. Rientriamo in albergo e finalmente ci riposiamo (e rinfreschiamo) in piscina, dove ci concediamo anche un the’ coi biscottini –probabilmente scaduti- comprati in un negozietto al mattino. Vera goduria! Alle 17.00 Gajju viene a prenderci per concludere il giro “ufficiale” di Jaipur che prevede ancora due visite di carattere …commerciale. Cosi’ il nostro ci porta in una fabbrica di stoffe, dove ci viene mostrata la tecnica dello stampaggio: in modo molto arcaico, con stampini pressati sulla stoffa, il disegno viene ripetuto infinite volte, e passaggi successivi arricchiscono i tessuti di nuovi colori. Poi, obbligatoriamente, ci tocca visitare il negozio. Meraviglia! Trovo un completo azzurro (corpetto e pantaloni tipo odalisca) per la danza del ventre che fara’ felice Roberta! Contratto a lungo e me lo porto via per 1200 rupie, non senza aver strappato come regalo una sciarpina in lino. La cifra non e’ bassissima, ma in Italia costerebbe almeno quattro volte tanto!

Piccola parentesi etno-culturale: il negozio indiano per turisti. Il tipico negozio indiano per turisti è spesso un grande locale dove devi entrare e sedere su panche ricoperte da cuscini dopodiché il commerciante ti mostrerà un’interminabile serie di tessuti, saree, tappeti ecc.: non è concepibile entrare chiedere ed uscire. Quando sarai sommerso dalla mercanzia, questa verra’ man mano ritirata lasciando da parte tutto cio’ per cui hai mostrato un sia pur minimo interesse, e solo alla fine del rito ti verra’ detto il prezzo di cio’ che ti interessa. Iniziera’ allora la contrattazione! Con calma e senza alcuna vergogna si partira’ dal proporre la meta’ delle cifre che loro dicono e… si spendera’ poco di piu’. Dopo la fabbrica di tessuti ci tocca l’oreficeria. Solito giro d’istruzione con spiegone su come tagliano le pietre e lavorano l’argento, quindi solita visita “senza impegno” al negozio adiaciente. Usciamo con una parure di orecchini e ciondolo con bei granati a goccia.Galta Il tutto per modiche 2350 rp pagate con carta di credito (36 euro piu’ o meno).

Terminati i giri ufficiali, chiediamo a Gajju di portarci al tempio delle scimme di Galta, di cui avevamo letto in qualche racconto di viaggio, e che non era previsto dal nostro itinrario. Ci allontaniamo da Jaipur per circa dieci chilometri, durante i quali percorriamo una strada serpeggiante, che risale verso il Tempio del Sole. E’ quasi l’ora del tramonto, lungo la strada non c’e’ nessuno, e troviamo poca gente anche nel complesso templare vero e proprio. Restiamo subito affascinati dalla posizione di questo luogo e dal paesaggio circostante: siamo in una gola incastrata tra due monti, del tutto diverso da quanto visto finora. Appena entrati, dopo essere passati attraverso una specie di tornello di ferro, veniamo bloccati da un ragazzino che ci scuce -rilasciandoci regolare ricevuta!- le solite 30 rupie per la macchina fotografica. Un altoparlante ci porta le parole di un monaco che legge incessantemente litanie di preghiere. Superiamo lo spazio compreso tra le scalinate dei due templi costruiti lateralmente, ciascuno con rispettivo sadhu, e proseguiamo scansando decine di scimmie. Arriviamo davanti ad una grande vasca per le abluzioni, dove in assenza delle donne che durante feste e cerimonie si immergono, la fanno da padrone le scimmie, che si tuffano e si rincorrono giocando. scimmieSaliamo lungo una scalinata e all’improvviso ci appare un gruppo di uomini che si sta lavando e purificando nelle acque (ci dicono provenienti dal Gange) che, scaturendo dalla sorgente sacra piu’ a monte, formano una piccola piscina: questa vasca è riservata agli uomini, che sembrano divertirsi molto e se la godono scherzando tra loro. Piu’ in alto ci sono piccole costruzioni indipendenti: ciascuna e’ un tempio, con tanto di idolo all’interno e monaco “guardiano”. Tutto intorno qualcuno osserva, qualcuno prega, i rari turisti scattano foto, le scimmie mangiano le banane che i fedeli portano loro e nell’aria aleggiano le preghiere trasmesse in continuazione dall’altoparlante. A me, per dirla tutta, l’acqua fa un po’ schifo, cosi’ torbida… Ma indubbiamente, il luogo e’ davvero affascinante e pieno di misticismo. Davvero contenti di questo “fuori programma”, possiamo adesso tornare a Jaipur.

Ci facciamo portare in centro da Gajju e lo congediamo: gireremo un po’ da soli in liberta’ poi torneremo in albergo con un tuc-tuc. L’appuntamento con lui e’ per domattina. Ci incamminiamo, immediatamente affiancati da un venditore di marionette (che lasceremo a bocca asciutta troppo indisposti dalla sua insistenza!) e da qualche mendicante. I marciapiedi spesso non consentono di passare a piedi, in quanto completamente invasi da banchetti di ogni tipo, e cio’ ci costringe ad escursioni lungo la strada affollata Mercatodi mucche, biciclette, motocicli e tuk tuk. Ci guardiamo in giro, i meravigliosi palazzi rosa sono spesso sporchi, maltenuti ed invasi da ragnatele di fili elettrici o telefonici, oppure ricoperti da sbilenchi cartelloni pubblicitari spesso disegnati a mano… ma tutto questo da’ all’insieme un fascino particolare, lo rende… India! Ci aggiriamo cosi’ quasi storditi tra il caldo e la folla di venditori, passanti e mendicanti, Franco scatta qualche foto, io vengo inghiottita da un negozio che vende stoffe in stock a “prezzi fissi” e dopo lunghe ricerche scelgo due sari (650 rp in tutto). Per insegnarmi come si mettono il commesso ne indossera’ uno, e verra’ cosi’ immortalato in una foto! Girelliamo ancora un po’, quindi saliamo su un tuc tuc e rientriamo. Cena

Ceniamo al ristorante del nostro hotel, sulla terrazza all’ultimo piano. Il personale è molto gentile e si mangia davvero bene. Prendiamo Malai Kofta, Tali e Raita, una specie di gaspacho a base di yogurt, e beviamo birra, il tutto accompagnato da musica live: un sitar, tamburi e uno strano strumento che sembra una fisarmonica e produce un suono di violino, due ballerine che propongono danze tipiche del Rajastan e a seguire uno spettacolino di marionette, anche questo molto popolare un tempo. 1300 rupie, e siamo proprio soddisfatti.

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