Tutti i pensierini.

Pensierino del mese di maggio 2012:

Dilettante! (apologia della mediocrità)

Mentre scrivo la nuova versione del mio sito Web (che probabilmente non vedra' mai la luce) mi trovo spesso di fronte a problemi piu' o meno piccoli di costruzione delle pagine, per farle apparire come voglio io, senza sapere come risolverli. A volte la cosa mi sembra cosi' banale (e poi in realta' lo e') che lo scoramento prende il sopravvento sulla volonta' di approfondire. Poi invece, magari in un altro momento, con pazienti ricerche su Google e con il metodo ormai imperante del prova e riprova (inglese: trial-and-error), riesco a venirne a capo. Tutte le volte un pensiero fa capolino: certo che per un professionista del web queste devono essere quisquilie. Sono proprio un dilettante!

Dilettante. Quasi un'offesa, anzi, proprio un'offesa. Fatti da parte, che sei un dilettante, so io come fare! Ma cosa vuol dire dilettante? La radice e' chiara, delectare, dare diletto, piacere e quindi "dilettarsi", darsi piacere. Questo e' un dilettante: uno che fa le cose per farsi piacere, slegato dalla necessita' di guadagnarsi la pagnotta. Che privilegio essere dilettanti! Il professionismo, gabellato come concetto positivo nella societa' competitiva (io professionista so fare la cosa meglio di te, dilettante, quindi sono migliore), presuppone impegno, fatica, sforzo, ed e' quindi anche perfettamente coerente con la morale cattolica del sacrificio come atteggiamento positivo e redentore.

Il professionismo e' pesante, il dilettantismo e' leggero. La professione serve a qualcosa, e spesso viene esercitata obtorto collo solo per quadrare il pranzo con la cena. Fortunata l'esigua minoranza di chi esercita il proprio mestiere dilettandosi, provando vero piacere (e non semplicemente la soddisfazione di chi lavora bene, sentimento che accomuna la maggioranza delle persone coscienziose ed oneste).

La pratica del dilettantismo consente inoltre di aumentare in ampiezza cio' che si perde in profondita', offrendo la possibilita' di spaziare su piu' discipline, ed anche di abbandonarle quando esse diventino troppo pesanti o complesse o noiose. E' un atteggiamento, devo ammettere, tipico del pigro, conscio del fatto che nel momento in cui la fatica superera' il piacere potra' dedicarsi ad un'altra attivita', saltabeccando felice (gli esempi non sono casuali) dalla botanica alla gastronomia, dalla cartografia alla musica, dall'informatica alla pesca subacquea al bricolage alla micologia al turismo.

L'approccio del dilettante di professione (ossimoro credo comprensibile) possiede anche un'altra caratteristica: quella di affrontare i problemi con la filosofia del fai-da-te. Il vero dilettante e' curioso e parte dal presupposto "se un altro ci riesce lo posso fare anch'io". Non diventero' mai un esperto, ma posso farlo, magari anche discretamente bene. E poi magari una volta che mi sono dimostrato di poterlo fare, mi passa la voglia e passo allo sfizio successivo. Cosi' non e' detto che tra un anno saro' ancora li' a rompermi la testa (e le balle) con i costrutti PHP, magari mi installerò in cantina un kit per la coltivazione casalinga di Pleurotus eryngii, i cardoncelli che tanto piacciono a Maddalena (e a me, naturalmente).

Il dilettantismo, come dicevo, e' sicuramente un atteggiamento che denota di per se' caratteristiche non invidiabili quali la pigrizia ma anche il timore di doversi misurare con altri, l'ansia da prestazione, lo stress da costrizione. Lo so per esperienza personale: l'unica volta in vita mia in cui sono risultato primo ad un concorso nazionale ho avuto una reazione di vero e proprio panico, e (ad una analisi a posteriori) ho fatto in seguito piu' o meno consciamente di tutto per cancellare questa macchia dal mio curriculum, cercando di rientrare nella media. Quella medieta' che mi sembrava piu' confortevole, consentendomi un impegno che non fosse assoluto e totalizzante, e mi permettesse agevolmente di dedicarmi anche a tutte le altre attivita' che mi gratificavano e continuano a gratificarmi.

Cosi' nella professione, ed anche in questo caso non so quanto consciamente, i principi ispiratori delle mie azioni sono stati coerenti con questa filosofia della mediocrita' (peraltro lodata come dote preziosa quanto l'oro dai nostri (s)avi in epoche remote). Il primo gradino di carriera mi e' stato sufficiente. Altri potrÓ giudicare se io non abbia voluto o non abbia potuto salirne ancora. Il loro giudizio peraltro non spostera' la mia convinzione di aver fatto la scelta che mi ha consentito con sforzo non eccessivo di godere gli agi della tranquillita' economica, coniugati con quelli essenziali della liberta' intellettuale e della coerenza morale. Impagabile il lusso di poter godere di piaceri nella vita meno violenti ma piu' appaganti del veder aumentare il potere o la ricchezza personale.

Giusto per non dare adito ai detrattori di tacciarmi oltre che di autoindulgenza anche di ignavia cronica, e per non passare messaggi negativi a chicchessia, concludero' ribadendo che essere dilettanti non significa essere fannulloni. Cio' che si perde in profondita' lo si puo' facilmente guadagnare in ampiezza. La vita del dilettante puo' essere molto piena di cose da fare: piu' volte mi sono trovato ad andare a letto alle due di notte dopo aver lottato strenuamente con la sintassi javascript ed averla talvolta piegata ai miei desideri. Una cosa pero' devo dire: che una volta a letto, sia che il problema fosse stato risolto, sia che rimanesse per il giorno dopo, la tranquilla consapevolezza del fatto che la cosa fosse fatta per diletto mi consentiva di prender sonno velocemente e con serenita'.