Tutti i pensierini.

Pensierino di Settembre 2017:

Delle mode e degli eccessi

Non sono un lookologo (come tristemente si definiva Roberto d'Agostino nella trasmissione di Arbore "Quelli della notte" che l'ha reso infamemente ed immeritatamente famoso) perciò non parlerò della moda nell'accezione più comune del termine, e cioè quella dell'abbigliamento. Non ne capisco una minghia, di abbigliamento, perciò passo la palla. Ma la moda non è solo vestiti, ci sono mode pervasive che non sai perché permeano la vita di chiunque, spesso senza che ce ne si renda conto (chi scrivepunkrebbe ci se ne renda conto mi scriva in privato che apriamo un dibattito sintattico-lessicologgico).

Di fianco all'abbigliamento ci sono altri settori contigui in cui il termine "moda" si sostanzia in obbrobri che come maree montanti invadono i lidi d'ogni dove. Solo per fare qualche esempio, l'arredamento corporeo non si esaurisce in ciò che indossi, ma include il modo in cui ti acconci la chioma, le ciglia e le altre parti pelose (che cosi' vengono mondate dalle loro origini bassamente animali). Incluso il tatuaggio, simbolo indelebile della vanità che tenta di nobilitare una scelta con l'attributo dell'irreversibilità (in questo non distante dal matrimonio).

Ma non e' di questo che volevo parlare, naturalmente...

Uno dei campi in cui la moda imperversa come un naturale uragano, con periodiche tempeste che mutano l'orizzonte delle preferenze come un'alluvione muta l'alveo di un fiume, è quello gastronomico-enologico (per dirla semplice, dei cibi e delle bevande). Siccome in questi territori sono ben più a mio agio che non in quelli dagostiniani, da decenni ho un'antenna alzata che mi fa registrare e a volte prevedere le tendenze. Sull'argomento ho tra l'altro già scritto un paio di volte (qui e qui), e questa sarà perciò la terza. Ben diversa però dalle altre due, in quanto qui invece che prendere per il culo gli altri devo farlo con me stesso, cospargendomi il capo di cenere ed ammettendo che ebbene sì, anche io (che sono un comune mortale) sono prono alle mode ed alle tecniche di marketing che (le une e le altre) tanto esplicitamente quanto teoricamente aborrisco e stigmatizzo.

OK, camcayennabiamo argomento adesso e parliamo di peperoncini piccanti.

Chi mi conosce sa (e chi non mi conosce non mi legge, quindi non mi importa) quanto io da sempre ami i cibi piccanti. In famiglia vengo preso in giro e qualche volta Maddalena mi chiede se voglio un po' di peperoncino sul crème caramel, o nel caffelatte. Mi piacciono la cucina messicana e quella indiana, piccanti per antonomasia, e mi è capitato di andare in ristoranti indiani in Italia e non riuscire, nonostante le esplicite richieste, a mangiare un masala o un vindaloo abbastanza piccante (in India non c'era bisogno di chiedere smile). In pizzeria chiedo sempre il peperoncino in polvere, che uso regolarmente anche a casa, così come il Tabasco (seppure in piatti diversi).

Siccome (anche questo è risaputo) da molti anni coltivo anche un orto nel pezzettino di terra annesso alla nostra casetta, i peperoncini non me li sono mai fatti mancare, ed ho sempre messo qualche pianta di pili-pili o di peperoncini di Cayenna. Mangiati freschi, a fettine nell'insalata di pomodori e basilico anch'essi dell'orto è la morte loro!

Cosi' per qualche tempo, poi nel mondo dei peperoncini cambiò qualcosa. Qualche anno fa (non molti, sicuramente meno di dieci) si sparse infatti la notizia dell'esistenza di peperoncini di una piccantezza inusitata, molto più piccanti dei temibili diavolicchi calabresi ritenuti, almeno qui da noi, il massimo del brucior di lingua.

Faccio una piccola digressione per raccontare la storia di Wilbur Scoville. Questo tizio si mise in testa nel 1912 di definire una scala della piccantezza dei peperoncini. Il buon Scoville sapeva perfettamente che la piccantezza è data dal contenuto nei frutti maturi dei peperoncini di una sostanza chiamata capsicina (da Capsicum, il nome del genere botanico cui appartengono peperoni e peperoncini). Per costruire la scala definì arbitrariamente la piccantezza della capsicina pari a sedici milioni (di che? ma di "Unità Scoville" naturalmente, che per brevità chiameremo U.S.), mentre quella dei peperoni dolci, così come quella dell'acqua fresca è pari a zero (in quanto nè gli uni nè l'altra contengono capsicina). Scoville definì anche un metodo semi-oggettivo per determinare la piccantezza di una certa qualità di peperoncino, ma non mi dilungo nella spiegazione, queste informazioni sono facilmente reperibili su Wikipedia.

Torniamo ai nostri peperoncini italiani, gloria del sud rovente non solo per il sole. Il diavolicchio calabrese più piccante registra un valore massimo, sulla scala Scoville, di 30mila U.S. Non male, se si considera che è di poco superiore a quello del Tabasco, usato per preparare l'omonima salsa, la più piccante per antonomasia. Da sempre però si sa dell'esistenza di una specie di peperoncino molto piu' "feroce", chiamato habanero (da l'Avana, capitale di Cuba, da cui si dice provenga). Questo peperoncitabascono, botanicamente appartenente alla specie Capsicum chinense, ha valori di piccantezza molto più elevati, fino a dieci volte tanto (oltre 300mila Unità Scoville).

L'habanero è stato considerato il peperoncino più piccante fino a tempi molto recenti (2005). Poi è partita una folle gara di rincorsa, basata su incroci ed ibridi sempre più sofisticati di frutti sempre più piccanti. Per farla breve, attualmente il peperoncino che detiene (dal 2013) il guinnes della piccantezza si chiama "Carolina (Leggi "cherolaina") reaper". Esso raggiunge massimi di piccantezza superiori ai 2 milioni di U. S. (!)

Fin qui la storia della piccantezza e dei suoi record; torniamo ora al nostro orto non senza prima citare una piccola nota di colore. Quasi tutti gli amanti del piccante (come il sottoscritto) hanno una presunzione: quella di essere, tra gli amanti del piccante, se non il maggior sopportatore di piccantezza, almeno nel quinto percentile superiore smile. Questo ingenera anche un certo spirito di competitività, per cui se avete mai assistito all'incontro di due simili imbecilli (tipo il sottoscritto), avrete forse anche assistito alla scena dell'uno che sfida l'altro ad una gara di resistenza al peperoncino puro, che viene masticato ed ingerito tra lo stupore degli astanti non piccantofili. Gli amatori del piccante naturalmente si tengono informati, e sono alla costante ricerca di un nuovo peperoncino che soddisfi le loro brame di devastazione palatale.

Da una decina d'anni il tamtam mediatico (per quanto in un settore di nicchia) e la disponibilità di notizie su Internet ha fatto crescere a dismisura, in tutti gli appassionati nostrani (e quindi anche nel sottoscritto) la curiosità di assaggiare questi mostri di piccantezza, e naturalmente là dove c'è domanda prontamente si crea l'offerta. L'Italia è diventata in brevissimo tempo una delle maggiori produttrici mondiali (dicesi mondiali) di peperoncini superpiccanti, a cominciare dall'habanero fino ai mostri dal milione di U.S. in su (Bhut Jolokia, Naga Morich, Fatali, Carolina Reaper, Trinidad Scorpion etc). I vivai e i consorzi agrari, che forniscono sementi e piantine di fiori ed ortaggi ai piccoli coltivatori si sono immediatamente adeguati a questa nuova moda, ed io quest'anno sono stato stupito di vedere che il piccolo vivaista da cui talvolta mi rifornisco per le piantine di cavoli e pomodori aveva una scelta di peperoncini superpiccanti da far inBhut jolokiavidia alla scelta di rose e viole di Viridea smile.

Per farla breve, qualche anno fa ci sono cascato anch'io come un pirla, ho acquistato un paio di piantine di Naga Morich e con mia grande soddisfazione ho avuto un piccolo raccolto, che ho utilizzato per fare una delle salsette più piccanti della storia. Mi sono appassionato e, sarà stata la soddisfazione di vedere lo stupore nelle persone cui facevo assaggiare quantità microscopiche (ad evitare problemi) di salsina o di peperone puro, sarà stato l'orgoglio di produrre una salsetta paragonabile alla dinamite, per un paio d'anni ho recidivamente perpetrato questo mio piccolo inconfessabile delitto. E' da notare che, vista l'origine tropicale delle piantine in oggetto, nel brumoso clima ciriacense la produzione era sempre piuttosto limitata: qualche peperoncino superpiccante mescolato ad altri "normali" produceva comunque qualcosa di utilizzabile, anche se con difficoltà.

Questo mestiere crea anche problemi, naturalmente. Tutte le volte che mi metto a manovrare queste vere e proprie armi chimiche è uno scompiglio in casa: l'aria nell'ambiente di lavorazione diventa difficilmente respirabile senza provocare lacrimazioni e starnuti, qualsiasi attrezzo utilizzato va lavato con estrema accuratezza dopo l'uso, ma la cosa peggiore è quello che capita alle dita che manipolano quella roba. Non importa quanto le lavi, se ti capita di grattarti da qualsiasi parte, ma in particolare intorno alla bocca, il naso, o (dioneguardi) un occhio sono dolori! E non parliamo delle parti meno nominabili esplicitamente: la minzione ti costringe ad utilizzare protesi e protezioni per non toccare direttamente l'organo preposto a tale funzione, ad evitare conseguenze tragiche... A volte ho sentito il bruciore alle mani (e non solo sad) per un paio di giorni dopo aver lavorato con i "mostri".

Facciamo un passo avanti. Approfondendo lo studio anche teorico di questo argomento così particolare ho scoperto quello che avevo gia' capito basandomi sulla sperimentazione in vivo: pare dimostrato che oltre una certa concentrazione di capsicina (pari a circa 250mila U.S.) la sensazione di piccantezza, che fino a lì aumenta con i valori della scala, si trasforma in vero e proprio dolore fisico. Aumentando ancora la piccantezza il dolore resta più o meno costante in intensità, ma aumenta la sua diffusione (in bocca e in gola) e la sua durata nel tempo. Insomma, non per niente questa roba viene usata negli spray della polizia per fermare i malintenzionati...

A questa rivelazione si è aggiunto un fatto quasi disastroso: conoscendo la potenza di questi oggetti, quest'anno ho messo una sola piantina di peperoncino superpiccante, un Betichettahut Jolokia, confidando come al solito in un raccolto modesto. La stagione dell'orto è stata però incredibilmente fruttuosa, ed io sono già al terzo raccolto di peperoncini-bomba, ne ho già messi ad essiccare più di 50 (e come si capisce dalla foto non sono piccoli), e ce ne sono ancora sulla pianta. Se qualcuno in questo periodo mi vede girare con gli occhi rossi sa a che cosa sono dovuti.

A questo punto una riflessione si impone perchè, come diceva Francesco Salvi, anche il masochismo ha un limitismo... Ho perciò fatto a me stesso la solenne promessa che dall'anno prossimo, e fino al completo esaurimento delle scorte di polverina e salsette feroci, non pianterò mai più una singola pianta di qualsivoglia varietà superpiccante. Mi limiterò ad una sola piantina di una varietà di Capsicum annuum (Calabrese, o Tabasco, o Cayenna) per il consumo fresco nell'insalata di pomodori e basilico, che continua a rimanere la morte loro...

Il marketing della competitività sulla piccantezza non mi avrà più tra le sue vittime, lo giuro! risata

FG

P.S. Chi volesse aiutarmi a finire le scorte di Miele di Belzebù © (salsetta molto piccante), di Miele di Satana ™ (salsetta ultra piccante) o Polvere del Demonio ®; (peperoncino super piccante essiccato e tritato) mi faccia sapere con un commento qui sotto. Spese di spedizione a carico del destinatario risata

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