Tutti i pensierini.

Premessa:

Vi prego, non tacciate queste due righe come "renziane" perché apparentemente prendono le difese di un sindaco "renziano". Ormai la categoria del renzianesimo sta diventando l'asticella comparativa rispetto alla quale ogni persona ragionevole (voglio dire escludendo berlusconiani e salvinomeloniani) deve misurarsi. Cerchiamo di ragionare sui fatti piuttosto che sulle simpatie ideologiche e caratteriali... Ulteriore premessa: Questa questione, che pochi giorni fa è stata in prima pagina sui giornali, si è rapidamente sgonfiata come era giusto che fosse, ma le considerazioni del "pensierino" credo restino valide, perciò persevero nel pubblicarlo.

Pensierino di Giugno 2016:

Aste, gare, appalti, regalie

Torno a parlare in maniera dilettantesca di temi importanti, dopo aver discettato in maniera dotta di quisquilie inessenziali (caniegatti su Facebook). Lo spunto viene, ma solo come detonatore intellettuale, dalla vicenda del sindaco di Lodi recentemente sbattuto in carcere dall'oggi al domani per un'accusa di "turbativa d'asta", per aver cercato di assegnare, aggirando le regole burocratiche di legge, la gestione della piscina comunale ad un'azienda che secondo il suo giudizio avrebbe fatto bene questo mestiere.

Come naturale premessa devo dire che le leggi ci sono, le regole anche, e chi contravviene e cerca di aggirarle va giustamente perseguito a norma delle stesse leggi. Senza voler fare sconti a chi ha sicuramente agito comportamenti più che discutibili (tra questi quello di aver cercato di nascondere le prove di atti fraudolenti). Voglio però fare una riflessione di carattere più generale.

Mi chiedo: ma perché se io voglio ristrutturare il bagno di casa mia sono libero di scegliere l'impresa edile che mi pare, mentre il sindaco di una cittadina non può scegliere a chi dare in gestione la piscina comunale? La domanda è naturalmente retorica, avendo una banale risposta: i soldi sono miei nel primo caso, sono della comunità nel secondo. Il sindaco di Lodi non gestisce il suo portafoglio nello scegliere un'azienda, ma gestisce i soldi dei concittadini. E' ovvio perciò che debba rispondere a regole un cicinin diverse da quelle (ed esistono pure quelle) cui devo adeguarmi io per cambiare la tazza del cesso.

E le leggi e le regole, nel caso di gare di appalto (siano esse pubbliche o private), sono sempre abbastanza simili: a fronte della promessa di fare quel che c'è scritto nella gara, debbono presentare un preventivo, ed il fattore chiave per l'aggiudicazione è sempre lo stesso: il prezzo. E anche questo, in un mondo perfetto, è naturale e giusto: se due aziende ti danno la stessa cosa, ed una te la fa pagare di meno, è giusto che questa abbia l'appalto. Ma qui casca l'asino.

A questo punto interviene il gioco della furbizia: io so che se mi aggiudicherò la gara anche con un prezzo evidentemente troppo basso, una volta in sella potrò armeggiare e far lievitare il prezzo fino a farlo diventare conveniente per la mia azienda. Perché ci sono variazioni di costo delle materie prime, perché ci sono varianti in corso d'opera che fanno ingrassare i costi, perché checcazzo se mi avevi chiesto una scaletta di entrata nella piscina e adesso me ne chiedi due, la seconda me la paghi salata, molto più salata della prima. E' un gioco perfido, ma é quello che accade.

Esaminiamo il problema da un punto di vista razionale, quasi matematico. In questi termini risulta piuttosto semplice: l'accordo fraudolento tra azienda appaltatrice e amministratore della cosa pubblica è un accordo "win-win" (come direbbero gli anglofili) cioè un gioco in cui entrambi le parti vincono. Io ti dò una tangente (e quindi tu ciai la tua bella convenienza) tu mi dai l'appalto (e quindi io ciò il lavoro e i soldi), ed entrambi vinciamo.Chi perde? la società: i cittadini (ex) proprietari dei soldi che hanno pagato come tasse e che ci rendono soddisfatti entrambi. Una volta che il legislatore capisce questo fenomeno (e non bisogna essere aquile per comprenderlo), tenta di mettervi rimedio, con tutta la sua buona volontà ed intelligenza. La soluzione qual è? inchiavardare le regole con cui la Pubblica Amministrazione ingaggia le aziende fornitrici. E qui naturalmente l'asino ci aricasca.

Perché puoi dettagliare finchè vuoi le regole di partecipazione alla gara (che è una specie di asta alla rovescia: alla fine vincerà semplicemente chi offre di meno). Torniamo al caso delle ristrutturazione del bagno di casa mia. Ma io assegnerei mai i lavori giudicando solo chi me li offre a minor prezzo? Probabilmente no. E voi? Certo il prezzo è un elemento importante nella valutazione, ma non è l'unico. Tra le altre considerazioni, e non sicuramente l'ultima, c'e' la conoscenza pregressa dell'azienda che farà i lavori. Noi, quando abbiamo da rifare l'ormai proverbiale tazza del cesso, non abbiamo dubbi: sappiamo a chi farla fare. Una piccola ditta che ci ha fatto altri lavori, con buona qualita' e ad un prezzo accettabile. Perche' cambiare?

Purtroppo però l'offerta economica è uno dei pochi parametri che siano oggettivamente valutabili, gli altri che ho citato nel caso personale sono più soggettivi. Esistono ovviamente altri parametri oggettivi (o quasi), ad esempio la qualità dei materiali, il rispetto dei tempi, le referenze. Ma metterli tutti nero su bianco in una gara di appalto non è semplice, e, come si sa, chi vuol truffare troverà sempre il modo di farlo.

D'altra parte è proprio quello che il sindaco di Lodi voleva fare: ritagliare la gara in modo che la potesse vincere la ditta che lui conosceva e di cui si fidava. Non so se in buona o in cattiva fede (ma la goffaggine del tentativo mi fa propendere per la prima ipotesi, i delinquenti abituali sono molto piu' furbi del sindaco di Lodi), voleva semplicemente "pilotare" la gara, cioe' mettere palette e richieste specifiche, per fare in modo che l'azienda fornitrice che lui aveva in realtà gia' scelto vincesse. Si è fatto prendere con le mani nella marmellata, ed è giusto che paghi il giusto. Ma ai lettori del pensierino sarebbe forse piaciuto di più un furbo che, con maggiori precauzioni, fosse riuscito a farla franca? Non credo.

Penso però che purtroppo, se non cambia il modo di sentire comune, le leggi possano fare ben poco contro chi tenta di aggirarle, secondo il proverbiale "fatta la legge, trovato l'inganno", buon contraltare laico del "passata la festa, gabbato lo santo". In altri paesi del mondo non c'è bisogno di leggi così dettagliate e costrittorie per l'assegnazione degli appalti. In quei paesi un amministratore pubblico cerca di fare il bene pubblico, ed ha maggiori libertà di manovra nel nominare ditte appaltatrici. Perchè se sbaglia pagherà di persona, ed è suo interesse non sbagliare. Ma anche perchè nella maggioranza dei casi la coscienza e l'onestà intellettuale medie, in quei paesi, sono maggiori che nel nostro.

Diciamocelo, anzi, digetevelo: in Italia il 90% della popolazione, una volta al potere, cercherebbe di fare i propri interessi. In questo, caro Salvini, siamo molto più simili alle tribù del Burundi che alle grandi democrazie nordiche occidentali, Germania in testa. Anche nella Padania, purtroppo.

Voglio a questo punto parlare non tanto per dire, ma portando una testimonianza di vita vissuta.

Ho avuto in passato un periodo (temporalmente piuttosto limitato, visto il mio modo di agire) in cui avevo responsabilità gestionale di un settore produttivo abbastanza importante nella mia azienda: questa posizione comportava il rapporto con, e la scelta di, aziende fornitrici di apparati/servizi. E' stata un'esperienza molto interessante dal punto di vista lavorativo, ma molto problematica dal punto di vista della gestione etica. Non ho mai abdicato, nè pensato di abdicare, all'onestà professionale, ponendo sempre l'interesse dell'azienda davanti a quello personale, e devo dire in tutta onestà di non aver mai ricevuto proposte esplicite di inciuci o manfrine poco pulite.

Ma quando il primo Natale mi arrivarono regali cui non ero abituato, mi sentii a disagio. Che devi fare se per le feste ti arrivano pacchi dono con due belle bottiglie di vino vecchio o un paio di chilozzi di cioccolato di Gobino? Da una parte ti senti un po' una merda perchè non hai la forza di rispedirli al mittente con una sonora reprimenda (d'altra parte un paio di bottiglie non sono certo un tentativo di corruzione), perciò cerchi di giustificare a te stesso che in fondo non fai niente di male se te le tieni. Ma senti che la coscienza, da candida, ha assunto una sfumatura di grigio: una delle più tenui tra le famose 50, ma pursempre una sfumatura).

Nella stessa parentesi lavorativa ho naturalmente avuto modo di vedere come si gestivano "professionalmente" queste cose: i regali venivano richiesti e pretesi da alcuni colleghi, con chiara indicazione del valore quando non dell'oggetto del desiderio. Provavo un senso di disgusto nei confronti di queste persone, ma mi rendevo conto del fatto che questo era l'andazzo. Personalmente sono stato molto sollevato quando anche questo aspetto della gestione e' stato normato: a un certo punto (e non mi ricordo quanto tempo fa) è stata stabilita un'asticella (dalla legge 231, mi pare) secondo la quale le "regalie" da parte di aziende fornitrici o clienti devono essere rifiutate e denunciate se superiori in valore a 150 Euro.

In realta' la legge vale solo per rapporti con la Pubblica Amministrazione, notoriamente un settore non dei piu'limpidi; i regali delle ditte private non sono normati. Ma avere almeno un termine di paragone mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo: nè due bottiglie di barolo (se non anteriori agli anni '50, e le mie non lo erano smile) nè due chili del miglior cioccolato torinese valgono tanto, e la mia coscienza ha avuto una passata di varichina, tornando candida ai miei occhi.

Credo non ci sia bisogno di spiegare come la seconda parte del pensierino si raccordi alla prima: Hai voglia a far leggi che tentino di normare gli acquisti da parte di enti pubblici o privati: se non c'è una coscienza diffusa del fatto che far bene per l'azienda per cui si lavora (sia essa pubblica o privata), è far bene a se stesso e agli altri, è (quasi) inutile fare regole. Il problema in Italia è che chi chiede o pretende regali dai fornitori è considerato un furbo, uno che sa fare i fatti suoi e si sa far valere. Di fronte a questo sentire comune, le regole che cercano di imbrigliare il malcostume ed imporre l'onestà sono destinate a diventare pastoie burocratiche di peso tale da danneggiare, incatenandolo, chi in coscienza tenta di far bene, usando quella diligenza del "Bonus paterfamilias" la cui figura è perfino contemplata dalla legislazione italiana. Perchè e' difficilissimo imporre l'onestà se questa non è radicata come valore positivo nelle coscienze individuali.

E allora? c'e' una soluzione semplice? Naturalmente no, sennò l'avremmo già adottata. Certamente ci potebbero essere misure per attenuare il problema, ad esempio pene severe ed efficaci per i colpevoli di corruzione. Ma il cancro di fondo è il sentire comune, quello che fa ritenere furbo chi riesce a fare i suoi interessi in barba alla comunità, e questo sentire è diffuso in tutti gli strati della società, in primis in chi tuona contro la "casta", ma poi usa la conoscenza di un parente o di un amico per scavalcare la coda di attesa in ospedale, o parcheggia in seconda fila e si incazza pure, se il vigile gli fa la multa.

Quindi dobbiamo arrenderci? Guardi, io nongredo anche peccheeee.. (come direbbe il Razzi di Crozza). Anche perche' i cambiamenti di questo tipo sono lenti, e speriamo che ci siano. L'indignazione verso i privilegi dei politici e degli amministratori, che così tanti sconquassi ha portato nella politica nazionale recente, se si incanala verso una sana avversione per ogni tipo di corruzione e di elusione della legge può essere un buon antidoto al peggioramento della situazione. Naturalmente (come ho detto sopra) c'è il pericolo che questa avversione sia solo un rancoroso e rabbioso sentimento d'invidia verso chi è riuscito a raggiungere una posizione che si vorrebbe per sè, ma non si e' stati abbastanza "furbi" da ottenere... Ed in questo caso, purtroppo, siamo condannati per sempre, peggio del Burundi... :-(

FG