La madonnina dagli occhi dolci

La signora Guo Li-Sheng era una di quelle donne cinesi dall'eta' indefinibile, la faccia senza rughe da bambolina triste che mi piace cosi' tanto nelle orientali, e un fisico minuto ma non esile. Madame Guo (cosi' la chiamavo, come facevano i suoi colleghi cinesi, senza sapere se la stavo chiamando per nome o per cognome) era un alto funzionario della Science and Technology Commission of China (STCC), un organismo tecnico-burocratico simile a un nostro ministero della tecnologia e della scienza.

Non doveva essere stato facile per una donna in Cina raggiungere uno status di responsabilita' in un posto simile, come peraltro non sarebbe facile qui da noi, ma Madame Guo era una donna capace, forte e sensibile. Parlava l’inglese molto meglio dei suoi colleghi maschi ed aveva conoscenze tecniche che loro non avevano, insieme ad una spiccata intelligenza sociale che le aveva consentito di fare carriera.

La STCC aveva all’epoca stretto un patto di cooperazione con la Commissione delle Comunita’ Europee, per la realizzazione di progetti tecnico-scientifici congiunti. Io ero responsabile di un bel progetto, in cui la mia azienda lavorava insieme all’Universita’ di Shanghai per la realizzazione di un laboratorio di prove per misurare la qualita’ di software di comunicazione. Il progetto aveva fondi a sufficienza per gestire sia lo scambio di materiali e conoscenze, sia le buone relazioni con la controparte cinese. All’epoca la Cina non aveva ancora conosciuto il boom economico; la repressione di Piazza Tien An-Men aveva appena lasciato il suo segno indelebile, cancellando una primavera politica sperata ma mai sbocciata, il cui profumo avevo avuto la fortuna di assaporare per un magico istante, a Pechino, nel maggio del 1989.

La signora Guo insieme ad alcuni suoi colleghi era venuta in Italia per una visita di cortesia, non necessaria alla buona riuscita tecnica del progetto, ma pagata dallo stesso per la sua buona riuscita complessiva. Avevo personalmente organizzato incontri con i vertici aziendali e con il rappresentante della Comunita’ Europea, una serie di presentazioni del progetto, dei suoi obiettivi e dello stato di avanzamento dei lavori a poco piu’ di un anno dalla partenza del medesimo. I cinesi, poco interessati ai dettagli e poco avvezzi ai sintomi del jet lag, sbadigliavano vistosamente durante gli incontri. Non lei: Madame Guo ascoltava attenta e compunta, con quella sua aria leggermente triste che non riuscivo a spiegarmi.

La visita prevedeva naturalmente anche una parte turistica, e questa era la piu’ attesa dai nostri ospiti. Avevo organizzato allo scopo una visita di un paio di giorni nella capitale, per mostrare la faccia piu’ bella e nobile di questa nostra Italia. La signora Guo era visibilmente attratta dalla prospettiva di vedere Roma, anche se rimaneva compassata e non si abbandonava ad espressioni di entusiasmo.

Personalmente, invece, ero elettrizzato dalla situazione. Non capita tutti i giorni, per lo meno nel mio lavoro, di dovere andare a fare una visita turistica a Roma, accompagnando ospiti importanti. Lo so, avrei potuto affidare il tutto ad una agenzia specializzata, ma preferivo gestire oculatamente i fondi del progetto, ed in fondo prendermi due giorni di similvacanza non mi dispiaceva affatto.

Durante il viaggio Madame Guo mi confido’ quasi bisbigliando, per non farsi sentire dai colleghi, di voler visitare San Pietro, vedere dove stava il Papa e dove la cristianita’ aveva eletto la sua sede principale. Forse non avrei dovuto, ma le chiesi se fosse cattolica. Lei mi guardo’ perplessa e mi disse che no, non era credente, perlomeno non nel senso che io davo alla parola. Voleva pero’ sentire la spiritualita’ del posto. Mi spiego’ in breve, nel suo inglese corretto e pacato, che non c’e’ bisogno di essere religiosi per immergersi nella magia di un luogo sacro (quante volte in seguito ho capito cosa volesse dire, nei templi hindu, davanti a uno Stupa buddhista, in un cimitero ebraico o in una cattedrale gotica, pur rimanendo un ateo convinto!).

Parlavamo di tutto cio’ mentre il taxi ci portava verso l’albergo che ci avrebbe ospitato. Compitamente seduta sul sedile anteriore, le mani in grembo, la signora Guo mi sembrava commossa e turbata. Provai a sondare la ragione di queste esitazioni e del tremito della voce ma Mr. Zhao, che stava con me sul sedile posteriore del taxi, mi fece segno di tacere (il gesto che io credevo solo italiano, con il dito sulle labbra a toccare la punta del naso). Subito dopo, un segno piu’ misterioso, anche questo inequivocabile per quanto non facilmente spiegabile: con il pollice destro a solcare la gola da sinistra a destra, e il dito era chiaramente un coltello.

Non capii tutto, ma quello che c’era da capire, e mi tacqui immediatamente. La signora, che come ho detto non era proprio una sempliciotta, pur stando seduta sul sedile anteriore del taxi percepi’ che Mr. Zhao mi aveva forzosamente tacitato, e parlo’. Con il suo inglese lento e quasi impeccabile mi racconto’ in breve la tragedia che l’aveva colpita solo un anno prima.

Grazie alla sua posizione in seno all’importante organo burocratico, pur avendo sposato un semplice operaio, la famiglia della signora era benestante ed abitava in un quartiere residenziale di Pechino. Le due figlie, una di oltre venti anni e una di sedici erano in casa un pomeriggio in cui dei balordi avevano tentato un furto nell’appartamento. Il furto si era trasformato in una rapina vista la presenza delle due ragazze. Forse qualcosa ando’ storto, e forse i delinquenti vollero concedersi qualcosa in piu’ dei soldi e dei soprammobili (questo non fu esplicito, ma mi sembro’ di intenderlo). Al suo rientro la signora Guo trovo’ una delle due figlie in stato di choc, e l’altra, la piu’ giovane e la piu’ amata, in una pozza di sangue, con la gola squarciata. La signora Guo concluse che avrebbe voluto pregare in San Pietro per la figlia uccisa (e io, bestia che sono, ho dimenticato il nome della ragazza, e dire che l’ho ricordato per tanti anni!). A questo punto del racconto piangevo come un vitello, ed il tassista perplesso (evidentemente non masticava granche’ di inglese) mi chiese cosa c’era che non andava.

Il giorno successivo, come previsto, andammo a vedere San Pietro. Mr. Zhao non sembrava molto intenzionato a visitare la chiesa (chissa’, magari temeva che qualche spia potesse riferire in alto loco di questa sua deviazione ideologico-politica) e decidemmo di rivederci piu’ tardi. La signora Guo, visibilmente contenta di ammirare le meraviglie della Basilica, aveva acquistato un’aria se non felice per lo meno serena. Mi parlo’ a lungo di quanto la sua ragazza fosse bella e buona, non faceva mistero di preferirla alla sopravvissuta, ed io mi sono sempre chiesto se questo fosse stato vero anche prima del fatto oppure in qualche modo la madre non avesse perdonato alla maggiore proprio la sopravvivenza. Madame Guo sembrava sollevata nel poter raccontare la sua bambina a qualcuno, e la cosa gratifico’ anche me.

Vivevo quella visita in uno dei luoghi piu’ belli della citta’ piu’ bella del mondo in questa atmosfera agrodolce sospesa tra splendore e tragedia, quasi in uno stato di trance. Salimmo fino in cima alla cupola in ascensore, per ammirare il panorama dall’alto. La signora Guo era visibilmente commossa da tanta bellezza ma non solo, era evidente la sua serena beatitudine nel sentire di essere in un luogo in cui il sacro si respira anche senza bisogno dell’incenso dei turiboli. In me la tensione si era accumulata anche fisicamente, e cercando un modo anche fisico di scaricarla lasciai salire Madame Guo sull’ascensore che scendeva, dandole appuntamento all’uscita dell’ascensore stesso. Dopo tutta la discesa di corsa, i gradini quattro a quattro, rischiando ad ogni rampa un rovinoso scontro con i pochi temerari che salivano a piedi, arrivai al piano terra prima dell’ascensore. Mi sentivo terribilmente stupido, ma la corsa ed il fiatone mi calmarono un po’.

Prima di andare all’appuntamento con Mr. Zhao la signora mi chiese ancora un favore. Voleva portare a casa un ricordo di quella giornata, e sembrava attratta da quelle madonnine di plastica ripiene di acquasanta e con la corona-tappo azzurra. A poco valsero i miei tentativi di indirizzarla su qualcosa che fosse meno sfacciatamente kitsch (pur se l’impresa di trovare un’alternativa sopra quelle bancarelle non fosse banale): Madame Guo voleva la madonnina, anche perche’ sembrava apprezzare il fatto che quell’acqua fosse in qualche modo venerata. Mi rassegnai all’idea, ma non mi aspettavo certo che la signora mi chiedesse di aiutarla a SCEGLIERE la madonnina. Perche’ mai? Erano fatte in serie, esattamente tutte uguali! La signora mi guardava incredula, con l’aria di chi guarda uno sciocco: come tutte uguali? Ce n’erano di belle e di brutte, lei voleva naturalmente la piu’ bella, ed io dovevo aiutarla a scegliere. Mi apprestai ad interpretare correttamente il mio ruolo di ospite, anche per il bene del progetto con l’Universita’ di Shanghai, e cominciai a osservare le madonnine.

Bah, cosa succedeva? Madame Guo aveva ragione? E’ vero, guarda questa, ha un occhio storto. A questa manca un pezzo di rosario in mano, e quest’altra? Sorride, forse? La cattiva qualita’ della catena di stampaggio delle bottigliette-madonnina aveva prodotto sbuffi di plastica e sbaffi di colore che le rendevano effettivamente tutte diverse tra loro! E a ben guardare questo produceva effetti a volte grotteschi, a volte meno disprezzabili. A venti anni di distanza mi chiedo che cosa abbiano pensato di noi i venditori ambulanti che ci vedevano intenti in questa opera di minuziosa osservazione e cernita delle statuette. Girammo diversi banchetti, talvolta tornando a vedere qualcosa che non ci convinceva del tutto, prima di scegliere la madonnina piu’ bella di tutta via della Conciliazione, porticato del Bernini incluso. La casualita’ delle impercettibili variazioni nel processo di fabbricazione aveva partorito una madonnina pressoche’ perfetta, dallo sguardo dolcissimo ed assorto, solo leggermente triste, di una tristezza rassegnata che ricordava quella di Madame Guo, o, forse, cosi’ solo mi pareva…

FG  

Madonnina di Lourdes