Tutti i pensierini.

Pensierino di ottobre 2018:

Farfalline effimere (come la verità)

Oggi, 29 agosto 2018, ho fatto una cosa di cui apertamente mi vergogno, e per cui spero di non meritare le fiamme eterne che sarebbero forse punizione eccessiva per un crimine che mi auguro San Pietro vorrà giudicare con magnanimità. Spaparanzato a prendere un aperitivo preprandiale in un uno dei baretti sul litorale dei 3 Ponti di Sanremo, dopo un bel bagno in compagnia di salpe triglie e saraghetti dò un'occhiata di sfuggita alla copia della "Stampa" ad uso degli avventori. Mi ruba l'occhio un articolo secondario, di cronaca locale del Piemonte, che descrive un piccolo problema ecologico, o forse solo una curiosità che ha creato disagio agli automobilisti in viaggio nei dintorni di Alba: "L'invasione delle farfalle fa chiudere il ponte sul Tanaro" la cosa mi incuriosisce, e, sorseggiando il mio Negroni accompagnato da due tocchetti di sardenaira, leggo per approfondire...

L'articolo mi intriga, mi ricorda cose passate, decido che voglio scrivere su questo argomento. Perciò prendo la drastica decisione di rubare la pagina di "cronache del territorio" (solo quella, anche se questo non è un'attenuante), con l'intenzione di copiarla ed usarla per i miei fini. Sento una voce interiore che urla: "No, non farlo", ma il Negroni e l'egoismo prendono il sopravvento: piego la pagina in quattro, me la metto in tasca, pago l'aperitivo e lascio una mancia per tacitare la coscienza risarcendo almeno il costo vivo dell'asportazione illecita. Gli avventori pomeridiani del baretto non leggeranno l'articolo sull'invasione delle farfalle, e neanche quello sulle marmitte dei giganti in Valsesia. Schizzo via sperando che nessuno abbia notato la mia mossa furtiva...

Oggi, 10 luglio 1973, qualche giorno dopo aver affrontato la maturità scientifica al Liceo G.D. Cassini di Sanremo, esco di casa la mattina presto per andare in un posto un po' particolare: la Biblioteca pubblica. Sono alla ricerca di un saggio specifico, fatto da uno studioso francese, che parla delle Alpi Marittime, della Valle delle Meraviglie e della Valle del Roja (o Roia, in francese "Le Roya"). Tra gli altri dati spero di trovare quello delle precipitazioni medie annuali sull'invaso del fiume..

Subito dopo l'esame ho avuto, quasi come regalo da parte di una persona molto importante a Sanremo, un piccolo lavoro per le vacanza estive, per guadagnare qualche soldo che male non fa. Questa persona ha avuto un'intuizione, un'idea balzana che secondo lui potrebbe portare vantaggi alla città, sempre più assetata soprattutto d'estate per la presenza di molti turisti: ha pensato che il fiume Roja (che sfocia non distante da Sanremo), a dispetto dell'aspetto torrentizio che contraddistingue tutti i corsi d'acqua liguri, sia in realtà un grosso fiume che scorre sottoterra. L'alveo porterebbe tutta l'acqua del grande comprensorio fluviale che attraversa e che, come gli abitanti di quelle zone ben sanno, è molto piovoso nella sua parte montana.

Il compito, non semplicissimo (almeno per me), è stimare quanta acqua ci possa essere "là sotto", a Ventimiglia, nascosta dal greto di aspetto quasi desertico del fiume Roja fatto di ghiaia e sabbia aride. Alla biblioteca recupero il tomo (i dati delle precipitazioni ci sono!) e mi metto a fare qualche conto... mi pare che la persona che mi ha affidato l'incarico abbia proprio ragione...

I due fatti sono totalmente slegati, naturalmente, ma il 29 agosto 2018 mi ha fiondato a 45 anni prima, dritto dritto. Quando (nel '73), al ritorno a casa dalla mia giornata di lavoro la mamma mi disse che era venuto un tale, che si era presentato come un giornalista della Stampa e che aveva chiesto di me. Lei aveva detto che non c'ero, e tutto era finito lì. Dopo un paio di giorni qualcuno mi portò una copia della "Stampa", che nella pagina locale parlava degli esami di maturità a Sanremo, e tra gli altri mi citava, visto che ero stato promosso con 60/60: l'articolo parlava infatti dei bravi ragazzi studiosi della città.

Peccato che l'articolo iniziasse più o meno così: "Stamattina il giovane Franco, reduce dai sudati studi che gli hanno permesso di superare così brillantemente l'esame di maturità, si e' alzato di buon'ora, ha preso il suo asciugamani, ha indossato il costume da bagno (...ci mancava solo il secchiello e la paletta, NdA) ed è andato a godersi un po' di meritato riposo nuotando e prendendo il sole alla spiaggia. Per questo non abbiamo potuto intervistarlo, come avremmo voluto fare, per farci raccontare la sua impresa".

Allora mi incazzavo molto meno di oggi, ma il sangue alla testa mi ci è salito anche allora. Macomeccazzo si permette questo qui di inventarsi il fatto che non mi ha trovato perchè ero andato al mare, quando invece ero andato a lavorare? Bastava che dicesse che non mi aveva trovato, invece di inventarsi una balla, o no? E se proprio voleva parlarmi, poteva tornare, comunque. Misi insieme tutto il coraggio che avevo con quello che non avevo, sentendomi ferito nell'orgoglio. Volevo che la notizia fosse rettificata. Andai alla sede locale della "Stampa", presi un appuntamento con il giornalista in questione, che cortesemente mi ricevette dopo un paio di giorni. Chiesi una rettifica, perchè mi sembrava corretto che una notizia inventata fosse riportata alla verità.

Il giornalista mi guardò sorridendo, con l'aria di chi capisce, ma non può far capire a chi ha di fronte, che il mondo non è un luogo ideale dove tutte le cose sono regolate dalla ragione e dalla verità, ma che a volte la verità non è così importante, o per o meno non tutta la verità. Dal suo punto di vista era sicuramente vero, ed infatti non arrivò mai nessuna smentita nè correzione all'articolo in questione, e d'altra parte, anche se ero un giovane di belle speranze non ero neanche allora talmente stupido da aspettarmelo.

E le farfalle sul ponte di Alba che c'entrano? Nulla, infatti non erano farfalle. Leggendo l'articolo, che dopo il furto ho adeguatamente scannerizzato e potete trovare qui, ho capito che la giornalista (il solo chiamarla così mi dà un po' di fastidio, ma questo è il mestiere che fa e quindi così va chiamata) parla di un fatto avvenuto realmente, esattamente come il fatto che un tale giovinotto di nome Franco aveva preso 60 all'esame di maturità scientifica a Sanremo nel '73. Una certa sera di agosto 2018 un ponte sul Tanaro ad Alba era stato oggetto di una invasione così imponente di insetti volanti che la circolazione sul ponte era divenuta difficoltosa, per la visibilità molto scarsa, e quindi le autorità locali ne avevano decretato la chiusura.

Cos'erano questi insetti? Cosa faceva quel giovinotto? Notizie inessenziali, non meritevoli di approfondimento, e terreno quindi per quel po' di creatività che i giornalisti devono poter esprimere, a dispetto della verità cui sarebbero chiamati. La bravura di un giornalista, in fondo, è quella di andare a casa con un fatto e ricavarne un articolo, no? Che importa se quello che dicono a contorno del fatto sia vero o falso? L'importante è la notizia base, e questa è assicurata (ponte bloccato dagli insetti, Franco prende 60) tutto il resto è territorio per l'invenzione, meglio se invenzione adatta a "piacere" al pubblico che legge la notizia.

Così, come è bello pensare che un ragazzino si goda la vacanza al mare dopo essere stato bravo agli esami di maturità, è bello pensare a candide farfalline bianche che, come una nebbia mistica o l'invasione di innumerevoli fantasmini drappeggiati in candidi lenzuolini oscurino la vista degli incauti automobilisti in transito sul ponte di Alba. Poi, leggendo l'articolo, si capisce bene che non si capisce bene quali in realtà fossero gli insetti in questione. Tutt'altro che farfalle (e, quanto a questo, neppure falene, doppio errore nel riassuntino iniziale dell'articolo!), probabilmente erano insetti dell'ordine degli efemerotteri almeno a giudicare dal fatto che, in un conato di approfondimento, la giornalista afferma trattarsi di efemera comune. Anche questo tentativo di avvicinarsi alla verità è in realtà molto maldestro, in quanto in termini rigorosi ogni specie di esseri viventi è individuato in maniera certa da un binomio (Genere + specie) assegnato loro dagli scienziati che li studiano, ed "efemera comune" è invece una locuzione italiana che non indica alcun insetto in particolare.

Una indagine di pochi minuti avrebbe potuto indirizzare la giornalista verso la verità, ma non solo: anche ispirarle un articolo interessante e di piacevole lettura. Invece di chiamarle "farfalle" avrebbe potuto chiamarli insetti efemerotteri, e spiegare il termine (che deriva dall'unione dei termini greci efemeros (=della durata di un giorno) e pteron (=ala)). Avrebbe potuto parlare della strana vita di questi esseri che la trascorrono per la maggior parte sotto forma di larve e che poi vivono "da adulti" una sola notte. In meno di 24 ore si giocano la vita: volo, amori, riproduzione, senza aver neanche la necessità di nutrirsi in questo stadio così breve di ebrezza vitale. Avrebbe magari potuto anche approfondire (sempre con il disturbo di un'occhiata su Wikipedia) se l'insetto oggetto dell'articolo fosse la Ephemera vulgata oppure (più probabilmente secondo me) Ephoron virgo, che in effetti ha le ali biancastre ed è noto per la riproduzione massiccia in vicinanza dei fiumi.

Invece no, meglio inventarsi tutto, tanto, della verità puntuale gliene frega qualcosa a qualcuno? No. Probabilmente non gliene frega nulla a nessuno neanche che il ponte di Alba sia stato bloccato per colpa degli insetti, e neanche che qualche ragazzo e ragazza abbiano preso 60/60 alla maturita' dell'anno 1973 a Sanremo. Ma qualcosa bisogna pur scrivere, nei giornali, no?

E dopo tanto blaterare, dove sta il succo della questione? Sta nel fatto che ho col tempo imparato, e imparo ogni giorno di più, quanto poco ci si possa fidare, nella ricerca della verità, delle notizie riportate dai giornali. I giornalisti fanno il loro mestiere: costruiscono, in base a quello che pensano piaccia alla gente veder scritto, storie e divagazioni intorno a nuclei di notizie che (quasi sempre) sono effettivamente reali. Per questo, è inutile stare a discutere sull'adeguatezza degli stralli (vocabolo portato recentemente e tristemente alla ribalta) di un ponte sospeso citando le parole di un giornalista. La notizia e' che il ponte è crollato, ed il perché non lo troveremo scritto sui giornali. Perché la verità dei dettagli è durissima da appurare anche in sede di dibattimenti giudiziari con tanto di periti espertissimi ed intellettualmente onesti.

Ora, naturalmente, le due piccole "bugie" raccontate dai due giornalisti del mio raccontìno sono peccati assolutamente veniali, riguardando aspetti collaterali al "cuore" della notizia, che era fondata. Scrivendo e rileggendo mi è venuto in mente un paragone forse bizzarro: Il resoconto di un fatto, per quanto dettagliato sia (anzi, in genere più dettagliato è peggio è) non è quasi mai completamente "vero". E' un po' come una cipolla: a volte si trova qualche strato esterno avariato e da buttare, ma se il cuore della cipolla è buono, comunque ci si può accontentare. Quanti strati aggiunti dal narratore siano anch'essi corretti o inventati varia di caso in caso, ma ci possiamo aspettare, almeno dagli organi di informazione più noti, che anche se devo buttare via un po' di falde, la cipolla rimanga utilizzabile. Cosa diversa purtroppo sono le fake news, cui i social networks e i siti di informazione farlocchi ci hanno ahimè abituato: lì tutta la cipolla è avariata, e non si può far altro che buttarla via.

Riassumendo, perciò, non sono mai stato e non sarò mai un complottista, non credo che i giornali ci nascondano il fatto che la terra sia piatta. Ritengo le fonti ufficiali di informazione (ed i giornali a tiratura nazionale in primis) affidabili per quanto riguarda l'impianto generale delle notizie ed i fatti riscontrabili in maniera oggettiva. Quello che mi resta però dalle varie esperienze in cui ho potuto controllare i dettagli tecnici o informativi (ad esempio in articoli di giornale su argomenti in cui ero abbastanza ferrato, come telecomunicazioni, Internet o anche matematica o scienze naturali) è uno scetticismo di fondo che mi spinge ad usare la notizia principale (che in generale corrisponde più o meno alla realtà) come stimolo per approfondire poi magari con altri metodi, se l'argomento mi interessa. Così come mi interessava quello della frenetica danza delle "farfalline" intorno ai lampioni del ponte sul fiume Tanaro, ad Alba, in una notte d'agosto.

La verità non è mai facile, e non la si apprende mai completamente dai giornali: ci si arriva qualche volta per approssimazioni successive, con impegno e studio, quando si ha voglia di ricercarla. E anche così non sempre è possibile trovarla (purtroppo).

FG