Tutti i pensierini.

Pensierino del mese di Novembre 2012:

Scandalose orchidee

Le orchidee sono fiori popolarmente ritenuti i piu' belli, misteriosi, preziosi e affascinanti. Per una volta sono d'accordo con questa opinione popolare (!). Per me le forme e i colori di un'orchidea sono quasi ipnotici. Raramente la natura si e' sfiziata come in questo caso per generare forme bizzarre, arzigogoli arditi, esplosioni di colori ma anche di profumi tra i piu' particolari e accattivanti. Sulle orchidee sono stati scritti centinaia di libri che ne raccontano la storia incredibilmente avventurosa (non tanto dei fiori, ma del loro rapporto con l'uomo) e che ne illustrano la bellezza. Mi piacerebbe comunicare un po' del mio amore per queste meraviglie e allora ci provo, cominciando col raccontare qualche storia particolare, generalmente ignorata e in qualche modo secondo me interessante.

Cominciamo dal Vanilla planifoliaprofumo, che per la verità nelle forme coltivate a scopi ornamentali non e' particolarmente evidente o gradevole, ma che spesso in natura e' invece intenso, soave e particolare. Il caso piu' noto e' quello della vaniglia, che come molti sanno viene ricavata dal frutto essiccato di una orchidea (Vanilla planifolia). La pianta e' originaria del Messico, ma oggi viene principalmente coltivata in Madagascar per la commercializzazione dell'aromatico estratto. Chi ama un po' la cucina artigianale sa che e' meglio comprare i baccelli essiccati di vaniglia che l'aroma di vanillina in polvere, quest'ultimo infatti e' quasi sempre artificiale.

Il fiore della vaniglia e' bello, ma non tra i piu' belli. Segue lo schema classico dei fiori di questa grande famiglia, che hanno sempre sei petali (In realta' tre sepali e tre petali), i sepali posteriori e i due petali anteriori laterali servono spesso solo da "contorno" al petalo piu' vario ed affascinante, il cosidetto "Labello" (piccolo labbro). Il labello e' quasi sempre molto diverso dagli altri ed assume le forme ed i colori piu' strani e suggestivi. Questo petalo ha infatti una funzione "vessillare"; serve cioe' (come una bandiera) ad attrarre l'attenzione degli animali pronubi (insetti, ma anche colibrì) che operano l'impollinazione.

Nel caso della vaniglia il labello ha forma di calice molto allungato, quasi tubolare, ed apre la sua parte anteriore come una bocca con i contorni sfrangiati (vedi foto a lato); da questa sua caratteristica il fiore prende il nome. I conquistadores spagnoli, infatti, furono colpiti non solo dall'aroma, usato dai nativi toltechi nelle cerimonie religiose e per profumare la loro bevanda sacra, il famoso "Chocolatl", ma anche dalla forma del fiore. Lo chiamarono "Vainilla", diminutivo di "vaina", cioe' "vagina" che, Nigritellacome tutti sanno in latino significa, ...significa ahem... cosa significa già? Ah, sì, fodero in cui riporre la spada, naturalmente!. (Vedi Nota 1)

Be', ma come potremmo aspettarci che questi fiori cosi' sensuali e lussuosi (e non dimentichiamo che "lusso" ha la stessa radice di "lussuria") non suscitino forti richiami alla sfera sessuale? Le forme che, vista la variabilita' citata all'inizio, a volte sono mimica quasi imbarazzante dei genitali femminili (vedi esempi qui, qui, qui o qui be', adesso basta, siete proprio dei voyeurs!), sono origine del legame forte tra il termine "orchidea" ed il sesso della donna. Non è stato scelto a caso il nome dell' Orchid project, importante e commendevole sforzo per por fine alla barbarie della mutilazione rituale dei genitali muliebri, usanza tribale ancora purtroppo diffusa in molti paesi del mondo ed importata anche in Occidente. Non deturpiamo le orchidee, trattiamole con tutto il rispetto, l'amore e la delicatezza che queste attraenti meraviglie meritano!

Ma torniamo al profumo. Anche alcune delle orchidee che crescono spontanee qui da noi sono molto profumate. Infatti (come dicono i miei figli "non lo sapevate? Sapevatelo!") in Italia vivono molte decine (alcuni studiosi dicono quasi un centinaio) di specie di orchidee, nei prati e nei boschi. Non sono vistose come quelle tropicali, di solito i fiori sono molto piu' piccoli, ma se li guardate da vicino le forme ed i colori spesso non hanno niente da invidiare alle loro sgargianti cugine esotiche. Esempi di orchidee profumate delle nostre parti sono Gymnadeniale Nigritelle, spesso per questa ragione chiamate "Vaniglia d'alpe". L'odore dolce e' molto simile infatti a quello della loro parente messicana, e la piccola spiga compatta di fiorellini rossoscuri punteggia rallegrandoli i prati alti dei nostri monti. Cosi' come quella, piu' rosea ed allungata, delle due gemelline Gymnadenie, altre orchidee montane dall'odore dolce e penetrante, di caramella. Gli studiosi non a caso hanno chiamato una delle due "Gymnadenia odoratissima". Il suo profumo e' molto simile a quello della gemella, molto piu' diffusa (e difficilmente distinguibile anche dagli appassionati) "Gymnadenia conopsea" che invece prende il nome non dal profumo ma dalla forma.

I nostri antenati greci e latini non conoscevano le meravigliose ed esotiche forme e colori delle orchidee tropicali. Conoscevano bene invece le orchidee delle nostre zone, anche perche' in alcuni casi esse costituivano (come i funghi mangerecci e molte altre erbe spontanee) una fonte di nutrimento in situazioni di indigenza. Una delle caratteristiche che distinguono le orchidee (meglio, per i miei amici botanici, le orchidacee) delle zone temperate da quelle dei tropici e' la forma generale (il cosidetto "portamento"); un'altra l'apparato radicale. Le nostre orchidee sono piccole piante che crescono sul terreno, mentre quelle tropicali spesso crescono appoggiandosi su altre piante. Inoltre le orchidee nostrane hanno spesso radici costituite da formazioni carnose tipo tuberi, mentre quelle tropicali hanno radici aeree e filiformi.

Il greco Teofrasto non conosceva le forme ambigue e suggestive delle orchidee esotiche, ma osservava le caratteristiche di quelle nostrane. Fu lui ad usare per primo il termine "Orchis" (ripreso poi da Plinio il Vecchio ed infine da Linneo) per alcune delle rappresentanti di questa famiglia. E se la profumata vaniglia, che e' solo una delle decine di migliaia di specie, prende il nome dal sesso femminile, la famiglia stessa delle orchidacee invece prende il nome, udite udite! come i fortunatamente pochi sfortunati che hanno sofferto di orchite Orchis mascula possono immaginare, dal sesso maschile. Una piccola rivincita contro l'altra meta' del cielo.

Orchis infatti in greco significa "testicolo". Immaginereste mai qualcosa di meno maschile del leggiadro fiore della "Orchis mascula"? probabilmente no. Ma se scavate sotto la pianticella (NDA: non fatelo, se amate l'ambiente, fidatevi di me, che non l'ho mai fatto ma mi fido di altri che l'hanno fatto) vi stupirete di scovare due begli attributi che a questa pianta hanno dato sia il cognome che il nome.

Orchis mascula, cosi' come Orchis (oggi Anacamptis) morio, sono due tra le piu' diffuse orchidee nostrane. L'apparato radicale e' costituito da due tuberi ovoidali, tipo due piccole patate, che accumulano le sostanze nutritive necessarie alla pianta per vivere, fiorire e riprodursi. I due tuberi accumulano "cibo" nel periodo in cui la pianta non e' fiorita. A primavera uno dei due tuberi da' origine al fusto, e nel far questo avvizzisce e secca, sostituito da un nuovo piccolo tubero. Il suo gemello dara' origine alla pianta dell'anno successivo. In questo modo ogni tubero accumula sostanze nutritive per due anni prima di prodursi nell'erezione (ahem..) del fusto fiorifero. Oggi le due piante non sono piu' tanto comuni, poiche' come tutte le orchidee necessitano di un ambiente indisturbato e soffrono molto le colture ed il pascolo, un tempo erano molto piu' diffuse, ed il popolo utilizzava Tuberiquesti tuberi anche a scopo alimentare. Ancora oggi in alcuni paesi (es. in Turchia) essi sono utilizzati per produrre una farina, il "salep" che viene anche commercializzata come ingrediente per la preparazione di bevande e gelati.

Proprio la forma suggestiva dei tuberi, e la disgraziata intuizione di Dioscoride, codificata nel medioevo nella fallace "dottrina dei segni" di Paracelso (Vedi_Nota_2) sono stati nel passato una minaccia per queste piante, poiche' le radici venivano utilizzate a mo' di viagra, anche se pare fossero molto meno efficaci.

Le orchidee: femmine o maschi? Profumate vagine sfrangiate o turgidi testicoli tondeggianti? Ne' l'uno ne' l'altro e tutti e due insieme, naturalmente. Sopra il terreno spesso (ma non sempre, come vedremo) leggiadre fanciulle colorate e soavi, sotto il terreno a volte (ma non sempre) maschi desiderosi di erigere il fusto sfruttando le riserve alimentari. Sintesi di due concetti che spesso nel regno vegetale viaggiano appaiati o mescolati. La maggior parte dei fiori che conosciamo sono ermafroditi, e contengono sia gli organi di riproduzione maschili che femminili, percio' di che stupirsi? La natura gioca volentieri con questi ingredienti e nel caso dell'universo vegetale li mescola in tutte le possibili combinazioni. Con le orchidee addirittura si lancia in pericolose commistioni non interspecifiche e neanche intergeneriche (esercizi acrobatici in stile Kamasutra da cui nascono gli ibridi) , Ophrysma addirittura interregno, se mi e' concesso il neologismo.

Termino percio' con le Ophrys, uno dei gruppi a mio avviso piu' affascinanti delle orchidee nostrane. Queste pianticelle hanno seguito le leggi dell'evoluzione Darwiniana fino a specializzarsi in maniera esasperata. I loro fiori (ed in particolare (ricordate?) il labello), si sono trasformati essi stessi in insetti, nel tentativo di attrarre e sedurre gli animaletti pronubi, assicurandosi cosi' l'impollinazione ed una progenie che ne mantenga la stirpe. Chi avra' voglia e tempo di navigare la pagina dedicata alle orchidee nostrane da me fotografate trovera' diverse specie di Ophrys, ma date un'occhiata cliccando sull'immagine a lato, che illustra una Oprhys insectifera, e ditemi se non sembrano mosche o vespe posate su uno stelo. Guardandole piu' da vicino si scopre che queste piccole meraviglie sono addirittura pelose, per meglio imitare la preda da circuire.

Bene, io non ho il naso degli insetti stessi, ma gli scienziati che hanno voluto vederci (anzi, sentirci) piu' chiaro, sono andati ad esaminare i fiori di Ophrys per scoprire che essi non mimano gli insetti pronubi solamente nella forma, ma emettono feromoni che sono molto simili a quelli emessi dagli insetti impollinatori, per attrarre il sesso opposto! E gli insetti ci cascano Indovinello(in questo non molto diversi da noi umani, se vediamo un potenziale partner bello e profumato), tentando la copula con queste pseudofemmine di splendido aspetto ma di comportamento un po' freddino. In questo modo si portano dietro il polline per andarlo a depositare su quella che credono sia un'altra femmina, sperando che questa si lasci un po' piu' andare agli amorosi sensi. Chi, come San Tommaso, non crede se non vede puo' cliccare qui, o qui per avere un minimo di foto pornografiche di copule contro natura (e, visto che i soggetti attivi difficilmente avranno piu' di diciottanni, rischio pure un'accusa di pedofilia!).

Be', adesso proprio basta, senno' non mi rimane niente per uno dei prossimi pensierini. Mannò, và, mi voglio rovinare e faccio un paio di indovinelli (divieto di risposta per gli amici botanici): Quale e' secondo voi il nome scientifico attuale dell'orchidea nostrana raffigurata a lato? (cliccate sull'immagine per ingrandirla, se vi serve). Secondo indovinello: Un tempo questa era conosciuta con un nome scientifico diverso, che fa riferimento alla lunghezza di un particolare del fiore. Qual'era questo nome, e a quale particolare faceva riferimento? Chi chiede a Google e' squalificato! smile

FG

P.S. Le risposte saranno sul pensierino di dicembre, a meno che qualcuno le scriva prima nello spazio dedicato alle risposte...