Tutti i pensierini.

Pensierino del mese di luglio 2016

In pensione?

La questione delle pensioni... Certo, come tutte le questioni complicate, non e' semplice... smile

Pero' ci sono cose che ti fanno pensare (vorrei dire che ti fanno venire dei pensoni, ma il gioco di parole fa veramente schifo). Prendo esempio dalla mia situazione personale. Da molto tempo lavoro e guadagno (credo, in tutta onestà, onestamente) il mio stipendio. Ho sempre pagato le tasse, obbedito le regole, ho faticato (a volte fisicamente, piu' spesso intellettualmente), sopportato piccole grane, ingoiato piccoli rospi ed avuto piccole gratificazioni, cosi' come migliaia di altre persone intorno a me. Ora, a 62 anni di età, avrei voglia di un po' di riposo.

Non chiedo niente di piu' di quanto mi sia guadagnato in questi anni: la somma dei contributi che ho regolarmente versati e, secondo le tabelle attuariali basate sull'aspettativa di vita, un calcolo della pensione che mi spetta (e che non e' un privilegio, ma l'avere indietro i soldi che ho versato). Non posso farlo. Perche' le regole mi dicono che prima di fare questo conto devo aspettare di avere 43 anni di contributi, oppure 68 anni di età, cose che purtroppo non ho. Allora aspetto. Non impreco, anche se vedo tutti quelli che, intorno a me, sono andati in pensione a 50 o 55 anni, e che si godono le storture di questo sistema. Sto li' e aspetto.

Continuo ad alzarmi alle 7 del mattino e ad andare a lavorare. Faccio il mio dovere nella maniera migliore possibile, ed attendo con agrodolce nostalgia il momento in cui potrò tristemente festeggiare l'inizio ufficiale dell'ultima fetta della mia vita. La fetta della vita in cui come contraltare alla certezza che finirà presto potrò godermi la libertà di non avere catene, e di fare quello che avrei desiderato fare, ammesso che gli acciacchi degli anni me lo concederanno (e non è sempre semplice). OK. Veniamo a quel che volevo dire.

Un collega, uno dei pochissimi rimasti che sia stato assunto prima di me (maggio 1980, contro marzo 1981). Una delle prime persone che ho conosciuto quando sono stato assunto. A lui sono sempre stato legato, se pur in modo lasco, da varie vicissitudini che non c'è ragione di esplicitare. Si chiama Biondo (nome fittizio che ha solo un lontano legame lessicale col nome vero). La vita ci ha allontanato, senza grandi rimpianti da entrambe le parti, e dopo quasi quarant'anni di convivenza in azienda e di abissale distanza esistenziale i nostri rapporti si limitavano, quando ci incontravamo per caso nei corridoi, ad un saluto seguito da uno scambio di lamentele (soprattutto da parte sua)

Negli ultimi due-tre anni il mantra ricorrente, visto anche che era l'unica cosa che in qualche modo condividevamo, era il tema della pensione. Lui mi guardava sconsolato incontrandomi in corridoio e mi diceva con aria affranta: ".... eh... per noi non c'è proprio speranza, non riusciremo mai a goderci la pensione..." La persona in questione, avendo iniziato a lavorare un anno prima di me ed avendo riscattato gli anni dell'università e del servizio militare, sarebbe comunque andato in pensione 6 anni prima di me, cioè il prossimo anno. Ma naturalmente lui quando si lamentava pensava alla sua situazione e non alla mia.

Recentemente l'azienda per cui entrambi lavoriamo ha sottoscritto un accordo con il governo, l'INPS, i sindacati, le parti sociali, gesucristo e la sua cara mamma lamadonna accettando un articolo, precisamente il numero 4, della famigerata legge Fornero. Questa legge aumentò tout-court l'età pensionabile, senza considerare le nefaste conseguenze che questo atto per certi versi dovuto ma per altri avventato avrebbe causato alla società civile. L'articolo 4 contempla una possibilità molto onerosa per le aziende che in qualche modo desiderino svecchiare la classe lavoratrice al loro interno. Le aziende che aderiscono all'articolo 4 della legge Fornero hanno la possibilità di mandare a casa i lavoratori più anziani (fino a quattro anni dalla data della pensione) pagando loro uno stipendio pari all'ammontare della pensione che essi percepirebbero se potessero andarsene in quel momento. In pratica l'azienda paga uno stipendio (un po' decurtato) ai lavoratori per farli stare a casa. L'azienda per cui lavoriamo entrambi, io e Biondo, ha aderito a questo articolo di legge e perciò sta mandando a casa i lavoratori che lo desiderano ed a cui mancano meno di quattro anni alla pensione, accollandosene gli oneri economico-finanziari. Questo lo scenario.

Quando ho avuto la notizia della possibilità dell'applicazione dell'articolo 4 della legge Fornero ne sono stato molto lieto e sollevato: avrei forse potuto ritirarmi dal lavoro con quattro anni di anticipo su quella legge draconiana, se pur rinunciando ad una fettina della mia pensione (niente viene mai per niente). Ma per me, ahimè, andare quattro anni prima significa lavorare ancora un anno, fino a luglio 2017 (almeno, bisognerebbe fare i conti giusti ma questi li può fare solo l'INPS). Speriamo bene, se a luglio prossimo mi verrà data questa possibilità (purtroppo l'articolo 4 è volontario da entrambe le parti: l'azienda PUO' proporre l'uscita e il lavoratore PUO' accettare) accetterò immediatamente. Ma se per sfiga non mi verrà data questa possibilità ingoierò il rospo senza andare a lamentarmi con chicchessia, ritengo che la vita mi abbia dato anche troppo e perciò la lagna non me la posso permettere.

L'accettazione aziendale dell'articolo 4 della legge Fornero era stata era stata fatta inizialmente solo per i dirigenti, di cui l'azienda ha evidentemente più fretta di liberarsi, essendo i lavoratori piu' costosi. Pochi mesi dopo però l'accordo è stato esteso a tutti i lavoratori. Saputa questa notizia mi è corso il pensiero a Biondo, che evidentemente stava facendo i salti di gioia potendo immediatamente dire all'azienda "arrivederci e grazie" ed andare finalmente a fare i cazzi suoi da qualche parte del mondo. Dopo qualche giorno l'ho incontrato casualmente in corridoio e, felice per me (in prospettiva futura) ma soprattutto per lui, che poteva approfittare immediatamente dell'accordo, l'ho salutato con calore e allegria, apostrofandolo con un "beato te, da domani puoi fare quello che vuoi, io invece se tutto va bene ciò ancora un anno e mezzo". Con il solito sguardo triste ed affranto lui mi risponde: "Eh, ma no, non so mica se aderisco alla cosa: sai, ci perdo dei soldi e chi me lo fa fare?".

Ho visto rosso, tutto rosso con qualche lampo giallo in sottofondo. Ho detto "scusa, ma non ho capito, fino a ieri ti lamentavi che non saresti mai riuscito ad andare in pensione e adesso che puoi..." "si, ma sai, in fondo mi manca poco più di un anno, chi me lo fa fare, ci perdo qualcosa economicamente, in fondo vengo qui non faccio un cazzo e mi danno lo stipendio..." Giuro che mi sono dovuto trattenere fisicamente per non saltargli addosso e massacrarlo di botte. Gli ho detto semplicemente "sei un coglione, l'ho sempre saputo ma adesso te lo posso dire apertamente". Me ne sono andato con le palle che giravano a 10K rpm.

Ma poi me ne sono fatto una ragione. Lo sapevo perfettamente. Biondo, come milioni di altri Italiani (molti li conosco, ma la maggior parte no) hanno semplicemente la lamentela nel sangue. Si lamentano continuamente di non essere valorizzati adeguatamente, di non guadagnare abbastanza, del fatto che tutti quelli che sono peggiori di loro guadagnano di più ed hanno più potere. Si lamentano che la scuola non funziona, che le strade hanno le buche (ma non pagano le tasse). Si lamentano che le medicine costano e i ticket pure (ma vanno a farsi prescrivere medicine ed analisi perchè non si sa mai), si lamentano che i rumeni e i negri rubano (ma mandali un po' a fare i badanti e a raccogliere i pomodori, e poi vediamo...).

La lamentela è lo sport nazionale perché praticato ben più del calcio. E' anche tra l'altro un buon modo di socializzare e trovare amici (entra in un bar, ordina un caffèristretto, comincia a lamentarti e subito sarai attorniato da una schiera di lamentatori che faranno a gara con te, battendoti pacche sulle spalle salvo poi dimostrarti che loro sono sicuramente più sfigati di te e di lamentarsi ne hanno ben maggiori ragioni).

Bene, Biondo è una dimostrazione lampante che chi si lamenta spesso è semplicemente inguaribile. La lamentela è uno stato d'animo. Se ti lamenti perché sei malato, se guarisci troverai un altro motivo di lamentarti. Lui ha avuto la possibilità di dire "guarda che culo, mi lamentavo fino a ieri di una situazione ed oggi posso non lamentarmi più". Ma quello che lui voleva, sotto sotto, era ben diverso, e non poteva certo esplicitarlo, perché non avrebbe probabilmente avuto l'appoggio dei lamentanti che lo circondavano.

Quello cui Biondo ambiva era che l'azienda, come in tempi non remoti faceva, l'avesse chiamato per dirgli "Caro Biondo, noi non sappiamo più che farcene di te. Sappiamo che non fai un cazzo dalla mattina alla sera, ma non possiamo licenziarti. Perciò vogliamo liberarci di te, e per questo siamo disponibili a pagarti un EXTRA se porti via le chiappe, guadagnandoci di più di quello che avresti se rimanessi qui". Non è fantascienza, è quello che succedeva fino a pochi anni fa. Questo voleva il nostro Biondo, non solo andarsene in pensione, ma essere pagato di più per andarci. Ma non ha mai avuto il coraggio di esplicitarlo. Per fortuna per la società, ma purtroppo per i lamentosi stile Biondo, i tempi sono cambiati ed il sistema dei contributi e delle pensioni ha dovuto razionalmente adeguarsi alla realtà.

Io sono cosciente di essere stato per lungo tempo un privilegiato (sebbene meno privilegiato dei gioiellieri che non hanno mai pagato un filo di tasse, ma almeno io ho la coscienza a posto). Naturalmente non ho ricette risolutive per far funzionare le cose. Un po' mi scoccia, come ho detto all'inizio, di non poter avere immediato accesso a tutti i soldi che ho versato durante i 35 anni di lavoro, gestendomeli autonomamente. Ma la legge è questa, ed io mi adeguo a questa come a tutte le altre.

In questo momento, visti gli scossoni enormi cui questo tema è sottoposto a livello politico nazionale, ma anche vista la congiuntura particolare in cui viene a trovarsi l'azienda per cui lavoro (molti nodi stanno venendo al pettine) non sono piu' affatto sicuro che potro' smettere di lavorare a luglio prossimo. Ma non mi lamento piu' di tanto, se non altro per essere il meno possibile simile a Biondo, di cui sinceramente penso non tutto, ma moltissimo del male possibile.

FG

Commenti ricevuti:

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Il 21 Luglio 2016 alle 20:13:49 Valerio Viani Ha commentato:
Bella storia e bella analisi. Ottimo stile. Cosa vuoi che ti dica? Di certo NON mi lamenter˛. Come abbiamo avuto modo di dirci in passato: il Paese Ŕ vissuto al di sopra delle sue possibilitÓ. Girano le balle che gente che non ha mai fatto un ca@@o in vita sua vivrÓ pi¨ di quelli che si sono sbattuti.