Tutti i pensierini.

Pensierino del mese di ottobre 2013:

Conchiglie e maiali

Dopo un relativamente lungo periodo di silenzio mi ritrovo a scrivere stronzate per il narcisistico diletto mio ed il masochistico diletto delle poche persone che vorranno leggere. Torno su un paio di temi che mi sono cari: la tassonomia e l'etimologia (che sempre di nomi si tratta). Avevo scritto proprio un anno fa di scoregge di cypraea thumblupi e di ambigui e profumati foderi di spade, lasciatemi finire questa misera trilogia con un accostamento cigolante: Venere e i porci. Non che io inventi nulla di nuovo (e quando mai?) le antinomie (dolceamaro soaveschifoso bellabestia) permeano la letteratura e l'immaginario collettivo con me o senza di me.

Tra le tante cose che ritengo belle e mi affascinano nel mondo in cui viviamo, le conchiglie occupano un posto speciale nella mia immaginazione e ammirazione. Sospese tra la matematica e l'arte: un misto di forme geometriche, disegni frattali, colori attraenti. La loro bellezza, in qualche caso la loro preziosa rarita' le accomuna nella mia testa ai fiori, altra mia passione. E se le orchidee sono i fiori che piu' eccitano la mia fantasia e soddisfano il mio senso estetico, le cipree sono il loro equivalente nel mondo dei molluschi (termine troppo triste e loffio per queste meraviglie).

Incredibile la loro lucentezza, affascinante la loro forma, i disegni cypraea guttataspesso complessi, i colori accesi e brillanti o tenui e ricercati. Fino a qualche anno fa il genere Cypraea conteneva diverse centinaia di specie, quasi tutte abitanti dei mari tropicali. Oggi i biologi marini hanno frantumato la classificazione tassonomica suddividendo il genere originario in decine di generi diversi, andando contro l'evidente simiglianza degli appartenenti a questa grande famiglia.

Chissa' perche' gli studiosi ce la mettono tutta per rendere la vita difficile agli appassionati, forse e' solo l'invidia nel constatare che quello che per loro e' un duro (?) lavoro per altri e' fonte di diletto e gioia... smile Comunque, il genere Cypraea oggi comprende solo due specie, molto simili tra loro, ed una di queste due e' in assoluto la ciprea piu' comune. Tutti noi l'abbiamo vista in qualsiasi negozietto lungomare di qualsiasi localita' balneare in qualsiasi parte del mondo: la Ciprea tigre (Cypraea tigris).

Nel Mar Mediterraneo erano censite fino a una ventina d'anni fa cinque specie di cipree. La piu' comune era, e rimane, la Cypraea lurida (oggi Luria lurida), che a dispetto del nome e' un animale bellissimo, se pur dai cLuria luridaolori non sgargianti. Altra piccola gemma dei nostri mari e' la Cypraea spurca, (oggi Erosaria spurca) che condivide bruttezza di nome e bellezza di forme e di colori con la precedente. La prima volta in cui raccolsi un semplare di E. spurca eravamo a Lampedusa nell'ormai lontano 1999, chiesi al conduttore della barchetta che ci portava in giro intorno alle coste dell'isola se avesse mai visto questa conchiglietta. Mi rispose che probabilmente era caduta di mano a qualche turista, perche' lui non ne aveva mai viste (beata ignoranza) occhietto

Ancora una storia di cipree vissuta in prima persona: nelle tiepide e basse acque della spiaggia di Djerba, in Tunisia, nel 2004, Maddalena si trovo' sotto i piedi qualcosa di duro, raccolse il sassolino che invece era udite udite! un esemplare di Cypraea turdus (oggi Erosaria turdus), abitante del Mar Rosso ed all'epoca segnalata solo dubitativamente per il Mediterraneo. Scrissi ad un eminente malacologo francese per accertarmi dell'identita' dell'esemplare, e venni confortato dal suo parere. Erosaria turdus e' oggi meno rara nel Mare Nostrum, nel quale si e' insinuata attraverso il Canale di Suez approfittando del riscaldamento delle acque e quindi dell'ambiente per lei piu' erosaria spurcaconfortevole.

L'aspetto cosi' brillante delle conchiglie delle cipree (che contrasta con l'aspetto opaco, sporco e incrostato di tante altre conchiglie) e' dovuto al fatto che, quando sono vive, ne ricoprono la superficie con un mantello carnoso, preservandole cosi' sia dall'azione abrasiva delle rocce, che da quella erosiva dell'acqua marina, ed anche dall'attacco di alghe e organismi parassiti che potrebbero insediarvisi. Per questo se vuoi una bella ciprea da mostrare o la trovi viva oppure morta da pochissimo. Dopo pochi giorni infatti la conchiglia diventa opaca, erosa e perde tutto il suo fascino.

Ma sto divagando come al solito. Torniamo a Venere. E a Cipro. E al rame (Cuprum, simbolo chimico Cu). L'isola di Cipro era infatti conosciuta nell'antichita' per le miniere da cui si estraeva questo importantissimo erosaria turdusmetallo. Ma il rame non c'entra. Cipro era anche l'isola in cui nacque Venere, secondo alcuni. Secondo altri Venere sarebbe approdata li' dal Greco Mar, onde vergine nacque e fea quell'isole feconde col suo primo sorriso. L'arcinoto dipinto di Botticelli rappresenterebbe proprio l'arrivo a Cipro, su una conchiglia-motoscafo, di Venere nella sua abbagliante nudita'. Sicuramente nell'isola c'era un grande tempio dedicato alla Dea, e per questo Venere tra i tanti nomi aveva anche quello di Cypris.

Ci stiamo arrivando. Le cipree prendono il nome proprio, per la loro bellezza, da Venere, che della bellezza e' il simbolo incontrastato. La Cypraea tigris infatti era chiamata conchiglia di Venere, e quando Linneo dovette decidere su un nome da dare a queste meraviglie decise di chiamarle Cipree in onore della Dea.

Ma le cipree erano conosciute ed apprezzate da tempi molto piu' lontani di quelli di Linneo, che produsse il suo immane sforzo classificatorio nella seconda meta' del settvenere botticelliecento. Nel duecento le cipree erano gia' note e pare venissero chiamate porcellane. E qui, come per le vescie, quando seppi questa cosa risulto' semplice per me ipotizzare quale fosse l'origine del nome: sembrano proprio fatte di porcellana, la consistenza e la lucentezza coincidono. OK. Ma.... wait a minute...

Marco Polo e' nato nel 1254, esattamente 700 anni prima di me, e la porcellana, prodotto cinese, non era ancora conosciuta nel tredicesimo secolo... C'e' qualcosa che non torna. Non e' che per caso la porcellana sia chiamata cosi' perche' le cipree erano chiamate porcellane? e da cosa deriva il loro nome, allora?

I linguisti (e perche' non dobbiamo credergli?) ci dicono che la parola porcellana deriva da "porculum", porcello, anzi, porcella. Perche' la Cypraea tigris, (come tutte le altre cipree) in vista ventrale (quella dove si vede la fessura fessura) somiglierebbe agli organi sessuali esterni della femmina del maiale.

Oggi non e' visione comune quella dei maiali a zonzo per le campagne, ma i miei ricordi di fanciullo devo dire confermano questo vago richiamo anatomico (anche se non saprei dire perche' proprio la vulva delle maiale, essendo essa a mio parere piuttosto simile a quella di molti mammiferi superiori, Domina Erosaria spurcasapiens non esclusa)

Lo so che adesso penserete che io sia un pervertito (e magari avete anche ragione), ma le evidenze ci sono, e sono testimoniate per esempio dal dizionario etimologico italiano (guardate il significato N. 2. il primo si riferisce ad un'erba edule molto comune (Portulaca oleracea) e c'entra poco, ma sembra che anche qui i maiali ci abbiano messo lo zampino (o lo zampone?)). Prova del nove: anche il dizionario etimologico britannico sembra essere allineato, e quindi non voglio dubitare o discutere oltre.

OK. Non male, eh? quasi peggio delle scoregge di lupo a significare soffici ed immacolate pallottole di fungo, le vulve delle troie per oggetti cosi' attraenti! Ma non e' forse difetto nostro l'attribuire schifo e delizia, bruttezza e bellezza in maniera cosi' arbitraria? Non mi addentro.

Avevo un altro paio di cose sui maiali, ma me le tengo per un pensierino ino ino la prossima volta che mi manchera' altra ispirazione migliore...

FG