Il rosso e il nero

La testa a volte ti pone quesiti totalmente frivoli ed oziosi eppure noiosi e insistenti (i piemontesi probabilmente direbbero: tachìs), come un ronzio intellettuale che riesci facilmente a scacciare ma poi altrettanto facilmente torna a distrarti da pensieri (forse solo) teoricamente piu’ importanti e vitali.

La casetta di montagna dove vado proprio ad inseguire beatamente i pensieri oziosi, poiche’ quelli piu’ importanti li’ Rosa rugosasono vietati, ha un giardino minuscolo, un francobollo di terra piu’ che un fazzoletto, su cui crescono tre piante di rosa di specie diverse, tutte molto rustiche (e non potrebbe essere altrimenti viste le cure pressoche' inesistenti loro dedicate). In realta’ solo una delle tre e’ veramente selvatica, le altre due credo siano varieta' domestiche un po’ reinselvatichite, per cui non mi curo di dar loro un nome, e di questo si stupira’ solo chi non mi conosce bene.
 
La rosa che circonda per un breve tratto a mo’ di siepe il francobollo-giardino e’ una Rosa rugosa, utilizzata da queste parti proprio per siepi difficilmente superabili da animali domestici o selvatici, visto che il numero e l’acutezza degli aculei e la cespugliosita’ della pianta la rende un ostacolo quasi insormontabile. I fiori sono grandi, a cinque petali come tutte le rose canine (così si chiamano in Italia le rose selvatiche). Hanno un caratteristico aspetto stropicciato che mi ricorda i cisti rosa (Cistus albidus) della macchia mediterranea, ma soprattutto un profumo dolcissimo ed intenso, come sanno gli amici che ho costretto ad infilarci il naso.

rosa biancaLa seconda rosa ha fiore doppio ed e’ quindi sicuramente una cultivar. Non e’ particolarmente vistosa, ha colore bianco candido e dimensioni medie, pero’ anche lei profuma soavemente di acqua di rose (e di che, senno’?). Il suo problema e’ la vicinanza al barbecue, infatti i fiori vanno annusati solo a distanza di qualche giorno dalle grigliate, a meno che non si voglia una rosa con un odore suino, di costina bruciacchiata, ben piu’ plebeo di quanto il fiore, per quanto umile, si meriti.

La terza rosa se ne sta isolata in mezzo al francobollo, ostacolo sia per il posizionamento estivo delle sdraio da abbrustolimento al sole, sia per il passaggio dei portatori di salamelle da abbrustolimento alla brace. Il salamelloforo infatti dalla casa deve raggiungere il BBQ slalomando tra le suddette sdraio, la rosa, il lillipuziano sgabello di pietra, il tutto dopo qualche bicchiere di vino rosso (gli anziani rammenteranno Jeux Sans Frontieres). E’ probabile che un giorno il portator di salsicce si ferira’ gravemente inciampando sulla rosa, e questa sara’ debitamente processata per lesioni colpose, ingiustamente condannata e tristemente giustiziata a mezzo vanga.

Questa rosa pero’ e’ quella che mi piace di piu’, e quando me ne sono reso conto, essendo nel luogo dei pensieri oziosi, mi sono oziosamente chiesto il perche’. La risposta sembrava molto semplice: il colore. I fiori di questa pianta hanno un colore rosso acceso, soffuso di Rosa rossoneratoni bui, quasi neri, con un aspetto un po’ cangiante che li fa apparire ora piu’ scuri ora piu’ rossi a seconda della luce, della forma, dell’apertura. Questa caratteristica ricorda il velluto, fa venire voglia di accarezzarla, e se ci provi un po’ ti vergogni per i pensieri che questo gesto e la sensualita’ del fiore subitaneamente comportano.

A posto, il pensiero ozioso e’ passato (Domanda: cosa mi affascina di quella rosa rispetto alle altre due? Risposta: il colore) non mi solletichera’ piu’. Sicuro? Quasi. Improvvisamente infatti un lampo fugace: una foto fatta qualche anno prima, su una foglia della Rosa rugosa, di una coccinella. Non e’ uno degli insetti piu’ graziosi che conoscete? Non e’ rossa e nera? Che c’entra? Forse non c’entra, in effetti.

Una teoria ben nota anche se mai dimostrata dice che se senti una parola nuova la risentirai nel giro di 24 ore. Questa teoria ha diverse declinazioni, ed io la generalizzerei chiamandola teoria delle coincidenze temporali. Il giorno dopo aver fotografato la  rosa del giardino (che un botanico battezzerebbe forse Rosa atropurpurea o rubronigrescens) mi corico per la notte in un letto per me insolito, in trasferta dalla mamma a Sanremo, senza un libro da leggiucchiare prima di addormentarmi. Mi alzo mi guardo in giro apro lo sportello di un mobiletto in cui ci sono fumetti e libretti lasciati li’ da nonsochi’ (mio fratello? La sua compagna? Mio nipote?) e naturalmente eccomelo tra le mani, “Il rosso e il nero” di Stendhal. Non e’ una lettura da cinqueminutiprimadidormire. Ma sono li', i due colori, nella loro pericolosa, affascinante commistione. Il rosso della passione, il nero della morte. Che c’entra con la coccinella? Prima di addormentarmi ci ho pensato un po', il pensiero ozioso era tornato. Massi', non c'entra niente.

Pero’ e’ rosso e nero. E ci sono tanti insetti che sono nettamente, inequivocabilmente rossi e neri. Gli scienziati lo chiamano aposematismo, e non sto a spiegare cosa sia, una rapida passata su Wikipedia la sa fare chiunque. Rhynocoris iracundusE comunque, accidenti, tutto torna! Nera e’ la morte, rosso il segnale. Segnale di morte o comunque di pericolo. (NdA: Qui ci sarebbe una digressione da fare introducendo un dubbio circolare del tipo uovo-gallina: il rosso e il nero sono colori di per se' aposematici, oppure il fatto che casualmente un insetto velenoso progenitore fosse rosso e nero ha creato l'aposematismo dei due colori? Ma non la faccio).

Tra i tanti insetti rossoneri, Rhynocoris iracundus e' uno di quelli che piu' mi piacciono. E’ incazzosissimo, e sia il colore che l’epiteto specifico rendono conto di questa sua caratteristica. E’ piuttosto comune anche da noi in Italia, se lo incontrate sullo stelo di qualche arbusto lo riconoscete subito: quando provate a fotografarlo, al contrario degli altri, non scappa ma si atteggia a bullo, alzando le antenne e correndo verso la macchina fotografica in atteggiamento di attacco. In inglese lo chiamano assassin bug, ed e’ tutto detto. Ci sono dei bellissimi filmati su Youtube di questo insetto elegantissimo, la cui livrea sembra disegnata da uno stilista dell’800.

Rosso e nero, un matrimonio quasi perfetto, un binomio che affonda la sua attrazione estetica in radici difficilmente sondabili. Rosso e nero, anzi, nero e poi rosso. Dal buio profondo delle onde lunghe, quando la frequenza dello spettro elettromagnetico comincia ad avvicinarsi al ridottissimo spazio del visibile, il nero, assenza di luce, si tinge di infrarosso e la luce spunta, rossa, primo colore visibile. Il passaggio dal buio alla luce, e dalla luce al nero della notte, ogni giorno e' mediato dal rosso dai toni delicati dell'alba e da quello dai toni accesi, arancio fuoco, del tramonto. La natura ha evidentemente un debole per questa accoppiata cromatica.

Tornando agli insetti, altri me ne vengono in mente, e non sono tutti. La cimice delle piante, (da me chiamato insetto milanista), la cimice dei cavolfiori, le sputacchine, che con termine scientifico molto piu’ appropriato e meno disgustosamente volgare si Coleotterochiamano Cercopis vulnerata e Cercopis sanguinolenta. Perche' vulnerata? Perche' ferita, esce sangue dalle ferite e macchia il manto di rosso. Sanguinolenta? Rosso, sangue, ferite, e poi nero, buio, morte.

Eeeh gia’ (come direbbe Vasco) sangue. Quello arterioso, piu’ prezioso e scarlatto, scorre protetto dal corpo in strati profondi. Quello venoso, che piu’ comunemente sgorga dalle ferite, e' gia' rosso cupo quando fuoriesce, e presto diventa nero. L’annerimento e’ segno di invecchiamento, di necrosi, e se il rosso diventa nero la passione diventa odio, il sangue diventa crosta da mondare e gettare.

Ne’ le farfalle, una classe molto particolare di insetti per il sentire comune, sono esenti dal rimandare, nellaZygaena loro leggerezza e fatuita’, a pensieri piu’ violenti, proprio accostando rosso e nero, drang und sturm, impeto rosso e tempesta buia, dalle vanesse alle zigene.

Per finire restando tra i quasi insetti, chi non prova un brivido al pensiero della vedova nera (Latrodectus mactans)? Ma non e' tutta nera la vedova, ha stampata netta la macchia del sangue del marito ucciso, schizzato sul laido ventre gonfio di veleno. Piu' elegante, nella frivola tenuta a pois, la malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus) suo parente strettissimo che vive anche in Italia e che, anche lei (o lui?), ha un morso micidiale per gli animali domestici e per l'uomo.

Ma non solo tra gli insetti troviamo epifanie di questo binomio. Ho iniziato con una rosa, e subito mi sono venuti a mente i funghi, altra mia passione. Tra i piu’ belli esteticamente, le colombine (Russula sp.) dai colori sgargianti che annoverano nell’infinita variabilita’ dei cromatismi un bel rossocupo con la Russula rhodopoda, dal cappello con toni brillanti, quasi laccati. Quando la trovi non puoi non ammirare questa luce scura accesa nella penombra del sottobosco dagli smorti toni brunastri. E prima di allontanarmi dal regno vegetale per altre peripezie sul tema un ultimo accenno ad un fiorellino veramente umile, il ginestrino rosso (Lotus tetragonolobus). Lo vidi la prima volta che Russulaandai a sud di Roma, a chiedere in sposa la mia allora fidanzata. In quelle campagne, ambiente per me fino ad allora sconosciuto, non potei fare a meno di notare queste piccole esplosioni di colore nel verde. La combinazione di colori ed il loro fondersi anche in questo caso ricorda il velluto, come la rosa che ha dato il via alle elucubrazioni.

Tornando al rosso e al nero della vita e della morte, non viene in mente il fuoco?. Da’ vita e morte, il fuoco. E’ sicuramente grazie al ricordo ancestrale geneticamente tramandato nel breve lasso temporale di alcuni millenni dai nostri nonni che lo guardiamo con ammirazione e timore. Attratti e respinti, come in ogni sentimento bifronte: la contraddizione del peccato che nasce dall’amore folle, del dolore che nasce da un abbraccio disperato, la paura che il troppo piacere suscita, il baratro verso cui sei attratto, il timore di toccare quella luce che affascina, regala calore e vita, ma puo' ferire.

Le braci rossoarancio ardenti nel nero profondo dei tizzoni. Il carbone, simbolo di morte e inerzia, resuscita e si infiamma, soffia, sputa bave di faville luminose se lo importuni, crepita di vita, la cede col calore. Le scintille, rosse ed abbaglianti per un tempo infinitesimo, scoppiano, brillano e si esauriscono in un nulla, diventano la nera fuligine che si adagia e tappezza come una coltre la cappa del camino. E tu che sei attratto vuoi giocare al dio Vulcano, farti bruciare la faccia soffiando sul fuoco e dando vita col tuo respiro a nuove fiamme, a nuovi turbini di faville roteanti, fino a doverti allontanare con le guance rosse per il contagio del calore e con gli occhi chiusi nel nero buio che da esso li protegge.

Infine, nel rosso fuoco dopo il nero della morte, Satana rosso e nero anch’esso. Caron dimonio con occhi di bragia. diavoloStrano, nell’iconografia tradizionale il diavolo e’ piu’ semplicemente nero, ma quante rappresentazioni teatrali o carnascialesche ricordate in cui indossa un manto rosso o ha rosse le corna, e sicuramente la lingua, spesso serpidamente(!) biforcuta, protesa in osceno atto di scherno? Forse una contaminazione con Dracula, invenzione piu’ moderna, che del rosso e nero, del sangue e della notte e’ l’incarnazione piu’ farsesca e drammatica.

Vita e morte, passione e dolore, sangue e tombe, demoni e vampiri da una rosa e una coccinella. L’elegia stucchevole che vira in Grand Guignol, un po’ tra il serio ed il faceto. Un divertissement fatto per togliermi quello scemo ronzio dalla testa. E, tanto per rimanere sul francese…

… Rouge ou noir, mesdames et messieurs,  faites vos jeux...

Io il mio giochino l'ho fatto, e nel frattempo si e' fatto tardi. Esco fuori, sto vicino alla porta. E' un bel crepuscolo novembrino, e la brezza mi porta alle narici un odore dolce e pungente, un po' affumicato, e alla mente un'atmosfera di pace nervosa, di pacata attesa di eventi, di serena tristezza. I pensieri attaccaticci e fastidiosi che mi avevano tormentato si sfaldano, volano via, migrano esuli nel tramonto, diventano uno stormo di uccelli neri tra le nubi rossastre... (oops, forse dovro' cambiare finale, questo sembrava adatto, ma mi sa che sia gia' stato sfruttato...smiley )

FG

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Post Scriptum

Dopo aver pubblicato questo raccontino ho ricevuto un messaggio dal mio caro amico botanico Luciano Capasso. Luciano mi faceva notare che avevo dimenticato forse il prototipo dei fiori rosso-scuri tendenti al nerastro, che ha questa caratteristica anche nel nome. Le Nigritelle (un tempo Nigritella nigra, a sottolineare questa caratteristica neritudine) sono orchidee dei prati montani, piccole, con una spiga di fiori molto piccoli, compatta, e con un profumo molto intenso di vaniglia. Non ho emendato il racconto, che invece avrà questo supplemento a mò di errata-corrige. In compenso ho messo una nigritella come sfondo, e chi vuole vederne altre non ha che da cliccare sul link delle foto di orchidee italiane