Tutti i pensierini.

Pensierino di maggio 2018:

Stichez!

Il pensierino di maggio 2018 nasce dalla scoperta, in aprile, nella buca delle lettere, di uno dei mille volantini pubblicitari di un supermercato dei dintorni. Ormai il 90% ed oltre della carta che viene inserita da latori diversi nella cassetta delle lettere è questo: depliant di negozi di vario tipo, con netta preponderanza di quelli di supermercati alimentari. E più sono "economici" più fanno pubblicità, chissà come fanno...

La catena produttrice del depliant in oggetto, tra l'altro, si picca di essere, tra i "discount", quello di maggiore qualità (rivolto perciò ai poveri non proprio poveri-poveri, ma un po' meno poveri dei poveri anche se molto meno che ricchi). Il volantino lo vedete qui, e magari è arrivato anche a casa vostra, vista la presenza capillare della catena autrice di questo scempio, di questo vero e proprio schiaffo alla intelligenza ed al buon gusto.

Trattasi della proposta della collezione di pupazzetti di plastica raffiguranti frutta e verdura, offerti come attraente valore aggiunto alla spesa quotidiana. Fin qui, poco di male, direte voi, altri offrono bicchieri o tazzine dozzinali, almeno uno questi li butta direttamente nella spazzatura (nella plastica se ha una coscienza ecologgica) e non ha il problema di doverli usare una volta ricevuti in "premio". Ma la cosa che mi ha lasciato basìto è, per cosi' dire, l'impianto dell'iniziativa. A partire naturalmente dal nome: "Stikeez"(!!!). Forbitissimo (termine? espressione? esclamazione?) di chiara derivazione da suburre gergali. Lipperlì credevo di essere vittima di una estemporanea allucinazione, perché non riuscivo a credere ai miei occhi.

Mi chiedevo come il geniale creativo di una qualche blasonata maison di pubblicità potesse aver escogitato questa bella trovata. Non poteva sicuramente averlo fatto senza un motivo più o meno recondito, quindi: una insostenibile pulsione interiore o una scelta ragionata figlia dei dati di marketing in suo possesso?

Ho pensato che forse alla mente del suddetto genio del marketing il termine avrebbe potuto richiamare gli "stickers", adesivi plastici, tipico oggetto da collezione. Ma la cosa non mi convince molto: chi può cedere alla lusinga del nome "stikeez" non può, a mio avviso, avere il minimo di conoscenza che gli consenta il collegamento logico-lessicale con il termine anglosassone. Allora forse un banale camuffamento che consentisse lo sdoganamento del termine "cazzi" ed evitasse noiose querele da parte dell'associazione "Figlie di Maria Vergine Immacolata Frigida e Androfoba"? Forse. Ma il nome non è naturalmente tutto perchè, come recita il detto non facilmente comprensibile dalla platea target della collezione, "Nomen omen".

Ed infatti la presentazione grafica della collezione stessa non dà adito a dubbi: in prima fila una banana ed un cetriolo (o è uno zucchino? risposte/pareri sotto nei commenti pls) per buona misura scappellati entrambi (e quello a destra, sembrando reciso, è forse un tributo alla ortodossia ebraica?). Dietro, in seconda fila, come si conviene al ruolo, prugna e albicocca, anche se mescolate a pomodoro e peperone per buttare un po' di fumo negli occhi. Manca solo la castagna (ma forse sarebbe sembrata fuori stagione?). Insomma, se c'era modo di mettere insieme un guazzabuglio più becero di bassa comicita' (?) volgarmente allusiva ditemelo voi.

Ma queste cose, come dicevo sopra, non capitano per caso. Secondo me il genietto markettaro di turno aveva ben presente il target della sua piccola campagna, ed aveva (ed ha) ben presente come vanno le cose. Basta fare un giro sui cosidetti "social networks" per rendersene conto, lo spettacolo è desolante. L'abbrutimento culturale che galoppa, sui bit della grande rete, è uno dei fenomeni che più mi colpiscono e mi stupiscono. Anche perché, come ben sa chi ben mi conosce, io sono sempre stato uno dei più fervidi alfieri e sostenitori di Internet, ed una delle ragioni per esserlo era che, agli albori degli anni 90, la rete era veramente un potenziale formidabile veicolo per lo sviluppo culturale e per l'aumento esponenziale della conoscenza nel mondo e nell'umanità. Intendiamoci, lo strumento resta quello che era: una occasione di condivisione di cultura e conoscenza mai sperimentata dal genere umano nella sua (lunga? breve?) storia, ma a posteriori l'uso che ne è stato fatto è andato in tutt'altra direzione.

Le cose infatti non sono andate come inizialmente io e molti altri sostenitori avevano preconizzato: così come i canali e le tubature possono veicolare acqua, benzina o merda, anche Internet si è rivelata portatrice di materiale di diversa natura, e purtroppo la merda ha preso (secondo me, ed in alcuni ambiti) largamente il sopravvento. In questo, intendiamoci e ripetiamolo pure, la rete è assolutamente innocente, essendo solo uno strumento, utilizzato dall'umanità come più le aggrada.

Si fa un gran parlare, soprattutto negli ambienti sinistroidi, di cui mi pregio far parte senza vergogna (anche se al giorno d'oggi c'è da aver paura per quello che succede, mi sa che tra un po' dovremo costruirci delle catacombe come gli antichi cristiani) si fa un gran parlare, dicevo, della forbice economica che si allarga sempre più tra una ristretta minoranza di superricchi ed un'ampia maggioranza che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Questo è sicuramente un grosso problema, anche se fortunatamente almeno nei paesi occidentali la morte per denutrizione è un flagello sconfitto da tempo.

Uno dei cavalli di battaglia della "sinistra" è sempre giustamente stato quello della giustizia sociale, e cioè della diminuzione (anche se l'annullamento si è rivelato fallimentare là dove l'hanno sperimentato) del divario economico tra le varie classi sociali. La mia impressione però è che altrettanto grave sia la situazione per quanto riguarda il divario culturale ed intellettuale. Anche in questo caso la forbice si apre sempre di più, con una fascia di classi culturalmente povere cui viene ammannito ciarpame di livello sempre più infimo (e la collezione "stikeez" non è certo il gradino più basso con cui saremo costretti a confrontarci), che ha come contraltàre una élite intellettuale sempre più distante.

Eppure, da buon illuminista (ma poco illuminato, in questo caso) continuo a non vedere dove stia il problema di fondo. Mi dico: viviamo in un mondo in cui tutte le più moderne teorie scientifiche, con ampia documentazione delle basi teoriche e delle esperienze pratiche, tutti i più grandi progressi tecnologici, tutte le più ardite discettazioni di studiosi di qualsiasi branca del sapere (ivi incluse le materie umanistiche e non solo quelle scientifiche) sono disponibili e distanti solo un clik, ma perché quello che circola a fiumi ed inonda le nostre caselle postali e le nostre bacheche Feisbuc è sempre e solo purissima, abbondante e puteolente merda? Perché?

Il perché forse è piuttosto semplice, e lo aveva capito Mike Judge già 15 anni fa quando progettò il suo film "Idiocracy", un cult-movie che consiglio caldamente a tutti i (sperabilmente pochi) miei amici che non l'avessero ancora visto. In breve, con la stringatezza tipica di Wikipedia, il film è: "Una rappresentazione distopica del futuro dove, a causa della maggiore prolificità delle persone stupide, il livello di intelligenza medio raggiunge livelli talmente bassi da mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano". Ma è anche un film molto, molto molto divertente, per cui lo ri-consiglio. Come è naturale ma non ovvio, nel film la distorsione a fini narrativi e teatrali nasconde alcuni aspetti della realtà (per esempio il fatto che secondo me non è la media culturale a diminuire, ma il divario, il che è ben diverso), ma in altre intuizioni la pellicola è, a posteriori, assolutamente profetica.

Il Presidente USA del 2025 (e dobbiamo ancora arrivarci, e tremo al solo pensiero) è nel film un campione di wrestling (lo sport (?) più scemo che l'umanità abbia potuto concepire) e per di più rapper di bassa lega (ed aggiungo l'attributo per rispetto verso Eminem e disprezzo verso altri personaggi che si fregiano della stessa etichetta, vedi allegato N. 2). Ora, non vi fa venire in mente nulla? Forse il vecchio Ronald Reagan, o lo Schwarzie governatore della California (e che per un soffio non è arrivato anche lui altrettanto in alto)? OK, allora Donald Trump, di cui non mi fa paura tanto l'omofobia o il razzismo quanto il fatto che usi un vocabolario limitatissimo, tipico della fetta di popolazione culturalmente più arretrata. Qualcuno dirà che lo fa ad arte per essere compreso dai propri elettori, ma io, vista la naturalezza sfoggiata, ho il forte sospetto che lo faccia per naturale predisposizione e non come artificio elettorale.

Ma l'umanità sta veramente andando incontro ad una diminuzione globale del livello di cultura e conoscenza? Come direbbe un genio della comunicazione "low end" come Antonio Razzi, "Noccreto proprio". In realtà quello che si acuisce, e quello che prima o poi arriverà secondo me ad un punto di rottura, provocando eventi tragici (secondo la teoria matematica delle catastrofi), è il divario, la "forbice" tra le élite cognitive/intellettuali/culturali e la media del popolo. In maniera assolutamente simmetrica a quello che sta succedendo a livello economico, come già accennato. La conoscenza accumulata dall'umanità sia dal punto di vista scientifico che culturale, cresce sicuramente in valore assoluto. Così come la ricchezza economica accumulata a livello planetario cresce, ma cresce anche la fascia di popolazione che muore di sete per mancanza di approvvigionamento idrico. Insomma, le differenze (siano esse economiche o culturali (e, tanto per precisare per alcuni miei "amici" che la pensano diversamente, non sempre le élite economica e culturale coincidono, vedi il livello intellettuale dei "Rich Kids of Instagram") che dividono l'umanità in "classi" diventano sempre maggiori, il divario si apre tra chi discetta di onde gravitazionali, di sequenze genetiche, di algoritmi biologici, di musica atonale o iperverismo fotografico e chi va a far la spesa al Lidl e fa la collezione di Stikeez (tanto per tornare a bomba).

L'idea che l'uso dei Social Networks, coniugato con quello dei gadget tecnologici stile smartphone e tablet, sia uno dei veicoli preferenziali per la proliferazione del pressapochismo, delle convinzioni fallaci, delle mode, degli stereotipi e quindi, in pratica, della subcultura o dell'incultura mi viene proprio dalla frequentazione degli stessi (in realtà di uno solo di essi, il più famoso e pervasivo). Qui, oltre a confrontarmi personalmente con un certo numero di "amici" conosciuti direttamente più o meno bene e con la grande maggioranza dei quali non ho difficoltà a ragionare a livelli diversi di approfondimento, frequento anche un paio di "pagine" di quelle a grande partecipazione, che raccolgono gruppi di interesse molto variegati, con tantissime persone di estrazioni diverse che non conosco direttamente.

I due gruppi affrontano temi molto diversi: uno è un gruppo di discussione socio-politica frequentato prevalentemente da grillini, PDini e LeUini, l'altro è un gruppo di "identificazione piante", argomento in cui ho una certa esperienza (anche se in ambito limitato) e quindi offro il mio aiuto come supporto al dare un nome a piante, erbe e fiori rappresentati. Ora, quello che vedo tutti i giorni in entrambi i consessi mi induce veramente allo sconforto e per questo non so se e quanto faccio bene a perseverare nella frequentazione. Ma mi sforzo di resistere, anche per mantenere qualche contatto con realtà diverse da quelle della mia ristretta cerchia di conoscenti.

Nel primo, se uno cerca un minimo di approfondire temi quali la suddivisione tra destra e sinistra, il significato odierno di "classe lavoratrice", che cosa e' "conservatore" e che cosa "progressista", ma soprattutto se si mette in discussione o si contraddice quanto detto da altri, senza tenersi sullo stesso tono di linguaggio basso parlando per stereotipi beceri, si è trattati da "spocchiosi intellettuali", dando evidentemente anche al secondo termine il significato dispregiativo che è insito nel primo. Cito testualmente, errori grammaticali e di battitura compresi, come, dopo un brevissimo scambio di opinioni, sono stato apostrofato a chiusura dello stesso: "Non ho viglia di polemizzare con un presuntuoso e spocchioso che la ragione la estorce con la superbia. LA lascio ai suoi al suo progresso intelletivo". Ora, secondo voi, che cosa mi ha detto questo qua? Io non ho ben capito, se non che mi accusa di spocchia, presunzione e superbia e di, appunto, essere uno sporco intellettuale, senza neanche dirlo in maniera corretta e facilmente comprensibile. Intellettuale è un insulto, la cultura è spregevole, se uno usa un vocabolario articolato è spocchioso, se argomenta una obiezione è superbo e via banalizzando.

Il secondo gruppo ha uno scopo ben preciso: aiutare chi chiede a dare un nome e cognome ad una pianta fotografata. E' un gruppo chiuso e moderato, e per poter essere ammessi bisogna assicurare di averne letto il regolamento. Che, peraltro, è piuttosto semplice, con regole chiare del tipo: non bisogna postare più di una pianta per volta per il riconoscimento, è necessario indicare la località del ritrovamento, e, tra l'altro, è assolutamente vietato parlare di commestibilità delle specie postate (e questo è motivato dal fatto che nessuno può mai essere sicuro del riconoscimento di una pianta da una foto e soprattutto dire a qualcuno questa è commestibile può indurre la stessa persona ad andare a cercarla e poi scambiare la pianta con un'altra, con conseguenze anche gravi).

Seguire le regole a me sembra ovvio e banale, eppure non avete idea (o ce l'hanno i pochi che leggeranno il pensierino e frequentano lo stesso gruppo) di quale sia la situazione. Su 10 post, almeno 3-4 hanno la richiesta esplicita: Mi dite se questa pianta è commestibile? Sembra quasi lo facciano apposta. Senza contare altri vizi capitali che vengono a galla con frequenza impressionante. Superficialità: vengono inviate foto assolutamente sfocate, contenenti decine di piante diverse senza sapere quale sia quella oggetto della richiesta. Scarsa educazione: se ad una pianta vengono dati due nomi diversi da parte di due "esperti" spesso chi ha fatto la richiesta chiede in maniera imperiosa: allora, mettetevi d'accordo, quale delle due? (come se fosse non solo possibile, ma anche banale determinare la pianta con certezza). Faciloneria: molta gente tira evidentemente a indovinare e spara nomi a casaccio, rischiando di indurre in confusione chi chiede. Superbia e intolleranza: se gli amministratori tentano, magari con gentilezza, di far rispettare le regole, vengono tacciati di essere draconiani, stalinisti, e via di questo passo.

Insomma, un mezzo che potenzialmente sarebbe un formidabile veicolo di conoscenza (ed in ogni mia risposta sul gruppo mi sforzo di fare proprio questo, trasmettere in maniera utile il poco che so per far crescere non solo la conoscenza di chi chiede, ma anche la passione per questo piccolo ma utile hobby) diventa ancora una volta veicolo per ogni tipo di banalità, scorrettezza, appiattimento. Se osi non solo mettere il nome scientifico di una pianta (cosa quasi obbligatoria nel gruppo), ma fai anche qualche volta notare che i nomi volgari e popolari spesso inducono in errore sei sicuro di venir tacciato da nemico del popolo, sbruffone intellettuale e di avere in spregio le tradizioni che invece tanto bene fanno alla conoscenza umana. Insomma, la grande maggioranza della gente sembra andare nel gruppo non per imparare qualcosa, ma per rafforzare le proprie convinzioni e idee, spazientendosi se qualcuno fa notare che magari queste convinzioni non sono corrette.

Considerazione finale: come se non bastasse quanto detto finora, c'è da aggiungere la stupida e masochistica convinzione che per essere "de sinistra" e perciò "amici del popolo" si debba condividerne l'appiattimento culturale, e comunque non si debba mai denunciarlo, a rischio di essere, come appunto rimproverato al sottoscritto "spocchiosi intellettuali radical-chic (offesa buona per tutte le occasioni)" come minimo, quando non razzisti culturali e classisti tout-court. A questo proposito è istruttiva la recentissima polemica tra Michele Serra (personaggio che ammiro) e "la rete" che gliene ha dette di tutti i colori semplicemente perché lui ha osato (udite udite) dire che la situazione, per quanto riguarda violenza e incultura dilaganti, è peggiore negli istituti tecnici che nei licei. Per documentazione mia e per chi volesse approfondire, la vicenda è riportata in allegato 1 . Per brevità per chi non volesse sorbirsi tutta la querelle riporto qui la frase clou di Serra, che riassume bene il mio pensiero sull'argomento: "Lo sdoganamento dell'ignoranza è uno dei più atroci inganni perpetuato ai danni del popolo"

Bene, credo di avere sufficientemente dettagliati i miei convincimenti in proposito e non so se qualcuno sia arrivato a leggere fino qui, se lo ha fatto lo ringrazio per la tenacia e l'attaccamento al sottoscritto. Come allegati vi lascio un paio di cosette a suffragio di quanto detto finora. Del primo ho brevemente detto qui sopra. Riporto integralmente il testo dell'"Amaca" incriminata ed i link ad uno (dei molti) intervento contro e della risposta di Serra. L'altro allegato è il link al videoclip di una delle canzoni di maggior successo della scorsa stagione invernale. Questa è la sottocultura che regna e questi sono i miti ed i vezzi ambizione della stragrande maggioranza dei giovani di tutto il mondo! La canzone, a partire dal titolo veramente educativo e senza alcun doppio senso volgare si chiama "Swalla" (storpiatura di "Swallow" = "ingoia") e giusto per non far credere a chi la ascolta di essersi sbagliato viene accompagnata dalle sobrie e poetiche immagini del clip che, by the way, ha la ridicola somma di oltre un miliardo (!) di visualizzazioni...

FG

Allegato 1: la polemica sull'"Amaca" del 20 aprile di Michele Serra

Allegato 2: Il video "Swalla" (Jason Derulo feat. Nicki Minaj & Ty Dolla $ign)

 

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