Il dialetto monterchiese: alcuni termini dalla A alla G

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Abiricchiare (abiricchiè)

Significato: avvolgere, arrotolare

Esempio: i tralci de la vite s'abiricchino agli oppi = la vite coi suoi viticci si abbarbica arrotolandosi agli oppi (l'oppio e' l'Acer Campestre, usato spesso, potato a capitozza, per reggere le viti nei filari)

Non ai miei tempi, ma oggi pare che "abiricchiare" sia usato anche per "arrotolarsi" artigianalmente una sigaretta.... o altro "Abiricchia, apiccia (vedi apicciare) e po' passilo". Vedi anche "aguvicchiare", termine di significato simile ma leggermente diverso

Per quanto riguarda l'etimologia, non me la sento di fare ipotesi, la parola piu' vicina che mi viene in mente, calcolando sia la distanza lessicale che quella semantica, e' "Rocchetto", su cui si "abiricchia" il filo. Pare derivi da "rocchio" che da "ricchio" non e' distante, e che significa un pezzo di legno piu' o meno cilindrico su cui si avvolge il filo...

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Acappare (acappè)

Significato: scegliere, selezionare, suddividere il buono dal cattivo

Esempio: Acappa quel po' de fagioli boni tra tutti quii tognati = scegli, in quel mucchio di fagioli secchi quasi tutti attaccati dal tonchio, quei pochi ancora utilizzabili

Si acappano, ad esempio, le ciliege, o le castagne, per suddividere quelle buone da quelle bacate. Mi fa piacere tra l'altro ricordare anche il "togno" o "tonghio" (in italiano "tonchio"), un minuscolo coleottero che depone le uova nei legumi secchi, sviluppandosi poi all'interno e fuoriuscendo da un buchino a maturita'. Oggi il povero tonchio e' come una parola dialettale: quasi nessuno conosce piu' questi fastidiosi animaletti perche' le tecniche di conservazione chimica hanno praticamente debellato un flagello che una volta impestava la conservazione dei legumi. Mi e' capitato di rivederli di recente perche' avevo acquistato un paio d'etti di fagioli "bio" di Conio, che avevo pagato a prezzo delle pepite d'oro. Erano effettivamente biologici, perche' dopo averli dimenticati un paio di mesi nella dispensa quando li ho aperti c'e' stato poco da "acappare": erano tutti "tognati" e ho dovuto gettarli...

Anche in questo caso l'etimo mi e' sconosciuto e non ho ipotesi credibili. Butto li' una possibile derivazione comune ad "acchiappare", ma mi convince quasi per niente.

Aggiornamento: mi e' venuto in mente quando mi sono ricordato che un termine molto simie esiste in materano: "capare" vuol dire piu' o meno la stessa cosa. E qui ho pensato che con ogni probabilita' la derivazione e' dal latino "capere" ce vuol dire "prendere, afferrare". Proprio da afferrare in senso figurato (afferrare un'idea) deriva l'italiano "capire" che e' forse la parola piu' nota il cui etimo e' "capere" (e quindi anche la mia prima idea, di derivazione comune ad "acchiappare" probabilmente l'avevo afferrata, o capita, o capata, fate voi.

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Aciufrignare (a(s)ciufrignè)

Significato: spiegazzare, sgualcire

Esempio: O che te se misso, quii pantaloni son tutti aciufrignati = ma che cosa ti sei messo, quei pantaloni sono completamente sgualciti

A riprova di quanto dicevo nella premessa, uno dei primi termini in ordine alfabetico di questa piccola raccolta lo avevo trovato solo una volta, cercando su Google, su una misteriosa pagina Facebook del "Vocabolario Castelano" (di Citta' di Castello), che pero' recentemente non ho piu' trovato. L'origine di questo termine mi e' ignota, ipotizzo una possibile onomatopea visiva (non vi viene in mente una cosa tutta disordinata, una informe matassa o qualcosa di simile?).

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Afraccare (afracchè)

Significato: abbattere, pestare, calpestare

Esempio: o citti, 'n gite ntra l'erba meddica, che l'afraccate = bambini, non andate in mezzo all'erba medica (Medicago sp.) perche' l'abbattete al suolo rovinandola

Un verbo transitivo molto specifico, si usa (che mi risulti) solo accostato a piante erbacee che formano prati o distese o campi (afraccare l'erba o il grano). Indica calpestare, di bestie o di persone, cosi' che l'erba afraccata rimane piegata a terra, ma non e' definitivamente danneggiata, potrebbe rialzarsi (a meno che non sia grano maturo nel qual caso il culmo non piu' erbaceo si piega in maniera irreversibile pur senza spezzarsi). Anche una tempesta di vento forte puo' afraccare l'erba.

Il verbo mi torno' in mente anni fa quando vidi i famosi cerchi alieni nel grano delle campagne inglesi, era una tipica "afraccatura" in forme regolari. Il termine cosi' specifico e' tipico di una societa' in cui l'erba (usata come foraggio) e il grano erano realta' importanti nell'economia quotidiana, e quindi meritevoli di attenzione anche linguistica particolare (cosi' come i famosi venti nomi della neve per i famosi eschimesi, anzi, Inuit). Il termine italiano che meglio rende l'idea di "afraccare" secondo me e' "abbattere" (sempre riferito allo stesso contesto). Pur essendomi spremuto le meningi ed avendo spremuto Google a riguardo, non sono riuscito a trovare ne' traccia di questa parola o di parole simili, ne' un'idea sulla sua possibile etimologia. Che sia un termine specifico dell'Omarino? magari inventato dalla famiglia Guadagni? o dalla mia testa bacata? Boh?

Aggiornamento: Non e' vero! ho trovato finalmente la spiegazione e sembra proprio che il verbo, con questo significato, sia usato anche altrove. Dopo aver scritto questa voce della mia piccola raccolta, mi e' venuto in mente che qui al nord si dice "dare un fracco di botte (o di legnate)", ed in effetti il senso del "pestare" ci sta tutto, o no? Ma da dove deriva "fracco"? di nuovo buio totale. Altre ricerche mi portano sulla traccia delle "fracchie" una tradizionale processione che si tiene a San Marco in Lamis (provincia di Foggia). Ecco l'illuminazione! in una imponente, dotta ed erudita trattazione Gabriele Tardio (che ringrazio per aver soddisfatto la mia sete di conoscenza) squarcia il velo dell'ignoranza. A pagina 10 del suo studio che potete consultare cliccando sul link precedente, nella nota numero 25 scrive testualmente riguardo al verbo fraccare (fracche'), dopo il significato N. 1 (sgusciare i piselli o i fagioli, ma anche il granoturco, che per essere sgranato ha bisogno di un fracco di legnate con l'apposito bastone, e qui gia' ci sono le botte) il significato N. 2 (udite udite): "pestare, ridurre una cosa in poltiglia (es. si fraccano le mandorle per ridurle in pasta) e poi il numero 3: "pestare, picchiare", con il significato di dare botte. OK anche questa e' fatta, afraccare ormai non ha piu' segreti, almeno per me.

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Aguvicchiare (aguvicchie')

Significato: avvolgere disordinatamente (per esempio un filo), in modo che poi e' difficilmente districabile

Esempio: Vulìo gi' a pesche', ma sta lenza e' tutta aguvicchiata.. = Volevo andare a pescare ma ahime' la lenza e' tutta nodi

Parola simile, anche come significato, ad "abiricchiare" (vedi sopra), ma con un senso di disordine in piu'. una cosa "abiricchiata" per bene si puo' anche "sbiricchiare" facilmente, non cosi' una cosa "aguvicchiata" (ed infatti non esiste il termine "sguvicchiare" :-).

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Alò

Significato: forza, dai, andiamo

Esempio: Alò, s'a gi' ch'e tardi? = forza, vogliamo andare, che e' tardi?

Intercalare molto frequente, usato anche ad Arezzo. Spesso viene pronunciato con una "e" rafforzativa finale (alòe, sempre con l'accento sulla o) o raddoppiato per mettere fretta (alò, alò). Qui l'etimologia sarebbe veramente da indagare. A me viene in mente il francese "Allons", che e' esatta traduzione del termine, ma non mi risulta alcuna dominazione francese da quelle parti, percio' in realta' l'etimo ipotizzato potrebbe essere semplicemente una coincidenza.

Aggiornamento: non ne son più tanto sicuro, vedi il termine "pantellare"!!

Ulteriore aggiornamento: mi suggerisce l'amica Vincenza da quel di Umbertide, una possibile derivazione comune all'esclamazione "Ajo'" molto usata in sardegna. E' nota la presenza di trasmigrazione sarda in Toscana (le pecore e il pecorino credo ce li abbiano portati loro, ma qui probabilmente qualche campanilista sfegatato si risentira'). Cito la possibilita' per dovere di cronaca anche se, come gia' detto a Vincenza, continua a convincermi di piu' la derivazione dal francese anche per la semantica.

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A(m)mostato

Significato: rammollito perche' ha subito un colpo o una pressione (tipico ad es. della frutta)

Esempio: mangia quele mele che sono amostate, son cadute 'n terra e stan per gì a male = mangia quelle mele che sono in parte guaste perchè sono cadute per terra, e stanno per marcire.

Il verbo ammostare esiste anche in Italiano per il vocabolario della crusca. Ma il suo significato e' ben preciso: pigiare l'uva per fare il mosto e quindi il vino. La derivazione e' evidentemente la stessa, pestando l'uva si provoca il suo "amostamento" cosi' come l'altra frutta, che se subisce un colpo cambia consistenza ed accelera in quel punto la marcitura. Da noi si usa anche per traslato quando uno ha subìto un colpo che ha provocato un'ematoma, oppure e' stato "pestato", per l'appunto... Vedi anche "fraglio"

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Ap(p)icciare (apiccè)

Significato: Accendere.

Esempio: Apiccia 'l foco che se mori de freddo = Accendi il fuoco poiche' si muore di freddo

Qui mi sembra evidente la stessa origine di "appiccare", termine peraltro desueto e la cui etimologia e' essa stessa incerta, il dizionario etimologico online lo fa derivare da "applicare", cosi' come "appiccicare".

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Arguvire (arguvì)

Significato: tener dietro, farcela

Esempio: da la matina a la sera sta' ddietro a tutto, 'nn arguvisco! = dalla mattina alla sera non riesco a far fronte a tutto quello che ho da fare, non ce la faccio

Termine molto specifico e facilmente esprimibile in termini tecnici: quando l'input ad un lavoro e' maggiore della capacita' di smaltimento del lavoro stesso, e quindi si formano code che tendono ad aumentare allora chi esegue il lavoro non arguvisce. Non ho ipotesi sulla possibile etimologia.

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Ar(r)occiare (aroccè) le maniche o i pantaloni

Significato: tirare su arrotolando

Esempio: si n'te vu' sporche' i calzoni con tutto quel fango aroccili = se non ti vuoi sporcare i pantaloni con tutto il fango che c'e' in giro, arrotolateli sulle gambe tirandoli su

Ci si arocciano i pantaloni, ad esempio, andando in bicicletta per non sporcarli sulla catena unta di grasso, oppure le maniche della camicia se si deve fare un lavoro pesante. Non ho idee sensate sulla possibile etimogia.

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Aropare (aropè)

Significato: avvolgere con le braccia o con le mani, cercando di contenere

Esempio: han misso giu' 'n terra un tubo del'acqua, vedessi quant'e grosso, 'n s'aropa cui bracci = hanno interrato un tubo dell'acquedotto cosi' grande che se cerchi di circondarlo con le braccia non ce la fai.

Un termine proprio astruso, che non so da cosa derivi e non so bene quanto sia usato, anche per il significato estremamente particolare. Si puo' usare anche per indicare lo stesso gesto fatto con le dita delle mani invece che con le braccia (per esempio si puo' aropare una bottiglia con le mani, ma non un bottiglione). Per quanto riguarda l'origine, un po' di ricerche mi hanno portato allo spagnolo "arropar", che significa avvolgere nei vestiti o nella stoffa (per esempio per scaldarsi), ma non ne sono affatto sicuro.

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Arvisolare o arvisolarsi (arvisole', o arvisolasse)

Significato: risorgere a nuova vita, ristorarsi, avere sollievo, insomma, godersela.

Esempio: A stu bel sole s'arvisòla = Questo bel sole ti fa rinascere

Nel dizionario dei termini aretini figura come "Ravvisolare" o "rivisolare", la radice e' quella di rivivere, rivedere il sole (forse), non ho altre idee. In generale, comunque, il prefisso "ar" in questi dialetti e' un ripetitivo (argi' = riandare, arvede' = rivedere, arcumince' = ricominciare etc etc)

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Baldino

Significato: Castagnaccio (dolce-non dolce di farina di castagne, con rosmarino, olio e pinoli)

Non ho idee sull'origine del nome, se qualcuno sa da che cosa derivi, mi scriva e gliene sarò grato

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Barullare (barullè)

Significato: rotolare (giu' da un pendio o da una scala).

Esempio (detto popolare): Al dingiu' barulla anche le zucche = in discesa anche le zucche sono capaci di muoversi rotolando (come di cosa facile da farsi).

Per quanto riguarda la derivazione qui e' evidente la presenza della ruota, come rotula e quindi rulla, cosi' come la vicinanza a termini quali "ruzzolare" "rullare" etc.

La rulla e' anche un gioco tradizionale che ormai vive solo nelle rievocazioni storiche, che consisteva nel lanciare, con o senza l'ausilio di un laccio o di una corda, una ruota pesante lungo la strada, cercando di farla arrivare il piu' lontano possibile. A Monterchi questo gioco si faceva con le forme di formaggio (che poi credo fossero anche l'oggetto della vincita), in altri luoghi con ruote di legno cerchiate con rinforzi di ferro. Ho trovato due testimonianze a questo riguardo. L'una (il gioco delle forme di formaggio) e' ancora online e questo e' il link alla pagina. L'altra invece e' stata non so perche' rimossa, ma fortunatamente me la ero salvata, e' un documento molto interessante che riporta un processo per gioco illegale di rulla in quel di Campiglia d'Orcia nel 1843.

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Batuscio (o baduscio)

Significato: una porta che si apre sollevandola poiche' incernierata da un lato. Per traslato, un'anta.

Qui lascio la parola ad una bellissima descrizione di Dino Tiberi che ho trovato in rete per questo termine (che sicuramente ha "uscio" = porta nella sua origine, coniugata con "battente" o qualcosa di simile). Tiberi ha scritto questa pagina per un sito che ha una bella sezione sul dialetto marchigiano che, se avrete voglia di dargli un'occhiata, capirete come sia parente stretto di quello umbro qui proposto.

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Berciare (bercè)

Significato: gridare sguaiatamente, urlare

Esempio: O che berci, 'n bercè, che te sento uguale = Ma che cosa urli, non urlare, guarda che ti sento lo stesso

Qui l'etimologia e' dubbia, chi lo vuole derivato dal tardo latino "berbiciare" (belare), chi invece lo fa derivare dalle lingue gotiche con il tedesco berkja, gridare, da cui deriverebbe anche l'inglese "to bark" abbaiare. Questa seconda ipotesi mi piace di piu'. Credo che il termine italiano rabberciare abbia tutt'altra origine, cosi' come ha tutt'altro significato, anche se il suono e' simile.

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Brendola (brendila)

Significato: farfalla notturna (e per traslato essere gracile e debole).

Esempio: È visto quela citta, picina, secca, par na brendila = Hai visto quella ragazza? Piccola, gracile, sembra una farfallina.

Altro termine che mi piace molto. In italiano non distinguiamo tra farfalle diurne e notturne, sempre farfalle sono. Ma in molte altre lingue le due forme sono ben distinte (es in inglese "butterfly" e "moth"). E' interessante che il dialetto ricostruisca questa diversita' evidente, dando un nome specifico e separato alle farfalle notturne. Non ho assolutamente nessuna idea sulla possibile derivazione del termine.

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Bricia

Significato: castagna (e, per traslato, vulva)

Pronunciato rigorosamente "alla toscana" (brìscia), e' il termine specifico che designa la castagna. Non ho trovato nessun riferimento etimologico, per il Dizionario della Crusca il significato di "bricia" e' "briciola" ma dubito molto che la derivazione sia comune. Come in altri dialetti, la castagna, vuoi per l'aprirsi a fessura del riccio che la contiene, vuoi per il tipico intaglio che viene praticato per metterla a cuocere nella speciale padella forata, e' accomunata agli organi genitali femminili esterni, con un'accezione volgare.

A questo proposito uno dei modi piu' strani di chiamare la stessa parte anatomica in monterchiese e' "pipa" (da cui anche "pipare" per "accoppiarsi"), termine di cui non vedo proprio una possibile derivazione, forse semplicemente una maniera gentile e scherzosa, usata per i bambini, come il "pipi" per il pisello dei bimbi.

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Bufare (bufè)

Significato: nevicare

Anche nel dizionario Hoepli, come voce dialettale: Nevicare con forte vento. E' evidente (almeno per me) la comune etimologia con "bufera" che secondo il dizionario etimologico online deriva da bouffer e pouffer, soffiare, radice comune anche con bouffir, gonfiare. Interessanti i legami con buffone (uno che soffia vanamente), sbuffare, etc

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Caluvia

Significato: scintilla, favilla

Le caluvie sono tipicamente le faville che si originano sul camino, dai ceppi roventi disturbati dal ferro per attizzare il fuoco. Un termine che mi riporta il caldo sulla faccia ed il freddo sulla schiena di quando si stava davanti al focolare, e ci si doveva girare per scaldare le terga, poiche' la maggior parte del calore veniva trasmessa dal fuoco per irraggiamento diretto, e l'aria della grande cucina della casa colonica rimaneva fredda. Mi piace pensare che il termine abbia la stessa radice di "calore", ma non ne sono certo.

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Chiola

Significato: articolazione (in particolare caviglia, malleolo)

Non ricordo per certo se "chiola" significhi solo caviglia o anche clavicola, magari qualcuno puo' suggerirmenlo. Sicuramente pero' da questa parola deriva "schiolato" (vedi).

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Cialatrina

Significato: poltiglia, liquame (con significato spregiativo)

Esempio: Vulìo fa' 'l bagno al Cerfone, ma l'acqua era sporca, a galla c'era 'na cialatrina.. = Ero andato al Cerfone (fiume di Monterchi) per fare il bagno, ma l'acqua, su cui galleggiavano alghe (o schiuma) era troppo sporca.

Qui non so veramente se sia solo una invenzione onomatopeica di mia madre oppure sia un termine effettivamente usato al di fuori delle mura dell'Omarino. chissa'... :-)

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(a) Cianfo

Significato: A caso, come viene viene

Esempio: 'nnò mica guardo quel che c'era, n'ho preso uno a cianfo = Non ho mica guardato cosa c'era, ne ho preso uno a caso

Ho trovato un tentativo di spiegazione del termine fatto da Marco Cucchiani che peraltro da' del termine un significato leggermente diverso (e cioe' "in abbondanza" anziche' "casualmente, senza attenzione" i due significati sono naturalmente vicini semanticamente). Per esempio se si hanno tanti soldi li si spende "a cianfo" cioe' senza fare attenzione. Secondo lui il termine e' onomatopeico e deriva dal rumore fatto da una secchiata d'acqua (ciaff!). Una spiegazione suggestiva che riporto per dovere di cronaca.

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Ciomba, ciombato

Significato: Ammaccatura, ammaccato (per aver preso un colpo)

Esempio: È visto Bruno ha fatto n'incidente, cia' la machina tutta ciombata = Hai visto Bruno, ha avuto un incidente e la sua automobile e' malconcia

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Citto, cittino, citta, cittina

Significato: Bambino/a, ragazzo/a (ma anche: fidanzato/a)

Esempio: Sti citti 'n me fan benaere = Questi ragazzi non mi fanno stare un attimo tranquillo

Pronunciato con la c dolce strascicata tipo "Scitto" se preceduto da vocale, con la c dolce se da consonante (stu scitto, el mi scitto, un citto). Una delle parole piu' comuni e tipiche. Per traslato, come per l'italiano "il ragazzo" sta anche per "il fidanzato", che piu' propriamente si dice "ganzo" (vedi). L'etimologia e' controversa, vedi anche qui. Pare abbia anche questa una derivazione anglosassone, dalla stessa radice di "child", ma c'e' chi dice abbia la stessa radice invece di "tetta" (Zitze). Non so dire. So invece che mi colpi' molto il fatto che a Torino, mia città d'adozione, "cit" vuol dire piccolo, il che indubbiamente torna...

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Cretto

Significato: crepa

Crettare (o crettarsi) si dice propriamente di un vecchio muro quando comincia per la vetusta' a spaccarsi, ma anche della pelle delle mani o delle labbra che si comporta, col freddo secco, in modo simile. Il cretto e' percio' lo spacco che si produce nel muro o nella pelle. Anche la parte esterna di una vecchia forma di pecorino puo' essere crettata smile.

Questo termine ha conosciuto una (se pur limitata) popolarita' nazionale proprio grazie ad un artista di queste parti, Alberto Burri, e ad una delle sue serie di opere piu' conosciute. Grandi quadri fortemente materici, i "Cretti" esposti a Citta' di Castello nella collezione Burri sono tele ricoperte di un materiale argilloso che, seccandosi, si screpola tipicamente, costruendo percorsi e disegni causali ma attraenti. Il termine "cretto" che Burri ha preso in prestito proprio dal suo dialetto di origine e' in effetti fortemente evocativo anche dal punto di vista del suono, aspro, secco, che riporta al "crepitare" da cui deriva e che ricorda il sole e l'arsura, ma anche il gelo, che spacca i muri e li sgretola.

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Cumbrigliume

Significato: crepuscolo, (ma anche prime luci dell'alba)

Esempio: Iersera m'e' parso d'ae' vvisto la Fila ma 'nso' sicuro, era n'tul cumbrigliume = Ieri sera mi e' sembrato intravedere Filomena, ma non ne sono certo, era ormai quasi buio.

Termine bellissimo. E' proprio lui, il crepuscolo, l'ora che volge il disio ai naviganti, e intenerisce il core. E' dopo il tramonto, o prima dell'alba, quando il buio si tinge di rosa, e quando gli ultimi rossi si sciolgono nel buio.

Il termine, che ricorda una cosa confusa e sfumata, a mio avviso si puo' far risalire (con brillume) al suo contrario "brillare". Spiego questa ipotesi azzardata: Come quando la luce del sole, ad esempio, sbrilluccica sull'acqua increspata del mare o di un lago, o trapela da dietro le fronde degli alberi, e confonde la vista, cosi' da costringerti a socchiudere gli occhi a mo' di fessura per vederci meglio, anche l'ora del crepuscolo confonde la visione, e si e' portati ad acuire lo sguardo usando lo stesso trucco, per "aguzzare la vista". Lo so che non ho convinto nessuno, ma a me piace pensarla cosi', e chi ha altre idee me lo dica scrivendomi.

AGGIORNAMENTO!: Et Voilà, a dimostrazione di come il Web sia fonte di infinita saggezza e continuo apprendimento, ricevo dal Sig. Mauro Ghezzi un autorevole ed assolutamente verosimile e condivisibile suggerimento sull'origine di questo termine affascinante: Secondo lui, ed io concordo in pieno, il termine cumbrigliume potrebbe derivare da "Cum umbra et lumine", a definire quel momento del giorno in cui l'ombra della notte si sostituisce alla luce del giorno, ed i due convivono per qualche istante. Grazie Mauro!

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Fostacchia

Significato: pozzanghera

Esempio : Ma cume gni piace ai citti picini gi' a pisticchie' 'ntule fostacchie! : Ma come piace ai bimbi piccoli andare a mettere i piedi nelle pozzanghere, infangandosi!

Non c'e' molto da dire, fostacchia vuol dire questo anche ad Arezzo e a Perugia. Cercando il termine in rete ho trovato un bellissimo scritto di Mariano Festa sul dialetto chianaiolo come distinto dal chianino, che contiene descrizioni molto belle e calzanti delle deformazioni piu' comuni che il dialetto monterchiese apporta all'italiano, storpiandolo. Chi fosse interessato puo' trovarlo qui.

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Fraglio. (i)nfragliato

Significato: marcio, marcito

Esempio: Butta via quel grappul d'uva, 'nnel mangè, 'nnel vedi che è tutta fraglia (o nfragliata)? - Butta via quel grappolo d'uva, non la magiare, non vedi che e' completamente marcia?

E' lo stadio dopo l'"amostatura" (vedi amostato). La cosa che mi intriga qui e' che vedo due possibili derivazioni. Una, come fradicio, dal latino fracidus, che vuol dire proprio "andato a male", e solo per traslato diventa "zuppo d'aqua, molle", come appunto la frutta marcia; questo e' quindi l'etimo piu' probabile. La seconda, meno probabile ma secondo me possibile, vista la vicinanza al termine italiano "frale", contrazione di "fragile" usata in poesia, da "fragilem", che a sua volta deriva da "frango", rompo, spezzo. Una cosa fragile e' una cosa che si rompe facilmente, e che quindi e' debole, molle, come la frutta fraglia... Scegliete quella che vi piace di piu'.

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Fulminante

Significato: fiammifero, zolfanello

Non propriamente un termine dialettale, piu' un termine desueto, usato ad esempio anche da Lucio Dalla nella sua canzone "Non andar piu' via". E' una parola che mi piace molto, rende bene l'idea del fulmineo lampo di luce blu-giallastra e dell'associato odore acre di gas zolfino che si sprigionano all'atto di "scriccare" (vedi) un fiammifero.

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Ganzo

Significato: fidanzato. Ma anche bello, figo, interessante, affascinante, carino, piacevole etc.

Anche il Sabatini-Colletti dà per questa parola il significato principale di "fidanzato, amante" se pur in senso dispregiativo. E' evidente poi il trascinamento semantico verso le altre accezioni (perche' uno dovrebbe essere il tuo ganzo se non e' bello, figo, interessante, affascinante, carino, piacevole etc?)

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Garganella (bere a)

Significato: bere da una bottiglia versando direttamente in bocca, senza toccarla con le labbra. Per estensione, bere "a canna", smodatamente, in modo ingordo.

Sbirciando qua e la' ho scorperto che questo e' un termine non propriamente dialettale, ma da ritenersi italiano. Io l'ho sentito utilizzare pero' solo in quella zona, forse per mia incultura generale. Singolare l'etimologia che ne da' un sito che lo fa derivare dallo spagnolo "garganta" (gola) che in effetti rimanda direttamente alle pantagrueliche (!) abbuffate del gigante rabeleisiano Gargantua. Sicuramente Gargantua beveva a garganella wink

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Gontare (gonte')

Significato: il traboccare di un recipiente riempito di liquido (ad esempio a causa dell'ebollizione, o perche' vi si aggiunge troppo liquido)

Esempio: Stattento a quela pentila sul foco cula pasta, che sta per gonta' (o gonte') : Stai attento che la pentola con la pasta sul fornello sta per traboccare (perche' e' prossima all'ebollizione)

Un altro di quei termini misteriosi, e pero' molto caratteristici, di cui ho trovato rare tracce in rete. Uno dei pezzi piu' belli (di Stefano Cicchetti) descrive l'uso di "vontare" (e' nota l'intercambiabilita' di v e g in molte storpiature lessicali) per descrivere cosa fa un fiume quando per la piena tracima dagli argini (oggi si direbbe "esondare", termine ignoto ai più fino all'avvento dei telegiornali catastrofisti). L'acuto autore descrive esplicitamente il fatto che "vontare" si trasforma in "gontare" ad Anghiari ed a Citta' di Castello.

Ulteriore curiosita' su un termine cosi' specifico e particolare. Essendo Maddalena mia moglie nativa di Matera, ho scoperto una parola dalla semantica esattamente sovrapponibile, ma lessicalmente assolutamente scorrelata: spittirrare (qui mi sembra di poter individuare una derivazione comune con la parola "sputare", forse). Attento: la pentola spittirra vuol dire esattamente Attento: la pentola gonta. Provate a dirlo in italiano...

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Greppo

Significato: ripida sponda di fosso, argine, breve erta ai margini di un campo.

Esempio: O 'ndu vè, suppe quii greppi = Ma dove ti arrampichi su per quei pendii?

Strano come una parola cosi' umile possa avere un'origine così controversa e complessa. Andate a vedere qui e scoprirete (non so se con la mia stessa meraviglia) come i greppi tiberini possano essere parenti delle bianche scogliere (cliffs) di Dover, che sono in effetti greppi all'ennesima potenza. Da chleb, con la trasformazione della l in r, e della c in g e della b in p. Non sembri strano, è assolutamente plausibile e probabile, anzi. Interessanti (per lo meno per me) anche le probabili parentele con i termini "greppia" (come mucchio di foraggio), groppa (come piccola altura) e addirittura gruppo (come "ammasso di roba" e quindi montagnola di oggetti).

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Gricciare (griccè)

Significato: Piagnucolare, piangere (soprattutto di bambini)

Esempio: O che gricci, che pai 'n citto picino (o pichino) - Non piagnucolare, che mi sembri un bambino.

Un altro termine magnifico, che ricorda piu' che il pianto, o il dolore, la scena che un bimbo fa quando fa i capricci. Gricciare infatti non deriva da piangere ma da grinza, ruga. Rimanda perciò al tipico atteggiamento che in realta' precede il pianto, l'arricciare la faccia in quella mimica contratta che tutti conosciamo bene. Griccia il bimbo subito prima di piangere, quando deforma la bocca, i contorni degli occhi, tira su il fiato col naso raccogliendo l'energia che gli servira' per sfogarsi nel pianto disperato e liberatorio, quando urla e lacrime consumeranno questo accumulo preventivo.

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Guazza

Significato: rugiada, soprattutto se abbondante

Ancora una volta, andando a informarmi su questoi termine che ritenevo dialettale, sono stato stupito dal trovarlo presente nei vocabolari di italiano. Avrei dovuto sospettarlo, visto che termini come "sguazzare", "guazzetto" (un modo di cuocere con un sugo molto fluido), "guazzo" (tecnica pittorica) sono italianissimi. Un dizionario italiano online definisce guazza come "rugiada assai copiosa, che bagna come se fosse piovuto", ed io non so certo trovare definizione migliore. Anche in questo caso ho voluto inserire la voce nella mia piccola raccolta perche' una cosa e' la teoria (e cioe' il fatto che guazza sia una parola italiana), una cosa e' la pratica (e cioe' che essa e' in effetti usata solo in una parte d'Italia, rendendola percio' di fatto un termine dialettale). L'etimologia e' interessante e secondo me controversa. Il dizionario etimologico la fa derivare da guado (luogo del fiume ad acqua bassa dove si puo' attraversare piu' facilmente), traduzione precisa del termine latino "vadum". La mia ipotesi pero' e' che, anche per suono, sia piu' assimilabile a "wasser", acqua nelle lingue germaniche. Chissa', io l'ho buttata li'...

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