6 luglio - Udaipur

Di buon’ora come al solito, dopo una colazione mediocre per la quale abbiamo a lungo aspettato un cameriere Jagdish Mandirin una sala deserta (come al solito siamo gli unici ospiti!), siamo pronti per la visita di Udaipur.

Per prima cosa andremo avisitare un tempio hindu dedicato a Vishnu, per cui in auto andiamo fino in “centro” e Gajjù ci lascia davanti alla lunga scalinata del Jagdish Mandir. La gradinata è ripida e altissima. A terra, donne che vendono ghirlande di fiori, mendicanti, fedeli che salgono. Seduti qua e là, sadhu vestiti d’arancione, con tanto di barbe e segni sulla fronte! Ci arrampichiamo anche noi. Arrivati in cima, ci leviamo le scarpe ed entriamo a piedi nudi nel tempio Jagdish Mandir. Lo spazio è uno stretto cortile che a malapena contiene l’edificio del tempio, al quale si accede attraverso un’altra gradinata meno ripida ed affollata di drappi colorati che salgono e scendono. Di fronte, un tabernacolo con una statua di Garuda, la divinità metà uomo e metà aquila che è il veicolo di Vishnu. Saliamo anche la seconda gradinata, e sbarchiamo in un ampia sala circolare. Qualcuno suona vigorosamente una campana, rapidamente una Sadhupiccola folla di fedeli si raduna nella sala principale: sono tutti seduti a gambe incrociate e pregano cantando. E’ bello stare lì a guardare, senza capire più di tanto, ma percependo comunque il forte sentimento religioso che aleggia. Percorriamo come al solito in senso orario lo spazio del tempio, arriviamo davanti alla cella con l’immagine nera di Jagannat, lasciamo una piccola offerta, il bramino ci benedice. Distolgo con fatica gli occhi dalle persone e mi guardo intorno: le decorazioni scultoree sono… rigogliose!, sembra quasi che il clima tropicale influenzi non solo la vegetazione ma anche la pietra, che prolifica in mille figure di elefanti, ninfe, musici e personaggi strani.

A malincuore ce ne andiamo, poco più in su ci aspetta il City Palace (500 rp con audioguida), il più grande tra i “forti” rajastani. È un susseguirsi di sale e chiostri, stanze e studioli, terrazze e finestre. Affascinanti le jali, i graticci traforati che lasciano filtrare aria, spesso collocati in punti ventilati, dai disegni arabeggianti. Bellissime le mostre di antichi dipinti e miniature, ma Udaipuranche quella più moderna di ritratti, disegni e curiosità riguardanti l’attuale famiglia del maharaja. Ovviamente le pareti delle varie sale sono spesso mirabilmente dipinte o intarsiate con coloratissime ceramiche, e la profusione di ori, specchietti e vetrate colorate conferisce al tutto il solito aspetto di fiabesca opulenza orientale. Anche la vista su Udaipur, la città bianca, non è niente male.

Finite le visite ufficiali, dedichiamo il pomeriggio allo shopping. Ci addentriamo per le stradine intorno al lago, dove compriamo dei ciondoli d’argento con pietre semipreziose spendendo 5300 rupie con carta di credito in un negozietto gestito da un tizio con due pollici (già immaginiamo negozioEttore che dirà “figo” quando glielo racconteremo!) e più tardi ancora argento, orecchini+un ciondolo con perline+una catenina+ una bottiglietta per la nostra collezione a sole 1800 rupie! Di fronte al tempio hindu cicattura un piccolo negozio di artigianato simil-antico, dove lasciamo 18700 rupie, pagando con carta di credito, in cambio di quattro splendide scatole in osso di cammello dipinte a mano. (La più grande, una “scatola dei segreti” portagioie con scomparti ad apertura segreta, farà esclamare a una poliziotta che la esaminerà al controllo bagagli dell’aeroporto di Parigi: “C’est genial!”).

Quando siamo sazi (ma in realtà io ci passerei giorni e giorni tra queste stradine…) Gajjù ci preleva amorevolmente per portarci a vedere una scuola d’arte: si tratta di una specie di cooperativa dove giovani imparano a dipingere e i loro lavori sono messi in vendita insieme a quelli dei maestri. In realtà a noi sembra un negozio più o meno come altri, ma siccome abbiamo miniaturagià deciso di comprare delle miniature per farne quadri, tanto vale farlo qui che almeno il buon Gajjù si prende la sua percentuale… E poi scopriamo che per poche rupie in più ci incorniciano secondo il nostro gusto ciò che sceglieremo. Per 10000 rupie prendiamo tre miniature con soggetti tipici, scegliamo passe-partout e cornici adatte e nel giro di un paio d’ore potremo ritirare tutto. Soddisfatti andiamo (non prima di aver comprato una valigia - 1500 rp -, consapevoli che mai potremo stipare tutto quello che abbiamo comprato nei nostri bagagli italiani!) a rinfrescarci un attimo in albergo, dove scattiamo ancora qualche foto e ci sentiamo dei pascia’ bevendo la nostra Kingfisher-aperitivo in giardino (150 rp), seduti ad un tavolo vistalago!

Ancora un giretto per le vie del centro, con le solite scene di ragazza che lavavita quotidiana: donne che lavano ciotole o attingono acqua a una fontana, negozianti che ci chiamano a gran voce, bici moto vacche eccetera. Poi un’ottima cena da Berry’s (550 rp). Questo, puressendo un ristorante decisamente lussuoso, non è proprio solo per turisti: in effetti noi siamo gli unici, per il resto è pieno di indiani, che mangiano con le mani e ruttano allegramente a fine pasto!

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