Tutti i pensierini.

Pensierino del mese di dicembre 2014:

Scuoti la zappa

Bene, allora eccomi qui per la seconda volta ad improvvisarmi critico (ma forse sarebbe meglio dire commentatore) musicale, e, come un qualunque Bertoncelli o prete, a sparare cazzate (e chi non comprende la citazione peste lo colga).

L'occasione, come ho gia' scritto su Facebook, me l'ha data l'uscita di un CD che coniuga due dei miei grandi amori musicali: Stefano Bollani, pianista jazz magnifico, erudito, ironico, e grande comunicatore, e Frank Zappa, mito della musica del 900 scomparso prematuramente non senza aver lasciato una produzione vastissima che spazia in tutti i generi musicali.

Nel 1979 Zappa pubblica un album e lo intitola scherzosamente "Lo sceicco Yerbuti" (Sheik Yerbouti) che in realta' in america suona "Scuoti il culo" (Shake your booty). Shake e' ancSceiccohe il movimento che si fa per mescolare gli ingredienti di un cocktail (non a caso nello "shaker"), percio' Bollani, grande ammiratore di Frank Zappa, rimescola armonie e disarmonie del mitico baffuto e ne tira fuori questo tribute album titolandolo appunto "Rimescola il tuo Zappa" (Sheik yer Zappa).

Ghiotta occasione, mi fiondo su Amazon e richiedo il CD, cellofan e tutto. Mi arriva dopo due giorni, lo apro con religioso zelo e libidinosa aspettativa, lo ascolto una due volte mi vado a riprendere i brani originali di Zappa, li riascolto una due volte e... be' il risultato e' che con tutto l'amore per lo Stefano nazionale, qualche perplessita' mi rimane. Ma non sono affatto pentito dell'acquisto: mi ha fatto ascoltare roba nuova e riascoltare roba vecchia con piacere, la scelta dei brani e' sicuramente oculata e significativa, ma, si sa, il libro originale e' quasi sempre meglio del film da esso tratto, e anche in questo caso mi sembra che il confronto regga solo in qualche raro caso.

Ma andiamo con l'ordine e il puntiglio analitico che mi sono congeniali. Non commentero' i brani che non sono di Zappa (il CD ne contiene 3). Per gli altri ho messo (vedi in fondo), per chi volesse ascoltarli, una versione MP3 che si puo' scaricare, insieme con i brani ed i testi (dove applicabile) originali zappiani.

Si inizia con Cosmik Debris, un brano del 74 che nel testo prende in giro i finti guru che ti vendono la salute del corpo e dell'anima chiedendoti soldi. Bollani sceglie di eseguire il brano solo in versione strumentale, e questo ne cambia evidentemente i connotati perdendo tutta la parte narrativa, ma la cosa ci puo' stare. Le prime due strofe sono abbastanza in sintonia con l'originale, lo jazzano un pochino com'e' giusto in questo caso, ma poi c'e' quello che per me e' il primo enigma del CD: una sezione centrale (che parte dal minuto 2:40) fatta di silenzi, atmosfere rarefatte, accenni minimalisti, rumorilli difficilmente percettibili. Al minuto 4:10 si risvegliano un po' di bassi di sottofondo, ma il pezzo rimane li' in attesa di una ripresa ritmica che attacca solo verso 5:10 e resta lungi dal ricordare anche da lontano il brano di Zappa. Il brano finisce, stranamente e poco jazzisticamente, senza riprendere il tema.

Cosa c'e' nel'originale, vi chiederete voi? Be', sia nella versione di studio che in quella dal vivo Zappa si esibisce, nella parte centrale, in uno dei suoi assoli piu' coinvolgenti, non troppo stralunato ma invece comprensibile e accattivante, bello nei suoi distorti e wawa tipicamente anni 70. Ascoltateli tutti e due (gli assoli di Zappa, intendo): raccontano cose diverse ma nello stesso stile. Bellissimi. Poi Zappa ritorna alla storia raccontata, e la finisce in tono, facendo fare una brutta fine al finto guru venditore di fuffa. Avendo grande stima di Bollani mi sono fatto una ragione di questo arrangiamento, pensando che laddove il maestro si esibisce improvvisando un assolo cosi', l'affezionato seguace non osi sfidarlo mostrando quel che sa fare, ma preferisca ricordare in silenzio quella chitarra sguaiata ed emozionante suonata da un pazzoide geniale.

Insomma, questo primo pezzo e' nettamente uno Zappa 2 Bollani 0, e che delusione, proprio il primo...
Vabbe', ascoltiamo il secondo, "Bobby Brown goes down", uno dei pezzi piu' politicamente scorretti scritti da Zappa, tutto giocato sulla descrizione ironica, un po' sguaiata e triviale, di una storia di omosessualita' (erano pur sempre gli anni anni 70). Leggetevi il testo, se volete, prima di andare avanti. Comunque un pezzo significativo, caustico, dissacratorio e graffiante, e Bollani e' stato intelligente a metterlo, a rischio di dover sopportare le solite becere e affrettate accuse di omofobia.

Bobby Brown eseguito dai bollanidi e' fedele all'originale per quanto riguarda il pezzo cantato (da Bollani stesso), che in questo caso mantiene parole e musica. Prima strofa (per 40 sec) con un effetto megafono/vecchia radio, poi il resto del cantato e' senza effetti ed e' seguito da una bella sequenza di improvvisazioni di trombone e vibrafono, poi ritorna la voce e finisce con bollani le parole di Zappa. Il finale (dal min. 5 in poi) e' curioso, difficilmente decifrabile e a mio avviso poteva essere evitato. Ultimo commento: qualcuno avrebbe dovuto far notare a Bollani che in americano "Figlio di una spiaggia" e' diverso da "Figlio di puttana", ma vabbe', non si puo' avere tutto dalla vita.

E passiamo al terzo, "Blessed relief", un pezzo per cui il solo fatto di averlo incluso mi fa ringraziare Stefano Bollani. Il brano, comparso nell'album del 72 "The Grand Wazoo" non e' stato ripreso in seguito da Zappa: non risulta rieseguito in alcuna delle registrazioni dal vivo ufficiali della band. Riascoltarlo nella sua versione originale e' stata per me una sorpresa. Grazie Stefano! Un pezzo solo strumentale, molto jazz, molto tranquillo, dal titolo azzeccatissimo, e' una vera tranquilla benedizione, che si lascia ascoltare inframmezzando riff orecchiabili a parti piu' eteree e intellettuali, meno facili. Difficile aggiungere qualcosa.

Qui faro' un commento piuttosto generale sull'approccio bollaniano a questi classici zappiani (zappeschi?): si tende un po' ad allungare il brodo. In questo caso per esempio bisogna aspettare oltre tre minuti di intro del basso (forse un omaggio al bassista del gruppo) prima di attaccare il tema vero e proprio. Poi il pezzo fila via facile, con le sue reminescenze, citazioni, fedele ed infedele ad un tempo all'originale, com'e' giusto che sia. Sicuramente gradevole in questo caso fino in fondo, per quanto i 12 minuti avrebbero potuto secondo me essere un po' asciugati senza detrimento per la piacevolezza dell'esecuzione. Qui tra l'altro la maestria del maestro SB fa grande sfoggio di se' del minuto 9, e poi
di nuovo nel finale. Dal vivo credo sia un pezzo esaltante.

Seguono due brani non di Zappa, su cui sorvolo perche' non in tema col pensierino che voleva essere una confronto puntuale tra SB e FZ sui brani scelti da SB stesso.

Passiamo percio' alla track N.7, intitolata "Eat that question" (pappati sta domanda). Anche questa da "The Grand Wazoo" del 72. Anche questo e' un pezzo dai forti contenuti jazz, tanto da essere poi ripreso da Zappa nel 1991 nell'album "Make a Jazz Noise Here" (che come "Jazz from Hell" del 1986 cita esplicitamente il Jazz). Ascoltiamolo nella esecuzione originale del 72: una "intro" molto moderna al sintetizzatore (o e' una chitarra distorta?) fino al sec. 40 introduce il tema in cui si inseriscono le percussioni e la chitarra di Frank. Poi le tastiere e la batteria giocano le loro parti (che sembrano improvvisate, ma come tutta la musica zappiana seguono invece spartiti rigidi che erano oggetto di ore ed ore di ferreo "rehearsal" capeggiato dal baffuto cerbero direttore). Introduzione all'assolo di chitarra che esplode al min. 3:19, con il solito sound un po' wawa che fa tanto anni 70 (e qui me la godo per oltre due minuti di invenzioni) per poi arrivare al minuto 5 ad una ripresa quasi "eroica", sofferta e sottolineata, del tema. Il pezzo si chiude con una reprise piu' corale del tema stesso, una piccola apoteosi che celebra l'idea compostiva originale.

L'esecuzione dal vivo dell'album del 91 e' molto stringata, praticamente una semplice citazione del tema, eseguita in tono pomposo e celebrativo, e fa in realta' da introduzione ad un altro pezzo (Black napkins). L'ensemble di Bollani in questo caso fa secondo me un bel lavoro: una intro un po' "noir" dai toni bui, che ci porta senza troppe esitazioni al tema che attacca in una esecuzione quasi funky, molto piacevole (per lo meno per me). Tira avanti bello teso, con poche deviazioni dalla via maestra, sempre molto controllate e riconoscibili, dopo un po' diventa una specie di tormentone sottolineato da ritmi quasi caraibici sostenuti dalle percussioni e dalla marimba, in un crescendo che non stufa e si avvia alla conclusione senza dilungarsi troppo, ma dopo aver spremuto da questo orecchiabile riff quello che poteva spremere. Bravo Bollani, finalmente meglio dell'originale? Boh, a voi l'ardua sentenza... Secondo me ha comunque fatto un bel lavoro qui.

Brano N. 8. Questo un vero classico di Zappa, le pesche regalate alla plebe. "Peaches en regalia" e' un brano che risale addirittura al 69, ma che mantiene un frescezza compositiva ed anche a mio parere di esecuzione che non lo farebbe sfigurare se fosse stato composto ed eseguito un paio d'anni fa. Questo brano, a differenza dei due precedenti, e' stato piu' volte rieseguito da Zappa (io ne ho sei versioni, se qualcuno fosse curioso di fare confronti me lo dica), ma qui ne condivido solo due: l'originale dall'album "Hot Rats" del 69 e la versione live al Fillmore East del 71. Ascoltatevi almeno l'originale e poi passate al nostro grande fan di Zappa, che qui fa uno dei lavoro migliori, a mio avviso, di tutto il CD. Senza tanti fronzoli, Bollani e il suo piano e le sue mani e la sua bravura ed il suo amore per il maestro e basta. E vi tiene appiccicati li' con l'orecchio per quasi 5 minuti (il finale sembra interrotto, in realta' salta bruscamente al brano successivo). Grande tecnica e grande passione, i marchi di fabbrica di Bollani, vengono fuori qui esplicitamente, e ci regalano 5 minuti di gran bella musica.

OK veniamo all'ultimo brano del CD. Ancora una volta, almeno per i fan di Zappa. il ringraziamento a Bollani va soprattutto per la provocazione intellettuale e l'acume culturale nella scelta del pezzo. Che in realta' non ha una sua identita' in quanto tale. Ma andiamo con ordine. Intanto il titolo puo' essere letto ambiguamente sia come lo zio carne che la carne dello zio, mantenendo naturalmente il suo totale nonsense in entrambi i casi. Poi "Uncle Meat" non e' il titolo di un brano, ma di un album anch'esso del 69 (!) che era stato pensato come colonna sonora di un film che non fu mai un film in senso proprio, ma vide la luce solo nel 1987, solo in videocassetta e, piu' che essere un film, e' un dietro le quinte, una raccolta di materiale del 68-69 che avrebbe dovuto servire come base di lavoro per il film stesso.

Quindi da dove viene il brano di Bollani? Naturalmente dalla musica composta da Zappa come tema principale di quello che avrebbe dovuto essere il film (mai realizzato). Il tema e' stato ripreso piu' volte nelle esibizioni sia dal vivo che in studio da Zappa, ed in questo caso e' presente anche in uno degli ultimi lavori del vecchio Frank, ormai avviato a prematura e purtroppo per lui prevista scomparsa: The Yellow Shark, un album difficile e bellissimo del 1993, in cui la sua natura di musicista fuori dagli schemi, dalle regole e dal tempo viene consacrata definitivamente.

Ascoltate, anche se fosse la sola cosa che ascoltate di quelle che vi condivido, proprio quella, e provate a dire se questa e' musica jazz, rock, contemporanea, classica, semplice rumore, esercizio infantile, se essa sia schematica o libera, rigida o improvvisata. Vabbe', torniamo a noi. Sentitela, se volete, nella versione originale del 1969, in una bella esecuzione dal vivo, e naturalmente in quella con l'Ensemble Modern in "Yellow Shark" se non l'avete ancora fatto. Poi ascoltate quella eseguita da Bollani con i suoi, e fatevi un'idea. Io vi dico la mia: Buoni i primi 5 minuti abbondanti, poi si ritorna alle atmosfere rarefatte della parte centrale di "Cosmik Debris", una specie di rivisitazione di Sun Ra in tono minimalista, silenzi e rumorini, armonie stellari appena accennate che qualche maligno (non io, naturalmente smile ) potrebbe interpretare come assenza di ispirazione riempita di una materia molto simile al vuoto. La tensione si accumula, e dopo qualche tocchetto di percussione ed un accenno di applauso forse di incitamento a svegliarsi, al minuto 9:40 ci si ritira un po' su', per finire in bellezza.

Una parte finale degna della chiusura di un concerto dal vivo, probabilmente. La ripresa impeccabile del tema al minuto 10 o giu' di li' ci riporta fuori dal torpore, ci fa tirare un sospiro di sollievo e ci riconcilia con la musica e con la realta'.

That's all, folks. Certo, sarebbe stato bello un doppio CD, in cui il genio di Bollani avesse scelto qualche altra perla del genio Zappa, facendocela rimuginare, discutere, rimasticare, digerire. Ma non e' cosi'. Naturalmente non diro' se secondo me il CD sia "Bello" o "Brutto", credo che per essere ascoltato con vero piacere abbia bisogno di un minimo di retroterra culturale per capirne le ragioni. Alcuni brani possono essere secondo me apprezzabili anche senza sapere da dove vengono (e mi riferisco in particolare al N. 8, eseguito dal solo Bollani al piano). Mi riprometto di ascoltare con maggiore attenzione i brani originali (non di Zappa) per farmi un'opinione anche su quelli. Per il momento sono contento di aver goduto sia nel selezionare che nel riascoltare i pezzi allegati e, naturalmente, nello scrivere questo pedante e noiosissimo pensierino che verra' sepolto tra un mese negli archivi e mai piu' resuscitato. Buon ascolto!

FG

Post Scriptum: Se qualcuno vuol leggere una recensione dello stesso disco piu' veloce, intelligente e colta della mia puo' vedere qui quella del "Sole 24 Ore".

Qui trovate gli allegati (musica e testi)