4 luglio - Jaisalmer --> Jodhpur

Tempio Balaji Ci trasferiamo da Jaisalmer a Jodhpur, tappa sui 300 chilometri. Lungo la strada Gajjù si ferma per farci visitare il tempio di Balaji (nome della divinità Hindu dall'aspetto di scimmia, più universalmente noto come Hanuman) da noi soprannominato il tempio delle bandierine. Infatti gli alberi davanti all’ingresso sono pieni di bandierine rosse annodate ai rami, che pendono e svolazzano come segno di devozione dei pellegrini. Gajjù si compra e mette un braccialetto di filo rosso, altro simbolo di devozione. All’interno (l’ingresso è gratuito, daremo poi un’offerta di 20 rupie al monaco) ammiriamo varie sculture (Hanuman, Ganesh e altri dei) tra cui una raffigurazione del sacro Om e dello Shiva Lingam, Omornato da corone di fiori. Il tempio è evidentemente recente, e molto diverso dai templi antichi che abbiamo visitato e viiteremo nei prossimi giorni. È un po' come visitare da noi una chiesa costruita recentemente dopo essere stati in giro per cattedrali famose. Le statue all'interno sono naturalmente meno belle di quelle che abbiamo visto e che vedremo (molto semplici ed ingenue, come al solito coloratissime), ma testimoniano di una religiosità semplice e profonda che questa gente vive quotidianamente.

Proseguiamo fino ad Osiyan dove visitiamo un bel complesso di templi jainisti, con ricche sculture anche all’esterno. Obolo di 50 rp per la fotocamera. Parla Franco: Qui abbiamo modo di riflettere un po' sul significato di tutti i riti semplici e ripetitivi che vedevamo svolgersi ogni volta nei templi dedicati alla effettiva devozione e non solo al turismo. OsyanMi si perdoni l'approssimazione naturale di chi non ha una cultura in proposito, ma cerca di spiegare il poco che ha creduto di capire. Davanti ai templi e' sempre un fiorire di bancarelle, che vendono un po' di tutto, ma soprattutto sciarpe e/o bandierine colorate, dolcetti di vario tipo e frutta: banane e piccole noci di cocco. Inizialmente credevamo fossero bancarelle come quelle che da noi ci sono nelle fiere di paese, ma invece queste sono fondamentalmente dedicate alla vendita delle offerte che i fedeli faranno nel tempio. Le bancarelle di solito non vendono fiori che invece, sciolti o in collane, si possono comprare da donne che li vendono sulla via ch eporta al tempio. bancarellaLe offerte si possono comprare sciolte o in pacchetti preconfezionati che contengono un assortimento di bandierine, dolci e frutta, come si può vedere dalla foto. I fedeli acquistano le offerte e poi si mettono in fila per venerare le divinità rappresentate nel tempio (e noi naturalmente, per cercare di capirne qualcosa, ci siamo messi in fila con loro). Arrivato il proprio turno si danno le offerte ai preti che stanno davanti all'effigie della divinita' del caso. Questi prendono i sacchetti, li aprono in fretta, prendono i fiori, li gettano insieme agli altri, aprono le noci di cocco (tutto avviene molto velocemente), poi prendono alcuni dolcetti di quelli offerti in precedenza, alcuni pezzi delle noci di cocco, alcuni fiori e li rimettono nelle mani della persona che ha fatto le offerte (sempre un po' di meno di quello che ha portato, cosicche' qualcosa si accumula dietro i preti). Le offerte che sono state restituite sono in qualche modo benedette, e non offertevengono riciclate per altre offerte, ma vengono conservate e poi distribuite ad altri fedeli, come segno di condivisione, magari uscendo dal tempio, o anche all'interno. Sulle scale del tempio di Osyan io mi sono visto dare dei dolcetti che naturalmente ho accettato (e poi mangiato, le cose o si fanno bene o non si fanno...), ma solo dopo ho capito tutto l'ambaradan che ci stava dietro!

Al ritorno alla macchina dalla visita al tempio, una bella sorpresa: Gajju, cui chiacchierando avevamo detto che oggi e' il mio compleanno, mentre noi visitavamo il tempio e' andato a comprarmi un regalino! Dopo qualche giorno di convivenza in macchina per diverse ore, visti i tempi di trasferimento, Gajju aveva già capito i miei gusti: eccolo arrivare con due CD con compilation di musica Musicrigorosamente Rajasthana, uno piu' tradizionale, uno piu' moderno. Tra l'altro, essendo CD MP3 (regolarmente venduti come tali) contengono piu' di otto ore di musica! Io ero estasiato (e Maddalena soffre ancora le conseguenze quando li metto su in macchina).

Dopo la sosta ad Osyan ed un altro bel tragitto in macchina, finalmente arriviamo a Jodhpur, la città blu: anticamente solo le case dei bramini erano dipinte di azzurro per distinguerle da quelle delle caste inferiori, mentre oggi, anche per Jaswant Thadaragioni di “opportunità turistica” hanno il permesso di farlo anche gli altri abitanti. Inoltre si pensa che questo colore protegga dal caldo e dagli insetti. Il primo panorama di Jodhpur ce lo gustiamo dalla collina su cui sorge il cenotafio di Jaswant Thada. Non si poteva scegliere posto migliore per un luogo da destinare alla memoria, in cima ad un monte, con il vento leggero che soffia, la vista stupenda sulla città colorata di azzurro, la pace e la tranquillità dove ogni rumore di Jodhpur giunge ovattato. Ci siediamo un po’ all’ombra per goderci l’atmosfera, dopo aver superato il laghetto che ci accoglie all’ingresso (90 rp) e una bimba che balla al suono dello strumento (simile ad un sitar) del suo fratellino. Il mausoleo di Jaswant Thada è un superbo edificio di marmo bianco, ricco di intagli, cupolette, colonnine e archi, mentre il basamento è costruito con arenaria rossa. Intorno giardini e vialetti, e lo spettacolo del forte che si erge maestoso poco lontano.

La nostra prossima tappa è proprio il Mehrangarh Fort (530 rp), Mehrangarhdavvero fantastico! E' molto ben conservato, pulito e le audioguide in italiano ci consentono una visita interessante e piacevole. E' in arenaria rossa, brulica di cortili e sale zeppe di collezioni di abiti preziosi, armi, portantine, culle sfarzose. Le facciate dei palazzi sembrano ricoperte di merletti in pietra, le finestre hanno vetrate colorate e i soffitti sono finemente dipinti. Tra una sala e l’altra l’occhio è catturato dal bellissimo panorama circostante. Il giro dura circa 2 ore, e la quantità di foto scattate testimonia la bellezza del posto. All’uscita i soliti suonatori che come per magia si animano quando noi arriviamo! Diamo qualche mancia ai bambini e scappiamo evitando bancarelle di ciapa-ciapa. Subito fuori dal forte ci ricongiungiamo con Gajjù, che ci mostra il banco di spezie di M.V. Spices. Franco: Molti di voi (sicuramente tutti i viaggiatori) conosceranno le guide Lonely Planet. La nostra prima Lonely Planet è del 1980, scritta da Tony Wheeler in persona, si chiama "Sri Lanka: a Travel Survival Kit" e ci ha accompagnato nella prima (ed una delle piu' belle) delle nostre avventure all'estero. Da quel tempo lontano Tony Wheeler e la Lonely Planet ne hanno fatta di strada (certo di più di noi) ed oggi sono uno degli imperi del turismo internazionale. Lonely Planet, come re Mida, trasforma in oro cio' che tocca (un po' come Gault e Millau o la Michelin con i ristoranti) rimane comunque un buon punto di riferimento per i viaggiatori, specie nei paesi del terzo mondo. Per farla breve, uno dei miei miti culinari sono i sapori e gli odori dei curries e dei masala indiani, per cui volevo fare rifornimento di polverine profumate (perfettamente lecite, peraltro, anche se pericolose visto il loro potere urticante ed infiammante) Lonely planet consiglia Jodhpur come citta' deputata all'acquisto di spezie, ed indica M.V. Spices come uno dei migliori venditori di questo particolare articolo. M.V. Spices, oltre alla sede nel Sadar Market Sadar Market(di cui tra breve) ha un banco di vendita proprio fuori dal Forte. Vista l'occasione, decido di procedere senza indugio all'incetta di spezie, pe me e per un collega che me ne aveva chiesto un po'. Scelgo qualche sacchettino di curry, masala e di te' aromatizzati, per più di un chilozzo di robba, e chiedo il conto, che risulta, per il luogo, un po' salato ( 1000 rp). dopo aver cercato di tirare un po' sul prezzo (cosa d'obbligo qui) ed aver rimediato un paio di bustine omaggio, paghiamo ed andiamo. (continua...)

Ci facciamo portare al bazar (Sadar Market), come al solito cuore pulsante della città, e ci inoltriamo tra lestradine, beandoci tra banchi colorati di frutta, verdura, paste liofilizzate, ciotole di riso di tutti i tipi, spezie di mille qualità, tra la folla che ci sommerge e ci stordisce. Franco: Qui c'è la seconda puntata delle spezie. Nel Bazar, infatti, c'è la sede di M.V. Spices, da cui avevamo acquistato la merce davanti al Forte. Ci accorgiamo che i prezzi sono notevolmente inferiori qui (circa il 30% in meno di quelli del Forte, ma comunque circa il 30% in più degli altri banchi che vendono mercanzia simile e non hanno il supporto di Tony Wheeler & Co.), il che ci fa un po' arrabbiare. Chiedo spiegazioni alla signorina che gestisce il negozio, che imbarazzata mi dice che ci deve essere un errore. Mi sale la carogna (come dice Maddalena), perchè è evidente che ci marcia, ed insisto che questo comportamento non è da professionisti. La disputa cresce, lei telefona al collega al forte per sincerarsi del fatto e mi dice che in quel momento, al mercato c'è una promozione speciale. La scusa chiaramente non regge e dopo essersi ancora un po' arrampicata sugli specchi la signorina cede e propone di restituirmi parte della cresta fatta dal collega. Alla fine ci accordiamo e ci lasciamo in amicizia, peraltro, a posteriori, posso confermare della bontà delle polverine, ormai provate in più di una occasione.

Nel mercato, come nei nostri paesi di cent’anni fa, possiamo vedere tutti i tradizionali mestieri, dal calzolaio al sarto al cestaio al tintore, esercitati in pochi centimetri di spazio e con la più assoluta e totale manualità. All’improvviso davanti a noi la piazzetta con la caratteristica torre dell’orologio, e tutto intorno bici tuc-tuc mucche saree colorati e clackson voci e rumori di ogni tipo. Quando il caldo e la stanchezza ci sommergono, raggiungiamo Gajjù che ci conduce al nostro hotel, il Karni Bawan Hotel. Naturalmente la nostra mezz’ora in piscina non ce la toglie nessuno, e ci rilassiamo tra il verde e le bouganvillee tutto intorno! Prima di cena Cenettaci concediamo una Kingfisher-aperitivo in giardino (170 rp, in media col costo già sperimentato della birra in albergo) Visto che è il compleanno di Franco chiediamo a Gajjù di portarci a cena in un ristorante davvero buono, e lui senza esitazione ci scarrozza fino al On the Rocks: il posto è molto caratteristico, all’aperto, con grossi ventilatori sparsi in giro e tavoli illuminati da candele. Qua e là insolite panchine a forma di cammello… potevo non farmici immortalare? Mangiamo ottimamente, e il conto non sarà neanche tra i più cari, 1100 rp.

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