3 luglio - Jaisalmer

ForteOggi faremo un giro all’interno delle mura della cittadella fortificata con Mahendra, quindi dopo una ricca colazione con omelette, frutta fresca e toast con burro e marmellata (per Franco invece colazione indiana con chapati, dhal e patate), Shankar ci porta ai piedi dei bastioni e veniamo affidati a Mahendra, la guida fornita da Karni. Mahendra e' un ragazzone gentile e spigliato, che parla un buon italiano, al contrario della guida di Jaipur che preferiva nettamente parlare inglese.

Per entrare al Forte attraversiamo una successione di quattro grandi porte, l’ultima si chiama Porta del vento e capiamo il perche’: una bella arietta la attraversa e ci dona un po’ di refrigerio nella calura! Lo spettacolo che ci si presenta ci affascina immediatamente. All'interno del Forte le case e le haveli sono meravigliosamente scolpite nell'arenaria giallo-ocra come se fossero pizzi e merletti, le finestre sono intagliate, i balconi sono fiabeschi. Ai lati delle stradine si aprono negozietti o possiamo ammirare semplici ma variopinte porte di Tempioabitazioni. Spesso accanto alle porte sono dipinte immagini benauguranti del dio Ganesh e tutti i simboli portafortuna che la religione hindu profonde a piene mani, come i “mobiles” fatti di 7 peperoncini e un lime appesi davanti alle porte…Bellissime qua’ e la’ le “stesate” di tappeti e tessuti in attesa di essere venduti, le bancarelle di un mercatino di frutta e verdura, le insegne dei ristoranti… Insomma qui tutto rapisce lo sguardo, ogni scorcio merita una foto! Ci fermiamo a bere un the in un bar-terrazza, e ci godiamo il venticello e l’aria asciutta del deserto che ha preso il posto del caldo-umido dei giorni scorsi!

All’interno della cittadella si trovano anche 7 straordinari templi gianisti, costruiti sempre in arenaria gialla, silenziosi, tranquilli, ricchi di intarsi e sculture monocolori. Ne visitiamo un paio,e come al solito la sequenza delle statuine all’interno ci lascia senza parole per la mistura di ingenuita’ e misticismo Haveliche ne emana! Nei pressi della fortezza visitiamo dall’interno due haveli. In una di queste ci troviamo davanti a uno strano personaggio che per 20 rupie di mancia ci srotola un paio di baffi lunghi due metri e Mister baffoci permette di fotografarlo! Ci tocca pure salire per una stretta scala con i soffitti pieni di pipistrelli! Dopo i topi di Desnoke e le scimmie di Galta qui sembra facile, ma questi per di piu’ svolazzano! Io trattengo a stento l’isterismo, e salgo piegata in due, sopraffatta dallo schifo… Ovviamente in cima il panorama ci ripaga ampiamente! Nonpossiamo lasciare la cittadella senza entrare nella fabbrica di tappeti e stoffe in cui ci porta Mahendra. Dopo aver ammirato decine di tappeti meravigliosi usciremo stracarichi spendendo “solo” 250 euro (Abbiamo un debole per i tappeti, non possiamo resistere alla tentazione).

E prima di lasciare la zona devo assolutamente comprare delle cavigliere e una cintura in argento (sicuramente finto!) da un gruppetto di donne avvolte in sari dai colori sgargianti: vendono la loro merce shoppingaccoccolate su un telo, con due o tre bambini intorno… Discuto a lungo sul prezzo, senza convinzione, infatti dopo lunghe trattativedaro’ loro piu’ o meno quello che mi chiedevano, 400 rupie. Per me una cifra irrisoria, che a loro risolvera’ piu’ di un problema! All’uscita dalla cittadella raggiungiamo la nostra auto, dove è in attesa, come previsto, Gajju’. Avevamo salutato al mattino Shankar (con 300 rupie di mancia) e ritroviamo Gajju’ che si è fatto 12 ore di corriera, da Jaipur a Jaisalmer, per raggiungerci. Il nostro viaggio proseguirà con lui, ma adesso possiamo andare a rilassarci in albergo: la giornata è ancora lunga, e i nostri due angeli custodi esigono che ci riposiamo… Volentieri ci godiamo quasi tre ore di relax, condividendo la piscina con gli uccellini che si abbeverano a bordo vasca e con una cicciona tedesca che ha concupito un ragazzotto locale…

Approfittiamo del lungo tempo a nostra disposizione per scattare foto dei vari angoli dell’hotel e alle 17.00 siamo pronti per ripartire: è il momento del Camel Safari nel deserto del Thar! Anche Gajju sembra fresco e riposato, nonostante la nottataccia. Ci vuole un’oretta in auto per raggiungere il villaggio di Khuri, Khuridove ci aspettano i nostri cammelli. Lungo la strada ci capita una strana avventura: veniamo fermati dalla polizia, un tizio in uniforme, che sembra piu’ un delinquente che un poliziotto, cerca di estorcere rupie al nostro sconcertato autista. In pratica gli dice che per andare nel deserto ci vuole un permesso che noi non abbiamo, per cui dobbiamo tornare indietro, a meno che… Gajju protesta, dice di fare l’autista da dieci anni e di non aver mai saputo di permessi… Si mostra fermo e chiede ai poliziotti di prendersi rispettivamente i nomi e regolare la cosa piu’ tardi in città. Insomma, dopo diversi minuti di discussione i poliziotti-brutti ceffi se ne vanno sgommando! Abbiamo vinto! Un pochino frastornati riprendiamo la strada per Khuri, penetrando sempre piu’ in zone desertiche. Vediamo solo qualche cammello, alcune gazzelle che corrono via, poche auto di turisti come noi. Arriviamo in un piccolo villaggio di capanne per lo più di fango, che sembrano abitate solo da donne (magrissime e avvolte in colorati sahri svolazzanti) e bambini seminudi. Ragazzi più grandicelli, a gruppetti, reggono guinzagli di cammelli. Noi abbiamo un contatto preciso: Gajjù ci conduce in un cortile dove siamo attesi dal capo dell’agenzia di “noleggio cammelli”. Scambiati i convenevoli di rito, io e Franco veniamo affidati a due ragazzini che ci regalano una bottiglia d’acqua (!) ciascuno e ci presentano i nostri cammelli. Aiuto! Sono animali veramente alti! Ci dicono di montare tranquilli, ma io sono un po’ tesa: mi ricordo ancora la mia prima (e unica) esperienza di gita su cammello a cammelliDjerba! Credevo di morire dalla nausea, a dondolare a tre metri di altezza sotto il sole cocente… E invece è tutto molto bello, forse perche’ fa meno caldo, forse perché ero preparata, forse perché queste bestie sono meno alte di quelle tunisine… Insomma passati i primi minuti di diffidenza, stare sul loro dorso è veramente divertente. Sono animali docili e con loro ci avviamo lentamente verso le dune, ma poi accenniamo addirittura un’andatura di quasi galoppo mentre saliamo e scendiamo sulla sabbia! Intorno a noi il deserto che proprio deserto non sembra: infatti, oltre ai cespugli sparsi qua e là, la sabbia è ricoperta da un sottile strato di rada erbetta. Ha piovuto un pochino nei giorni scorsi, e questo è il sorprendente risultato! Più avanti però le tracce della pioggia spariscono, e lo spettacolo maestoso del deserto di sabbia ci rapisce! Ancora una volta apprezziamo la quasi totale assenza di turisti, anche se la nostra pace è inquinata da venditori vari (bibite, chincaglieria, copricapi…) e suonatori che accoccolati vicino a noi sulla sabbia improvvisano stornelli con i nostri nomi e chissà quali storielle raccontano… Al solito, in questi giorni niente tramonti rossi e infuocati, ma lo spettacolo del deserto avvolto nella luce lattiginosa che ci accompagna è bellissimo ugualmente… Si sta facendo tardi, rientriamo al villaggio e mi accorgo che questo è il posto giusto per disfarmi delle magliette e dei cappellini che mi porto dietro dal primo giorno, in attesa di regalarli. Cosi’ mentre inizio a dare un pigiamino a una bimba e una maglietta a un bimbetto che mi si sono avvicinati, vengo praticamente circondata da bambini Doniche sbucano dalle capanne. Si è sparsa la voce: c’è una signora che regala roba! Faccio attenzione a dare a ciascuno qualcosa, e caccio via i furbi che corrono a posare in casa ciò che hanno ricavuto e si rimettono in fila! Qualche mamma si avvicina e mi ringrazia, mi sento un po’ Madre Teresa di Calcutta e ovviamente penso a quante cose avrei potuto portare loro dall’Italia e non l’ho fatto! Alla fine salutiamo tutti e scappiamo via, in città ci aspetta Mahendra per portarci a vedere un negozio-laboratorio di argenteria. In effetti sono quasi le 20.00, è già buio, ma noi imperterriti ci infiliamo (non so come ci riesca Gajjù con la Toyota!) in stradine sempre più strette fino alla casa-laboratorio di questo artigiano dell’argento. Ci fa vedere cose bellissime: bracciali e ornamenti vari, poi ciotole, scatole e ogni sorta di oggetti in argento. Scegliamo cinque bracciali, di cui tre ornati di pietre, spendiamo 150 euro e riesco alla fine a farmi regalare una scatolina per la nostra collezione. Come sempre, lì per lì mi Cenasembrava di spendere chissà che cifra, poi arrivata a casa mi sono pentita di non aver comprato più roba! Così, stanchi ma felici, salutiamo Mahendra Diiar (250 rupie di mancia) e possiamo finalmente andare a cena: Gajjù ci porta al ristorante Trio, dove promette di riscattarsi per la scelta non troppo felice della sera prima. In effetti noi gli avevamo bonariamente rimproverato di averci portati in un ristorante non all’altezza di quello consigliatoci da Shankar! Al Trio saremo accontentati: per 800 rupie mangeremo davvero bene, e ceneremo su una terrazza, accompagnati dalle melodie live di un gruppo di musicisti indiani. Prima di rientrare in hotel ci fermiamo a far due passi in centro e a comprare dei biscotti e dell’acqua.

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