5 luglio - Jodhpur --> Ranakpur --> Udaipur

Jodhpur HotelPrima di lasciare Jodhpur, scattiamo qualche foto al nostro albergo, che pur di tono leggermente inferiore ad altri che ci hanno ospitato, è comunque bello e arredato con cura. Lungo la strada Gajju si ferma per farci ammirare un curioso luogo di culto: una specie di altare su cui poggia, adorna di fiori arancioni e fili rossi, una moto! Di fianco una specie di sacerdote raccoglie le solite offerte (dolcetti, fiori, straccetti rossi, soldi), e una fila di bancarelle che le vendono, e infine un banco pieno di foto di un uomo, anche queste in vendita. Abbiamo chiamato il posto Tempio della motocicletta, Motoe Gajjù ce ne ha raccontato la storia. Pare che in quel luogo vivesse un sant’uomo possessore di una moto e che alla sua morte la moto, venduta ad un forestiero e portata via dall’acquirente, sia ritornata da sola al luogo di origine. Da qui la venerazione verso il sant’uomo (morto) e soprattutto verso la moto. Franco: Mentre Gajju raccontava la storia io, traducendola a Maddalena, non potevo trattenere qualche sorriso e scherzo. Mi sono fatto ripetere il fatto che la moto era tornata da sola, perchè credevo di non aver capito bene, ed ho riso quando me lo ha confermato. Madda mi ha fatto notare che ero stato scortese e che non si ride su cio' che gli altri credono. Aveva ragione. C'è sempre da imparare, anche cose più importanti del significato della parola cenotafio.

RanakpurProseguiamo verso Ranakpur,dove troviamo uno dei più grandi e importanti complessi giainisti dell'India (ingresso rp 50 solo per fotocamera). Il tempio più importante è il Caumukha Temple ("Tempio delle quattro facce"), dedicato ad Adinath, il primo dei 24 profeti della religione jainista. L'imponente tempio in marmo è costruito su un alto zoccolo/basamento, a cui si accede da una maestosa scalinata, e sormontato da tre livelli, di cui solo il primo accessibile ai turisti. E' anche detto il tempio delle 1444 colonne, queste sono intagliate nella pietra, una diversa dall'altra e si dice che tutte siano perfettamente diritte tranne una (impossibile trovarla!). FregiQui si può fotografare tutto quello che si vuole, ma non le raffigurazioni dei profeti. Ci sono diversi guardiani attentissimi a controllare i movimenti di eventuali disubbidienti… Al centro c’è il cuore del tempio, in cui si scorge Adinath, una statua nera le cui quattro facce sono rivolte a nord, sud, est, ovest. Un monaco addetto alla pulizia e alla manutenzione del posto mi colpisce: ha un fazzoletto sulla bocca e in mano una scopettina di frasche con cui spazza davanti ai suoi piedi. Mi viene in mente che i jainisti sono vegetariani super-puri, e non sopportano neanche l’idea di schiacciare involontariamente un progetto o inghiottirlo! Oltre alle colonne ci sono statue di elefanti e statuine Ranakpurdi danzatrici, dappertutto marmo lavorato e scolpito magnificamente, bianchissimo e accecante che non ci si stanca di ammirare in ogni dettaglio. Anche l’ambiente fuori è particolare: siamo infatti attorniati dalla foresta abitata dalle scimmie, e si vedono montagne lussureggianti di vegetazione tutto intorno.

Riprendiamo la strada per Udaipur, e con sorpresa scopriamo che sale verso le montagne. Attraversiamo i monti Arivalli, siamo a 60 chilometri di distanza da Udaipur, e il viaggio che ci aspetta fino ad Udaipur ci riserva scorci stupendi, Pranzosembra di essere nel paradiso terrestre: tanto verde, acqua e tranquillità, per qualche ora non ci sembra di essere in India. Ci fermiamo a pranzare in un ristorantino all’aperto, e ci sembra di essere in val d’Aosta (se non fosse per le bouganvillee!). Ci godiamo il nostro pranzetto indiano bevendo the e questa volta mangia con noi anche Gajjù. In tre spendiamo 500 rupie.

Nel pomeriggio arriviamo a Udaipur, la città più meridionale del Rajastan e Gajjù ci scarica in albergo. Sostiene che un riposino sia indispensabile, tantopiù che per oggi non abbiamo granchè da fare. Così ubbidiamo, ma qui non c’è piscina e non possiamo avere il solito relax. Il nostro hotel Ram Pratap Palace si trova sul lago Fateh Sagar, ma nonostante la facciata sontuosa e il bellissimo panorama intorno, a me non fa una buona impressione (sarà perché non ha la piscina…). Mi sembra pretenzioso ma… senza sostanza. Questo sarà motivo di una furiosa discussione tra me e Franco (ma il motivo vero non sarà il mancato bagnetto?), Hotel(Parla Franco: L'albergo era molto bello (vedi foto), e mi spiaceva che Maddalena fosse così critica e scocciata, dopotutto non è che si possa pretendere troppo. Sapevamo che qui non c'era la piscina...) che si placherà solo più tardi. Nell’attesa di Gajjù facciamo comunque le solite foto dell’albergo, dentro e fuori, e devo dire che la vista del giardino sottostante mi fa sbollire la tensione.

Puntuale alle 17.30 Gajjù ci aspetta con la Toyota appena spolverata, e ci propone di andare fino al Monsoon Palace (225 rp), una ex residenza reale una decina di chilometri fuori città. Si tratta del palazzo abbandonato dello Sajjan Garh spoglio ma da cui si gode una vista fantastica di Udaipur, dei suoi laghi e Monsoon Palacedelle montagne circostanti coperte di foreste. Siamo infatti nel mezzo di una riserva naturale. Il giardino attorno, dove ci sediamo approfittando dei tavolini di un bar per bere una bibita (50), ospita anche delle scimmie scimmiache ogni tanto un cameriere scaccia con apposito bastone, prima che possano infastidire i clienti. La ventilazione è ottima (non per nulla è stato fatto costruire per essere abitato nel periodo di caldo monsonico -ovvero questo!), e compensa il fatto che il palazzo all'interno è completamente vuoto ed abbandonato. La sera ci avventuriamo in un giro a piedi fino al Pichola Lake quasi asciutto. I vicoli sono bui, sporchi e tortuosi, ma lo spettacolo che ammiriamo seduti su un gath con di fronte il lago e la città vecchia che si illumina nella sera è comunque suggestivo: nel buio della sera le luci dei grandi palazzi-alberghi sulle rive e sulle due isole si riflettono nell'acqua, e il Monsoon Palace, in cima ad una delle montagne che circondano il lago, è anch'esso illuminato e sembra sospeso nel vuoto. Il ristorante che ci era stato consigliato è chiuso per “fuori stagione”, così girelliamo Panoramacercandone un altro. Dopo qualche tentativo fallito (stasera le cose non sembrano girare troppo bene!), capitiamo in un posticino che si rivelerà niente male. E’ il ristorante Acme Food Divine gestito da una cinesina oltre che da una famiglia di indiani; siamo su una terrazza e possiamo godere il panorama del lago ascoltando stranamente musiche moderne occidentali. In un’atmosfera un po’ strana, cinese-indiana, spendiamo soddisfatti 550 rupie in due!

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