Escursioni sul Monte Toraggio (m. 1972)

Come gia' detto da qualche parte di questo sito un po' caotico ed intricato, il monte Toraggio tra i miei "luoghi del cuore" nella categoria escursioni in montagna e' forse quello che mi e' piu' caro. Per questo motivo, e perche' e' un posto meraviglioso in entrambe le chiavi di lettura, lo descrivero' sia dal punto escursionistico sia da quello botanico, essendo un vero e proprio scrigno ricolmo di piante rare e/o endemiche (e, non secondario,fiordaliso di Bicknell bellissime!).

Lo salii per la prima volta a diciotto anni (era il 1973 e per una strana cabala il Toraggio misura (almeno secondo la mia cartina dell'epoca) 1973 metri). Studiavo per la maturita' scientifica, ma mi ero concesso un giorno di riposo intellettuale e di fatica fisica per staccare un po' dalla routine della preparazione degli esami. Il "Don" aveva organizzato l'escursione, ed eravamo un discreto gruppo. Se non sbaglio affrontammo la salita per il percorso meno frequentato, che ho ripetuto in seguito un paio di volte, dalla Gola di Gouta e Passo Muratone attraverso il Colle del Corvo.

Ricordo un particolare: la nostra guida (che avrebbe ambito essere guida spirituale ma per la maggior parte di noi era suo malgrado solo guida escursionistica) ci aveva detto che avremmo trovato una sorgente sul percorso, quindi alcuni non si erano portati acqua nelle borracce, altri ne avevano solo un po'. La salita da Passo Muratone e' molto lunga, e dopo quasi tre ore le lingue erano secche anche per il chiacchiericcio fitto e continuo, normale in questo tipo di combriccola ed alimentato anche dal numero non esiguo di ragazze del gruppo parrocchiale.

Il prete, bersaglio usuale dei malumori dei partecipanti alle gite, quella volta non so come sopravvisse. Anche io, che avevo ampia fiducia di lui in questi frangenti, quando mi accorsi che eravamo praticamente arrivati in cima e di acqua non se ne vedeva l'ombra, cominciai a disquisire sulla impossibilita' fisico-scientifica di avere una sorgente in cima ad una montagna, visto che il fenomeno dei pozzi artesiani in cui l'acqua risale verso l'alto avviene solo in pianura, grazie al principio dei vasi comunicanti ed alla presenza di riserve idriche notevoli ad altezza maggiore. Col procedere della gita il brusio delle contumelie aumentava man mano di volume, e se non c'e' stato ammutinamento con sevizie corporali del colpevole e' stato solo per l'assenza di vigoria fisica sufficiente da parte dei complottatori, che imploravano un dietro-front.

Il diavolo d'un prete invece aveva dannatamente ragione. Ancora oggi vale la pena di fermarsi alla Fonte Dragurina: qui un crepaccio nel fianco verticale della montagna raccoglie l'acqua di fusione della neve invernale e, a non piu' di 50 metri in verticale sotto la vetta del monte, la restituisce in una grotta sotto forma di una piccola pozza che sembra uscita da un libro delle fiabe. Devo ammettere che la fonte allora la trovammo attiva e riusci' a dissetarci agevolmente tutti, ma nelle mie ultime visite di acqua ce n'era o solo il ricordo sotto forma di umidita' delle pareti tappezzate da esili felci, oppure un rimasuglio comunque non utilizzabile. Sara' il riscaldamento globale... La Fonte Dragurina e' qui, nel farfalla seguito troverete la mappa con le coordinate GPS di altri punti di snodo delle escursioni intorno e sul Toraggio.

Il comprensorio Toraggio-Pietravecchia, dicevamo, e' un gruppo montuoso le cui cime sfiorano i duemila metri, a pochi chilometri dal mare della Riviera Ligure, in un luogo famoso per la mitezza del clima, alle spalle di Ventimiglia e Bordighera. La cima di entrambi i monti puo' essere salita abbastanza facilmente da escursionisti che non abbiano timore di poggiare le mani per terra e far finta di arrampicarsi per pochi metri. L'escursione sul "Sentiero degli Alpini" puo' pero' richiedere attenzione per passaggi delicati aiutati da corde fisse quando il sentiero, soprattutto nei piccoli valloncelli scoscesi che ne tagliano il percorso, capita sia rovinato da frane e smottamenti.

La dorsale montuosa che comprende le due cime e prosegue poi con il monte Grai e Cima di Marta forma uno spartiacque che funge anche da linea di confine Italia-Francia. Dal Passo Muratone una strada militare ben mantenuta, percorribile facilmente a piedi da chiunque, corre non lontano dalla linea spartiacque (toccandola in un solo punto, al Colle del Corvo) fino al monte Grai. Dal Passo Muratone fino al Monte Toraggio il sentiero si tiene sul versante sud, in territorio italiano, con un percorso piu' o meno pianeggiante fino allo spigolo sud-ovest del monte. Di qui si inerpica per i prati sommitali del Toraggio fino al passo della Fonte Dragurina, poco sotto la vetta Nord-Ovest (il monte ha due cime praticamente di uguale altezza, separate da una cresta rocciosa. La punta Nord-Ovest e' quella salita di solito).

Da questo punto parte la breve traccia della via normale per salire alla vetta, segnata saltuariamente da tacche rosse di minio, ma la strada militare prosegue scavalcando lo spartiacque per portarsene a Nord, in territorio francese. In mezzo a boschi di aghifoglie (larici e abeti) prosegue verso il netto intaglio della Gola dell'Incisa che separa il Toraggio dal Pietravecchia. Di qui, verso Sud, parte il Sentiero degli Alpini propriamente detto. La strada pero' continua anche sul versante Nord del Pietravecchia, ed in leggera ma costante salita riprende lo spartiacque di confine Italia-Francia nei pressi della cima del Pietravecchia. Di qui sempre per uno stradone militare (o meglio tagliando per sentieri che lo attraversano) si puo' scendere verso il colle della Melosa dove c'e' il Rifugio Allavena.

Il "sentiero degli alpini" Sentiero degli alpinifu costruito (meglio, scavato) nel periodo tra le due guerre mondiali proprio come alternativa alla mulattiera che passa a Nord del Toraggio e del Pietravecchia, inagibile fino a primavera inoltrata per la neve ed osservabile dalle postazioni militari francesi della val Roja. L'impresa di costruire un passaggio a Sud dei due monti era pero' veramente ardua, per la verticalita' delle pareti rocciose presentate su questo versante sia dal Toraggio che dal Pietravecchia (in questa foto ho evidenziato il tracciato che taglia la parete parete Est della montagna). il sentiero venne percio' costruito intagliando la roccia, con l'aiuto di esplosivi e picconi, in alcuni punti ricavando un vero e proprio incavo nella parete verticale del monte (vedi qui a fianco).

Quest'opera quasi titanica soffre pero' della fragilita' dell'ambiente in cui e' costruita, roccia calcarea facilmente sgretolata dalle intemperie e oggetto di brevi ma intense erosioni nei periodi di pioggia. Il sentiero e' manutenuto su base volontaria dalle sezioni CAI locali, e spesso come detto soffre di punti leggermenti scoscesi per frane, in cui una pioggia o un po' di neve residua possono comportare pericolo: attenzione! Io stesso mi sono trovato una volta a sorreggere il posteriore tremebondo di una incerta prosperosa signora che, bloccata abbarbicata ad una corda fissa nel tentativo di passare un valloncello in cui il sentiero era franato, non riusciva a procedere in alcuna direzione smile

Riassumendo, percio', le due opere (la mulattiera militare che dal Passo Muratone sale passando a Nord del Toraggio e del Pietravecchia, ed il sentiero degli Alpini che passa a Sud dei due monti) costituiscono un bellissimo anello che consente di fare la gita al Monte Toraggio percorrendolo integralmente, partendo per esempio dal Rifugio Allavena e facendovi ritorno senza rifare la stessa strada. Descrivero' per primo proprio questo percorso.

Al Rifugio Allavena al Colle della Melosa (o Colla Melosa) si arriva in macchina, e qui la si lascia. A piedi ci si avvia su per l'ampia carrozzabile sterrata che conduce verso Nord alle caserme sul Monte Grai visibili dal rifugio. Dopo circa mezzo chilometro (piu' o meno qui) si devia sulla sinistra dove un piccolo sentiero si stacca dalla carrozzabile mantenendosi ad altezza costante mentre la la strada principale continua a salire. Fare molta attenzione, la deviazione e' tutt'altro che evidente! Si giunge dopo poche centinaia di metri al primo punto delicato della gita: un valloncello in cui le frane hanno spazzato via il sentiero, ed il cui attraversamento e' aiutato da corde metalliche fisse che consentono di riguadagnare il sentiero dal lato opposto. Ancora un piccolo rio da attraversare, ma stavolta senza difficolta', ed un ulteriore percorso di poche centinaia di metri in un bellissimo bosco consente di riprendere il sentiero degli alpini all'incirca qui.

Il sentiero va preso verso sinistra (Sud), in discesa. Qui inizia il tratto piu' spettacolare. Godetevi la visione dei panorami incredibili che la passeggiata vi offre. Sul sentiero, proprio sotto le pendici meridionali del Pietravecchia, c'e' una bella fonte naturale, la sorgente San Martino, sempre attiva, che consente di far rifornimento di acqua fresca e Fontebuona. L'acqua si raccoglie in una vasca e scende dalle crepe della roccia verticale che la sovrasta. Il sentiero e' ancora molto lungo e si snoda tra saliscendi, muretti a secco su strapiombi, piccoli tunnel nella roccia, fino a giungere alla base di un cono di detriti che scende dalla fessura della Gola dell'Incisa. Qui una serie di ripidi tornanti consente di guadagnare la gola, che taglia in due la montagna lasciando a sinistra il Toraggio e a destra il Pietravecchia .

La Gola dell'incisa e' il punto di snodo fondamentale dell'anello. Piu' che un anello, in effetti, e' un otto rovesciato (avete presente il simbolo dell'infinito? smile ), e la gola e' il quadrivio principale. Di qui, volgendo verso Sud-Ovest si precorre il taglio orizzontale che solca la parete orientale del Toraggio. Nel 2009 questo tratto e' stato un po' riaggiustato, adesso dovrebbe essere percorribile senza difficolta', ma non si puo' mai dire. Particolare attenzione, per non fare strada in piu', va posta quando si termina il traverso della parete orientale: qui un paio di tornanti in un boschetto salgono verso i prati della cima, ma il sentiero prende a scendere dopo i due tornanti per andarsi a congiungere in basso con quello che sale da Passo Muratone. In questo punto conviene lasciare il sentiero degli alpini e percorrere una traccia che, staccandosi sulla destra circa qui, percorre i prati in diagonale in leggera salita puntando dritta verso il Passo di Fonte Dragurina.

Dal passo se si vuole si puo' facilmente scalare la vetta. Consiglio la salita, con un pizzico di prudenza, a chi sappia un minimo cavarsela con le mani sulla roccia senza soffrire di vertigini; in fondo e' una scalata da bambini . Si seguono le tacche rosse di minio percorrendo i detriti calcarei e poi un facile ed evidente canalino che sale sulla parete rocciosa. Gli appigli sono abbondanti e la via non e' mai esposta.

Dalla vetta il panorama e' notevole, e se la giornata e' limpida puo' capitare (a me e' successo) di vedere la Corsica al di la' del Mar Ligure: una visione magica da Fata Morgana. Ridiscendendo verso il passo di Fonte Dragurina si prende il sentiero verso Nord, passando in territorio francese, Dopo poche decine di metri, un intaglio verticale della parete forma la piccola grotta della Fonte Dragurina di cui abbiamo gia' parlato, se capitate qui in tarda primavera probabilmente troverete la fonte in attivita', ma in estate non fateci conto. Stiamo percorrendo a questo punto la terza parte dell'otto rovesciato (le prime due sono quella dal rifugio Allavena alla Gola dell'Incisa e da qui al Passo di Fonte Dragurina. Proseguendo sul sentiero, nel bosco si trova una seconda via di salita alla vetta, che si stacca sulla destra (secondo il senso di percorrenza che sto descrivendo), percorre brevemente uno costola rocciosa e poi si inerpica ripidissima nel bosco con l'ausilio di canapi fissati agli alberi. L'ho fatta una volta sola, vale la pena provare se si e' gia' percorsa la via principale. L'attacco e' ben segnalato da un cartello e poi si prosegue senza poter sbagliare.

Il sentiero si riporta alla Gola dell'incisa, Golaraggiungendola da Nord-Ovest. Qui si puo' decidere se ripercorrere la via fatta all'andata per tornare al rifugio Allavena (cosa che ho fatto nel tracciato GPS che trovare allegato) oppure, se si ha ancora un po' di fiato residuo, si prende il sentiero che va verso Nord-Est, aggirando il Pietravecchia alle spalle. Il sentiero e' lungo, in salita leggera e costante, e sbuca sullo spartiacque non lontano dalla Vetta del Pietravecchia. Di qui, per ridiscendere al Rifugio Allavena, basta andare a vista, percorrendo in discesa una traccia che scende direttamente senza seguire tutte le risvolte della carrozzabile.

Il percorso GPS che potete scaricarvi qui (tasto destro e salva con nome) percorre il tracciato descritto, dal Rifugio Allavena e ritorno, senza la variante a Nord del Pietravecchia. La salita alla vetta e' fatta dal passo di Fonte Dragurina. Alcuni tratti del tracciato GPS sono un po' confusi poiche' laddove il sentiero scorre scavato dentro le pareti della montagna il segnale viene perduto.

In questa immagine potete trovare il profilo altimetrico della gita. Sebbene il dislivello calcolato dal punto piu' basso a quello piu' alto sia modesto, meno di 500 m, se si calcolano tutti i saliscendi, evidenti nel profilo, alla fine e' di quasi il doppio. Inoltre la distanza totale percorsa si aggira intorno ai 15 km, non proprio una passeggiata da deboli di cuore, ma fattibile dalla maggioranza dei buoni escursionisti.

La variante di salita dal Passo Muratone, consigliabilissima anch'essa, consiste in pratica in una "bretella" che dal ristorante Gola di Gouta (dove si arriva con strada asfaltata) porta fino al Passo di Fonte Dragurina passando per il Passo Muratone ed il Colle del Corvo. Il consiglio, se volete percorrere questo itinerario, e' di non fermarvi con la macchina al ristorante, ma proseguire per la strada sterrata verso Passo Muratone. Se avere un fuoristrada si puo' arrivare al passo, con una macchina qualsiasi vi dovrete fermare prima, all'ultimo bivio, ma comunque il trasferimento tra Gouta e Passo Muratone e' lunghetto e si sente soprattutto al ritorno, quando e' in leggera salita. Il percorso dal Passo Muratone in poi e' evidentissimo, impossibile sbagliare. L'unico punto in cui fare attenzione e' quando, giunti allo spigolo Sud-Ovest del Toraggio, si taglia in salita seguendo le risvolte che risalgono i prati sommitali. Ad un certo punto il sentiero degli Alpini procede con una lunga diagonale che vi porterebbe a tagliare la montagna da Sud ed percorrere l'itinerario precedente in senso inverso, verso la Melosa. Il bivio principale (in cui bisogna prendere a sinistra) e' all'incirca qui.

La traversata Passo Muratone - Colla Melosa sarebbe bellissima da fare, ma bisogna dedicare due giorni, oppure farlo in due gruppi con due macchine diverse che percorrano il percorso in senso inverso. Io ho fatto le due parti separate, ma mai concatenate.

Questo per quanto riguarda la parte escursionistica, se volete vedere quali meraviglie botaniche vi possa offrire il Monte Toraggio, andate qui.

Per dare un'idea del sentiero anche a chi non abbia la possibilita' o la voglia di andarci, ho riunito una serie di scatti in cui si puo' vedere abbastanza bene la traccia del sentiero. Se non ci riuscite, passate il mouse sopra le foto, e magicamente il sentiero apparira', togliendo il mouse da sopra l'immagine il sentiero sparisce, magie del javascript wink.

Le foto del sentiero degli Alpini sono qui.

Non ho foto della prima escursione del 1973 col prete ed il gruppo parrocchiale. Ho invece una piccolissima serie di scatti fatta in occasione di un'ascensione a Pasqua nel 1980 (ero con Enzo Pasini, Riccardo Guerrucci, Maya Mieli e Sandro Brez). Pochi anni dopo (1983) sono risalito con Maddalena, Gino Pappalardo, Paolina Testa e Giampiero (Bobo) Borreani. Un lungo periodo di assenza e poi nel 1996 sono tornato con mia figlia Roberta piccola (nove anni) e con Stefano e Mario Vaudagna. Ancora dieci anni dopo, a giugno 2005 sono tornato con Roberta ormai cresciuta e con Ettore che aveva 12 anni. Ero tornato esplicitamente alla ricerca del Lilium Pomponium, il piu' bello e famoso tra gli endemismi botanici del luogo, ed uno dei piu' bei fiori della flora italiana. Scornato, era troppo presto, unico risultato una pianta ancora in boccio. Ostinato nella mia voglia di osservare il giglio dal fiocco che non avevo mai visto pur avendone molto sentito parlare, sono tornato da solo dopo tre settimane ad inizio luglio ed ho trovato un'ampia fioritura sia del giglio che di molte altre essenze (ma di questo aspetto parlo profusamente nella sezione botanica).

Da allora sono tornato altre tre volte: Nel 2007 ad agosto, nel 2008 percorrendo il sentiero da passo Muratone alla ricerca (coronata da successo) del mitico (almeno per me) Sempervivum calcareum, ed infine nel 2009 per accompagnare i miei amici botanici Renzo, Daniela, Giorgio e Giuseppe in questo paradiso floristico.

Qui di seguito alcune foto fatte nelle varie occasioni. Purtroppo le foto non rendono l'atmosfera, la magia e la bellezza di questi posti... Spero di aver fatto venir voglia a qualcuno di andarci, comunque.

Le foto del Monte Toraggio